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Primarie nel Psoe, gioie e dolori
Verso il “processo regolato” per la successione a Zapatero. Le primarie irrompono nel dibattito politico spagnolo, con l’autorevolezza delle parole di José Luis Rodríguez Zapatero, che le ha definite il “processo regolato” per la sua successione.
Ma, a cinque mesi dalle elezioni amministrative di maggio, le primarie sono un tema importante non solo nel Psoe – unico partito a svolgerle da tempo e sul serio, anche se non regolarmente e con risultati incerti – ma comune a larga parte del quadro politico, anche laddove lo strumento è assente. Nel Partido popular, per esempio, dove sulla richiesta di primarie per le prossime elezioni della Comunitad Asturiana si è consumata una rottura drammatica, con Francisco Álvarez Cascos – ex segretario generale del Pp, ministro e vicepresidente dei governi Aznar – che, per il no del partito a organizzarle, ha sbattuto la porta e si presenterà alle elezioni con una nuova formazione.
Primarie anche nell’autonomismo catalano. Esquerra republicana de Catalunya le vuole per costruire l’alleanza autonomista con Solidaritat Catalana per la Independència, il partito dell’ex president del Barcelona F.C., Joan Laporta, nuovo campione del populismo indipendentista catalano, uscito bene dalle ultime elezioni autonomiche. Per il leader di Erc, Joan Portabella, l’ambizione è quella di costruire un’entità indipendentista stabile, ispirata a Convergència i Unió (CiU), la coalizione liberal-democristiana nazionalista formata da Convergència Democràtica de Catalunya i Unió Democràtica de Catalunya.
Nel Psoe le primarie sono state importanti eventi recenti. I socialisti baschi scelsero così il candidato – e attuale lehendekari, il presidente dell’Autonomia basca. Nella federazione madrilena, lo scorso ottobre, quelle che hanno contrapposto il segretario Tomás Gómez, e la ministra della sanità e politiche sociali, Trinidad Jiménez, si sono risolte con la vittoria contro ogni pronostico del primo, davanti alla oggi ministra degli esteri, allora appoggiata da tutto il partito, da Zapatero in giù.
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da Igliff
La Catalogna al voto. In diretta su Coseiberiche
Oggi si vota per le elezioni catalane.
Grandi favoriti i nazionalisti liberal-cattolici di Convergència i Unió.
Attesa una cocente sconfitta per la coalizione di sinistra del tripartito (Partit dels Socialistes de Catalunya – Ciutadans pel Canvi, Esquerra Republicana de Catalunya e Iniciativa per Catalunya – Els Verds) che governa da 2003 e per l’attuale President, il socialista José Montilla.
Seguite su Coseiberiche lo spoglio in diretta grazie al widget de El País.
da Igliff
Animali, animalisti e nazionalisti
El Parlament, la Camera autonoma catalana, ha proibito le corride a partire dal 2012. Ma non è stata solo una vittoria degli animalisti. La Catalogna diviene così la seconda autonomia spagnola (nel 1991 furono le Canarie) a vietare la lidia sul suo territorio.
Col voto – 68 a favore, 55 contro e 9 astenuti – si conclude un procedimento parlamentare cominciato sette mesi fa, con la presentazione di una legge di iniziativa popolare promossa dalla piattaforma “Prou” («basta» in catalano), forte di 180mila firme.
Favorevoli all’abolizione sono stati la coalizione rosso-verde Icv- EUiA e i nazionalisti catalani di sinistra di Esquerra republicana; contrari i deputati del Partido popular (Pp) e del Gruppo misto. I due maggiori partiti, i nazionalisti cattolico-liberali di Convergència i Unió (CiU) e i socialisti catalani (Psc), hanno dato libertà di coscienza ai deputati, dopo delicate mediazioni interne.
Gli animalisti cantano giustamente vittoria per lo storico traguardo ma i diritti degli animali hanno rappresentato solo uno degli elementi della discussione che è rapidamente entrata nei binari dello scontro politico nazionalista. Non per niente i pro-taurinos si sono inutilmente affannati nelle scorse settimane a sventolare senyeras (bandiere catalane) nell’Arena monumental di Barcellona, per contraddire l’idea che le corride esprimano una cultura spagnola contrapposta a quella catalana e rompere l’equazione anti-taurinos = catalanisti.
Gran parte del confronto è avvenuta su questo terreno, come confermano i commenti dei politici spagnoli.
Il segretario del Pp, Mariano Rajoy, ha affermato che «cercare la differenza a costo della libertà è inaccettabile» e per l’eurodeputato Pp ed ex ministro degli interni, Jaime Mayor Oreja, la proibizione della corrida rappresenta «un’offensiva nazionalista» e la «conferma » di una «crisi profonda»: sarebbe infatti «una provocazione o una vendetta per il successo della selezione spagnola e per il Tribunale costituzionale » – che ha respinto di recente alcuni articoli del nuovo testo dello statuto autonomo catalano.
Favorevoli alla corrida molte amministrazioni del Psoe, come quelle di Castiglia-La Mancha e Andalusia, ma nel Parlament la maggioranza del Psc ha votato per l’abolizione.
Non il presidente autonomico e segretario, José Montilla, che si è detto «contrario ai divieti».
Gli animalisti aspirano ora ad estendere l’offensiva in altre Autonomie. Progetto difficile, dato che, allontanandosi la battaglia animalista dallo scontro fra nazionalismi, gli anti-taurinos perderanno rapidamente i loro alleati, com’è già accaduto nella stessa Catalogna.
I giochi coi tori non sono solo le corride e molti di questi sono radicate tradizioni catalane, non meno cruente della lidia: in alcuni paesi i tori vengono liberati con palle infuocate messe sulle corna o vengono attaccati con bastoni e pietre; in altri ci si limita a tentare di farli cadere in mare schivando i loro attacchi.
Anche la regolamentazione restrittiva dei correbous (corse di tori in catalano) doveva essere discussa ieri ma, per astenersi anziché votare contro, i deputati di CiU della zona dell’Hebro – territorio catalano dove più sono radicati – hanno ottenuto di stralciare la discussione.
La vittoria animalista giunge, comunque, a ufficializzare un cambio di costume già avvenuto in Catalogna, e in corso in Spagna. Vi è una maggiore sensibilità per gli animali e, nella società urbanizzata, influiscono meno le tradizioni culturali rurali profonde, da cui tutti i giochi con tori e animali provengono. Un processo più avanzato in Catalogna, dove già 71 sono i comuni «de-taurinizzati » e dove si svolgono poche corride, rivolte in specie al turismo.
[pubblicato il 29/7/10 su Europa col titolo 'Il toro salvato dall’odio anti-Madrid'; immagine: toro che - probabilmente - pensa con invidia al cugino che è morto nell'arena ma almeno si è fatto prima quattro anni di vita brada e gioiosa, via no fronteras, no banderas; il post, in spagnolo, fa anche un'interessante punto su correbous catalani, politica e nazionalismi]
da Igliff
La Catalogna decide se vietare la corrida
Domani il Parlamento catalano vota la proibizione delle corride sul suo territorio. L’alleanza tra animalisti e nazionalisti catalani sembra certa della vittoria.
Arriva a conclusione un processo cominciato sette mesi fa, con l’Iniciativa Legislativa Popular (una legge di iniziativa popolare) promossa dalla Piattaforma Prou (che in catalano vuol dire “basta”) per la proibizione de las lidias in Catalogna.
El Parlament si esprimerà, quindi, ma in che senso non è ancora certo, anche se le quote dei bookmaker sono favorevoli alla proibizione.
Gli animalisti si accontenterebbero che venissero confermati gli equilibri espressi dal Parlament quando decise di accogliere il testo di iniziativa popolare. In quel caso i voti a favore furono 67 contro 59, con nove astensioni: Iniciativa per Catalunya – Els Verts e Esquerra republicana votarono a favore, il Partido popular (Pp) e il Gruppo misto votarono contro, mentre Convergencia i Uniò e i socialisti catalani (Psc) diedero libertà di coscienza ai membri dei gruppi. Confermata da entrambi, con disappunto dei taurinos che speravano che la contrarietà alle proibizioni espressa dal segretario del Psc, Montilla, preludesse a un voto contrario del gruppo.
Ma, tenendo conto che la misura sarebbe un passo in più nella de-ispanizzazione della Catalogna, nessun gruppo, a parte il Pp, correrà il rischio di essere additato come colpevole di una mancata approvazione della legge, correndo il rischio di essere accusato di mancato fervore nazionalista. Non per niente, domenica scorsa, diverse Senyeras (la bandiera catalana) ondeggiavano nella Plaza monumental di Barcelona, nel tentativo di rompere l’equazione antitaurinos = catalanisti.
Attualmente sono 71 i municipi catalani che hanno vietato la corrida sul loro territorio. Da domani, forse, in tutta la Catalogna la Corrida sarà illegale. Una gioia per gli animalisti e un brutto colpo per gli appassionati de las ferias
[immagine (ANSA-EPA/Gustavo Cuevas): il torero Julio Aparicio incornato alla gola alla Feria de Madrid il 21 maggio scorso, via Panorama.it. Aparicio è salvo e deve sottoporsi a una serie di interventi ricostruttivi]
da Igliff






