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I terroristi uccidono a Maiorca
Due agenti morti e molti feriti gravi è il provvisorio bilancio dell’esplosione che ha colpito un centro polivalente della Guardia civil vicino a Palma di Maiorca. Aeroporto, scali marittimi e porti turistici sono stati chiusi dalle autorità . Si tratta dei primi morti per terrorismo nella capitale delle Baleari.
La bomba è esplosa a Palmanova (Calvià ) una località turistica costiera a meno di 10 chilometri da Palma di Maiorca, alle 13.50 di oggi. La zona dell’esplosione è molto frequentata anche per la presenza di un ambulatorio, un ufficio postale e altri servizi pubblici.
L’ordigno era collocato sotto il mezzo militare sul quale stavano i due agenti morti, quella che gli spagnoli chiamano bomba lapa (le cui diverse varianti trovate spiegate qui). La prima delle vittime, Enrique S. di 31 anni, era nato a Burgos, dove ieri ha avuto luogo l’altro attentato, e prestava servizio da un anno a Maiorca. La seconda, di 28 anni, era ancora in periodo di formazione ed era giunta da appena un giorno alla sua destinazione. La potenza della bomba è testimoniata dal fatto che il corpo di uno dei due militari, dilaniato, è stato scagliato in parte sulla cima di un albero. L’ultimo tentativo, fallito, di usare una bomba lapa era avvenuto meno di un anno fa.
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da Igliff
Ultimo commento:
di Igliff il 01/1/70
¡¿Por qué no te callas?!
Il «Perché non stai zitto!» detto da re Juan Carlos al presidentissimo Chavez è un sisma le cui scosse di assestamento non cessano, propagando le onde in ogni direzione.

Le direzioni più divergenti e inaspettate. Su tutte, quella dell’incidente diplomatico. Litigare col presidentissimo non è buona cosa, soprattutto se si coltiva il progetto di divenire la porta dell’Europa in America Latina. I rapporti non sono mai stati ottimi, ma la Spagna di Zapatero ha venduto tecnologia militare, sfidando l’alleato statunitense già irato per l’Iraq, conservando finora il ruolo di partner economico privilegiato. Ruolo che adesso Chavez mette in discussione.
I fatti sono che durante il vertice Ibero-americano di Santiago del Cile, Chavez aveva dato del fascista a Aznar e Zapatero era intervenuto esigendo rispetto per l’ex-presidente del governo spagnolo democraticamente eletto.
Chavez, a microfono spento tentava di sovrastare Zapatero e allora il re si è chinato sul tavolo sibilando l’ormai famosa frase e dopo un po’ se n’è andato.
Le onde sismiche si propagano e hanno altri effetti. Le quotazioni del re salgono – un icona pop, si è detto. Come pure che Zapatero si è comportato da capo di Stato e il capo di Stato (il re in Spagna è appunto quello) da presidente del governo. Aznar ha telefonato a Zapatero per ringraziarlo, non si sentivano dal 14 marzo 2004, quando lo chiamò per complimentarsi della vittoria elettorale.
Altro rivolo sismico. La Spagna si ritrova attraversata da un moto di “nazionalismo mite”, per simpatia, che spiazza i nazionalisti spagnoli doc, il Partido popular.
Opinionisti e intellettuali non sono mai stati teneri con la rivoluzione bolivariana e molto vicini agli interessi del vecchio potere, anche per i tanti interessi economici spagnoli.
E anche la strategia per l’America Latina di Zapatero – nel vuoto della pressione Usa inserirsi come interlocutore e partner privilegiato, usando al meglio la comunione della lingua – ha visto critiche, mitigate dalla sostanziale condivisione dell’analisi.
Adesso comunque la quotazione di Chavez nella pubblica opinione è decisamente in calo.
[foto efe via EiTB24]
da Igliff






