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El debate
Madrid, nell’unico dibattito televisivo prima del voto vince ai punti il candidato del Pp Rajoy
Oltre 12 milioni di spettatori, il 54,2 per cento di share, per 17 canali televisivi, escludendo i siti web. Ventidue milioni di persone ne hanno visto almeno alcuni passaggi.
Sono questi i numeri del Debate tra Mariano Rajoy del Pp e Alfredo Pérez Rubalcaba del Psoe, che si è svolto lunedì sera col disappunto degli altri partiti in lizza, i quali non hanno partecipato.
Rubalcaba arrivava al dibattito – questa volta in un unico appuntamento – con circa sedici punti percentuali di svantaggio nelle intenzioni di voto, secondo l’ultimo disastroso sondaggio: per il Pp vittoria e maggioranza assoluta.
L’obiettivo era incalzare Rajoy, tratteggiando la differenza tra i due modelli di intervento davanti alla crisi e motivare l’elettorato socialista. Per farlo è stato aggressivo, quasi fosse lui all’opposizione e il Pp al governo. Rajoy dal canto suo cercava un equilibrio tra la strategia sin qui tenuta– scarsi o nulli riferimenti a concrete azioni di programma – e la necessità di lanciare almeno un paio di proposte chiare.
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da Igliff
Rubalcaba.es
Il candidato del Psoe alle elezioni generali rinnova il suo sito Internet. I consulenti della comunicazione di Alfredo Pérez Rubalcaba puntano sull’aspetto più umano di un politico che gli spagnoli stimano molto ma considerano un uomo di apparato. Per avvicinarlo agli elettori si usa anche l’album fotografico di famiglia.
da Igliff
Zap cede per salvare il Psoe. Spagna al voto
Alla fine il voto spagnolo verrà anticipato al 20 novembre, quattro mesi prima della prevista data di marzo. La comunicazione ufficiale è arrivata ieri, con una conferenza stampa del capo del governo, dopo mesi nei quali Zapatero e il governo avevano escluso l’ipotesi, appoggiati dai mercati e dalle associazioni imprenditoriali, che chiedevano di continuare il risanamento.
Zapatero ha anche annunciato che non si presenterà come deputato e che tornerà nella sua León. La scelta è stata motivata colla necessità che il prossimo governo sia pienamente operativo per l’inizio del 2012. E perché i dati economici e dell’impiego, secondo Zapatero, indicano un «chiaro percorso» di recupero.
Solo i popolari chiedevano insistentemente il voto anticipato, mentre fuori dalla polemica si tenevano gli altri partiti e poche voci in tal senso, più sonde e posizionamenti interni che altro, si erano levate nel Psoe. Poi, qualcosa è cambiato. Gli imprenditori spagnoli, che sino alla fine di giugno esortavano con forza il governo a restare al suo posto, hanno cambiato idea, compiendo una svolta totale e chiedendo all’inizio della settimana elezioni subito.
La chiave di volta però è stata la pubblicazione su El País di un articolo di Juan Luis Cebrián, fondatore ed ex direttore del giornale, attualmente alla guida del gruppo editoriale Prisa, pubblicato il 18 luglio. Sotto il titolo Questa insopportabile leggerezza Cebrián spiegava come la mancanza di leadership e l’esaurimento del progetto di governo del Psoe rendevano ormai necessario il voto.
Ma cosa è successo per far cambiare idea a Zapatero, al mondo imprenditoriale, a motivare la netta sconfessione di Cebrián? Zapatero ha subito il volere di imprenditori e stampa amica, come le piccate reazioni all’articolo di Cebrián da parte dei dirigenti del partito fanno supporre? In altre parole, la convocazione delle elezioni anticipate rappresenta un atto di debolezza o è una mossa fatta per battersi al meglio nelle urne? Per capirlo bisogna guardare al contesto spagnolo, in rapido movimento e da mesi legato all’imminente passaggio elettorale.
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da Igliff
Da Zapatero a Rubalcaba. Cambiare per restare al potere
Il Psoe è pronto a affrontare le elezioni del prossimo marzo. Trovato il candidato, Alfredo Pérez Rubalcaba, gli ultimi aggiustamenti sono stati nell’esecutivo. Ha vinto l’opzione più logica, liberare il candidato dalle incombenze di governo, il ministero degli interni, la vicepresidenza e l’incarico di portavoce dell’esecutivo. Lasciandogli le mani libere e, soprattutto, allontanandolo da un governo cui gli spagnoli non concedono attenuanti.
Gli Interni vanno a Antonio Camacho, 45 anni, giudice. Un tecnico prestato alla politica, da sette anni il “numero due” del ministero, di cui conosce ogni interstizio. Una scelta quasi obbligata, sicura e di basso profilo, adatta per gestire la macchina negli scarsi nove mesi di attività che restano prima del voto.
La nomina a portavoce del governo del ministro dello sviluppo economico, José Blanco, è invece una mossa intenzionale e politica. Fedelissimo, ex segretario organizzativo del Psoe, l’uomo che ha costruito il Psoe di Zapatero dopo la vittoria nel congresso del 2000, Blanco ha un compito delicato. Nel Psoe era un mastino, è stato un ministro in grado di gestire il confronto con le parti sociali. Adesso deve cercare in parlamento i voti dei partiti nazionalisti, necessari per le misure anti crisi. Un compito difficile e centrale. Il rimpasto cancella le ipotesi di elezioni anticipate, chieste ormai dai soli popolari. La tempesta economica non consente di indebolire ulteriormente la Spagna e i mercati che chiedono a Zapatero di continuare le riforme.
Proprio il rapporto tra mercati e politica è al centro del dibattito spagnolo e su questo si incentrerà la campagna elettorale del Psoe. La politica non ha la forza di evitare questo tema, imposto all’agenda dal movimento degli Indignados. Chi e cosa ha determinato la crisi, chi la paga, quali cambiamenti di rotta, sono le domande fatte in questi mesi. Zapatero è stato accusato di aver subito le imposizioni dei mercati sulle misure per affrontare la crisi.
Per la maggioranza degli spagnoli i mercati sono la fonte del problema e non hanno l’autorità di imporre ricette, tocca alla politica che non si deve tirare indietro. È una posizione che si manifesta in una delle critiche più frequenti a Zapatero: piuttosto che applicare ricette lacrime e sangue avrebbe dovuto dimettersi. C’è una contraddizione: chiedere risposte politiche alla crisi e chiedere alla politica di non accettare le responsabilità, ma non per questo è una domanda eludibile.
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da Igliff
La corsa impossibile di Rubalcaba
Ritratto del candidato socialista alle elezioni del 2012. Dieci punti percentuali e quasi due milioni di voti da recuperare in meno di un anno. È la “corsa impossibile” di Alfredo Pérez Rubalcaba.
Del resto, il sessantenne politico cantabrico, sprinter lo è stato davvero, primatista universitario nei cento metri con meno di 11” nel ‘75, studente da un anno iscritto al Psoe clandestino, con un padre militare d’aviazione rivoltoso con Franco e uno zio fervente repubblicano. Una decisione presa dopo i drammatici fatti dell’arresto e della morte, per mano della polizia, dello studente Enrique Ruano.
Se lo scatto è nelle sue corde, non gli difetta la resistenza. Oggi è la “continuità incarnata” del socialismo di governo spagnolo, avendo partecipato a tutti gli esecutivi. Nel 1982 con Felipe González è sottosegretario di stato per l’educazione – impegnato nella costruzione di un moderno e europeo sistema educativo che sostituisca quello franchista – poi ministro dell’educazione nel ‘92-‘93.
Competente, titolare di chimica organica nella Complutense di Madrid, con esperienze in Germania e Francia, il lavoro svolto gli guadagna la stima nel mondo accademico. Nell’ultimo governo González è ministro della presidenza e delle relazioni col parlamento e si costruisce fama di lottatore quando gli tocca mettere la faccia nel pieno dello scandalo dei Gal (la guerra sporca all’Eta da parte di settori dello stato spagnolo che, con la corruzione, travolse l’ultimo governo di Felipe aprendo la strada ai due governi Aznar).
Col Psoe all’opposizione, deputato per Cantabria, il XXXIV congresso del Psoe del ‘97 lo nomina nella Commissione esecutiva. Soprattutto, è l’uomo incaricato di tenere le relazioni col Pp durante la tregua dell’Eta del 1999 e la trattativa conseguente. Ruolo che spenderà nel tessere, da portavoce nel congresso, la trama che porterà alla stipula, nel 2000, del “Patto per le libertà e contro il terrorismo”, imposto al Pp dal neosegretario Zapatero.
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da Igliff






