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Un riscatto per l’Alakrana?
L’Alakrana è un peschereccio spagnolo sequestrato dai pirati somali con i 36 uomini d’equipaggio per ben 47 giorni. La soluzione della vicenda sembra essere passata per Roma. Molte domande, anziché restare, come spesso accade, senza risposta, questa volta non vengono proprio fatte
L’Alakrana è un peschereccio spagnolo – costruttori e armatori baschi, equipaggio galiziano e africano – sequestrato il 2 ottobre dai pirati somali con 36 uomini a bordo, 16 dei quali spagnoli. La vicenda ha tenuto per 47 giorni la Spagna col fiato sospeso, sino alla liberazione degli ostaggi, avvenuta il 17 novembre. Durante e dopo il sequestro non sono mancate polemiche politiche. Il Partido popular ha accusato il governo socialista di improvvisazione, di cedere al ricatto dei terroristi, di eccessive remore nel far intervenire l’esercito.
Come sempre accade in casi simili a questo – in Italia lo sappiamo bene – si è posta la questione del pagamento del riscatto, se sia giusto o meno pagarlo, se valgano di più le ragioni umanitarie o la ragion di Stato e tutte le altre questioni che sempre hanno dovuto affrontare i governi che hanno avuto giornalisti, marinai, tecnici e cooperatori internazionali rapiti da organizzazioni criminali, terroristiche o da guerriglie.
E’ stato pagato un riscatto? Se sì di quale entità e in che modo?
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da Igliff
Anche le donne spagnole avranno una moderna legge sull’aborto
Il 25 settembre il governo spagnolo ha approvato la bozza del nuovo testo della legge di regolamentazione dell’aborto. Se tutto va bene, anche le donne spagnole vedranno finalmente una legislazione che tutela il diritto all’interruzione di gravidanza.
Finisce l’era in cui la Spagna, pur con una fra le leggi più restrittive, era considerata il paradiso degli aborti in Europa. Pagando, s’intende…
Una legge che è arrivata sulla scorta delle polemiche di segno opposto. Da un lato il governo veniva duramente criticato da associazioni di medici e femministe perché in sei anni gli esecutivi Zapatero non avevano rispettato l’impegno elettorale di modificare la legge – malgrado le promesse e il rilancio all’ultimo congresso del Psoe. Anche la grande stampa, come El PaÃs, e le associazioni laiche hanno criticato l’eccessiva prudenza del governo verso la Conferenza episcopale e perfino il Congresso dei deputati lo aveva sollecitato a aggiornare la legislazione in materia. Dall’altro la chiesa e associazioni cattoliche e ultraconservatrici hanno condotto una dura battaglia preventiva con manifestazioni di piazza, che proseguirà nelle prossime settimane, contro qualsiasi ipotesi di modifica della legge attuale.
Una legge decisamente arcaica e restrittiva che autorizza il ricorso all’interruzione di gravidanza solo per gravi rischi per la salute della madre e del nascituro e che per ciò stesso si presta a arbitri e forzature. Continua a leggere… »
da Igliff






