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37° congresso psoe

1 – Il 37° congresso del Psoe

Il congresso del Psoe si è chiuso ieri dando, a chi li vuol vedere, spunti di analisi molto interessanti. I giornali italiani hanno magnificato o disprezzato Zapatero, come al solito guardando attraverso la lente distorcente delle cose di casa di casa nostra e rinunciando così, in parte, a capire cosa è successo.
Ci prova Coseiberiche, limitandosi a toccare alcuni punti chiave: le questioni economiche, le politiche sociali, quelle religiose e dell’immigrazione e gli interventi sulla struttura direttiva del partito

Zapatero ha conquistato il partito da perfetto outsider nel 2000, ricostruendone la credibilità presso l’elettorato spagnolo di sinistra e rimettendolo al centro della scena politica in un paese nel quale sembrava incrollabile il dominio del Pp di Aznar, che aveva da poco ottenuto il secondo mandato con la maggioranza assoluta. Poi, la vittoria il 14 marzo del 2004, per molti inaspettata, quattro anni di governo e la riconferma nelle ultime elezioni generali. Ora questo congresso: un momento importante per capire le prospettive del socialismo spagnolo.

Nei quattro post che seguono, un’analisi della politica di Zapatero per i prossimi anni, così come emersa dai lavori del 37° congresso del Psoe, nel quale 930 delegati hanno dato un appoggio pieno alle scelte di Zapatero, tentando di forzargli un po’ la mano e esprimendo una domanda chiara: maggiore decisione nelle politiche sui temi etici e sociali.

[immagine: fotosyeray, via flickr]

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lug  08
7
alle 02:48
da Igliff

37° congresso psoe

2 – Una svolta laica e di sinistra?

I giornali italiani ci hanno detto che Zapatero vuole essere ancor più stringente nel suo confronto con la chiesa fino a levare i crocifissi dagli uffici pubblici. Ma è veramente così?

Zapatero è sempre stato molto prudente nei confronti della Chiesa. Ha certamente portato avanti una politica laica ma è la Spagna a essere profondamente laica, popolari compresi. Non ha portato avanti le leggi sull’aborto e sulla morte assistita, ha concluso un accordo sul finanziamento della Chiesa cattolica estremamente favorevole per quest’ultima, attirandosi gli strali dei commentatori, non solo di sinistra. Si è trovato, invece, davanti a una élite ecclesiastica che non era riuscita a imporsi durante gli otto anni di governo del Pp (l’adozione ai single, tanto per dirne una, risale a quei governi) e che non aveva previsto l’esaurimento dell’esperienza politica di Aznar, reagendo rabbiosamente al cambio di governo.

Manifestazioni di piazza con vescovi, cardinali e la massa di manovra dei neocatecumenali, opposizione all’introduzione dell’educazione civica nelle scuole e all’eliminazione del calcolo del voto di religione dalla media scolastica degli alunni, presenza continua in questioni che nulla hanno a che vedere con la religione, come le politiche territoriali e quelle di contrasto al terrorismo, sono il frutto di una gerarchia dominata da settori reazionari, che si sente rafforzata nello scontro, nell’abbraccio delle moltitudini manifestanti e non coglie l’allargarsi del solco che la divide dalla società. Neanche Roma, che pure non brilla per modernità, voleva uno scontro di queste dimensioni temendo rappresaglie su temi come il finanziamento e la tassazione delle proprietà ecclesiastiche.

È stato il corpo dei delegati al congresso – che fu fondamentale nella conquista del partito nel 2000 – non la segreteria, che ha spinto per riprendere temi messi da parte dalla politica di governo. Zapatero è stato anche questo: un forte ritorno alla partecipazione, soprattutto giovanile e della generazione dei quarantenni, alla vita del partito. Una militanza che ora ha chiesto al segretario, giunto al secondo mandato, di essere coerente con le sue promesse in materia di laicità, anche come reazione alla Chiesa manifestante. Neppure la ferrea organizzazione di Pepe Blanco, l’ex segretario organizzativo, è riuscito intiepidire la richiesta. A incanalarla sì, è in fondo, a Zapatero, tutto questo fa comodo, perché gli permette di spostare l’attenzione da altri problemi. Ma c’è da giurare che Zapatero continuerà la politica di dialogo con Roma – frenando le richieste molto più radicali di ampi settori della società spagnola. Con Roma, perché con la Conferenza episcopale spagnola, per ora, è praticamente impossibile.

E questo ci porta alla questione economica.

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lug  08
7
alle 02:40
da Igliff

37° congresso psoe

3 – L’economia

«Rallentamento», «decelerazione», «periodo di riflessione», sono gli eufemismi finora usati da Zapatero per non pronunciare la parola crisi. Al congresso, Zapatero si è spinto a dire che ci sono «seri» problemi economici.

È vero, anche per la locomotiva spagnola la crisi è alle porte. Alla congiuntura internazionale – prezzo dell’energia e crisi dei mutui subprime – si aggiunge la strutturale debolezza dell’economia spagnola, la cui floridezza si poggia anche sul lavoro deregolato, sulla speculazione immobiliare e su alti consumi di beni e servizi dettati dalla crescita.

Il sorpasso del Pil pro capite spagnolo su quello italiano è un dato, oltre che discusso, solo relativamente significativo. La Spagna continua a avere un’industria debole e non competitiva, a esportare poco e a importare molto. In compenso, più che da noi, investe in opere di ammodernamento strutturale. Ora che il settore immobiliare è entrato in crisi, e non poteva essere altrimenti, il paese coi cittadini più indebitati d’Europa quanto a mutui per la casa vede l’aumento della disoccupazione nel settore, una contrazione dei consumi e costruttori che si inventano meccanismi di svendita per piazzare le centinaia di migliaia di vani in eccesso. La speculazione edilizia vuol dire anche diffusione della corruzione, distruzioni ambientali e accumulazioni di fortune economiche che non vengono reinvestite nel ciclo produttivo: questo è un altro argomento ma va perlomeno accennato perché influisce sulla debolezza del sistema.

Le cose peggioreranno e la Spagna sta cominciando ora a fare quegli indispensabili investimenti in ricerca, colpevolmente rimandati per decenni.

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lug  08
7
alle 02:38
da Igliff

37° congresso psoe

4 – Politiche sociali, temi etici e immigrazione

Estensione del welfare, parità tra uomo e donna, legge contro la violenza di genere, matrimonio tra individui dello stesso sesso, ricerca scientifica e fecondazione assistita, miglioramento dell’offerta scolastica e sanitaria pubblica, sono i cavalli di battaglia del primo governo Zapatero – e in parte motivo di reazioni belligeranti da parte della Chiesa.

Dopo aver bloccato durante la scorsa legislatura la discussione in parlamento di una legge sull’aborto, che pure era nel programma elettorale, che finalmente indichi una periodo entro il quale la gravidanza possa essere interrotta senza che la donna debba dare spiegazioni (ora è possibile solo per motivi sanitari o pericolo per la salute della madre: quindi il ricorso a forzature da parte dei medici prescrittori e la possibilità per poliziotti o operatori sanitari antiabortisti di far partire indegne cacce alle streghe) adesso il congresso ha riportato la questione in prima fila. E lo stesso dicasi per la morte assistita e per l’eutanasia. Sono questioni importanti per la società spagnola. Zapatero le aveva evitate, dicendo che non c’era sensibilità sociale ma il motivo era non aprire altri fronti con la Chiesa. Nessuna traccia, invece – qui veramente la società spagnola è insensibile – della questione della malattia mentale, ancora affrontata, nella moderna Spagna, con manicomi e galere.

La Spagna, come l’Italia, è una delle porte di accesso alla fortezza europea dei popoli affamati del mondo. Quello spagnolo continua a essere uno dei più validi modelli di integrazione che ci siano in Europa, con grandi numeri, ridotta clandestinità dovuta a politiche di emersione e accoglienza, sostanziale assenza di gravi tensioni sociali e una classe politica che, con le dovute eccezioni, ha un approccio al tema molto più responsabile di quello, gravemente colpevole, dei nostri politici (e operatori dell’informazione). Poi, a differenza che da noi, le campagne elettorali non sono permanenti: arrivano ogni quattro anni e poi finiscono e si ricomincia a fare sul serio. Il nuovo ministro del lavoro e immigrazione, celestino Corbacho ha annunciato una stretta, che i commentatori politici hanno bollato come cedimento alle istanze della destra. L’impressione è che il governo voglia agire prima che la crisi economica determini tensioni sociali.

Le politiche sull’immigrazione si confrontano con la crisi economica – il progetto di finanziamento per i lavoratori stranieri che vogliano tornare nel proprio paese – e con la politica di estensioni dei diritti – la proposta di diritto di voto nelle elezioni amministrative – confermando la Spagna come importante laboratorio delle politiche sull’immigrazione.

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lug  08
7
alle 02:36
da Igliff

37° congresso psoe

5 – Il partito

Zapatero continua a costruire il suo Psoe, forte di una appoggio superiore al 90% dei congressisti. Una creatura in continua evoluzione, ancora ben lungi da quella che sarà la sua versione finale

José Blanco, l’ex segretario organizzativo, diventa vicesegretario generale. Al suo posto la giovane Leire Pajin, 31 anni, ex segretaria di Stato per la Cooperazione. Manuel Chaves, presidente della giunta andalusa, resta presidente del partito. Fra i 32 membri della commissione esecutiva, fedeli Zapateristi (Come José Andrés Torres Mora e Jesús Caldera), molte donne e giovani, a conferma del rinnovamento permanente al quale Zapatero ha sottoposto il partito. Non sono tutti colossi ma neanche i cooptati, sempre più giovani e ininfluenti, che caratterizzarono il declino dell’era González.
Un’esecutiva che è serbatoio per le nuove sfide del partito e incubatrice per futuri membri del governo.

I baroni del partito e i possibili avversari sono stati assegnati a nobili ruoli, come il presidente del Congresso dei deputati José Bono, o assegnati a posti marginali. Delle vecchie generazioni, il segretario ha conservato solo alcuni tra i migliori, a patto che condividessero pienamente il suo progetto, in ruoli importanti ma defilati. Di fatto, Zapatero ha un partito senza traccia di una reale opposizione interna degna di questo nome.

Ma l’impressione è che si sia ancora davanti a una grande transizione. E che, a parte qualcuno, la sfida elettorale del 2012 vedrà altri protagonisti: Zapatero è ancora alla ricerca del nome che lo sostituirà come candidato.
E, se non farà errori che ne minino il grande favore dell’opinione pubblica, l’asso nella manica del presidente potrebbe essere la vicepresidente María Teresa Fernández De La Vega.

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lug  08
7
alle 02:34
da Igliff