Archivi della categoria ‘partido socialista’
Rubalcaba.es
Il candidato del Psoe alle elezioni generali rinnova il suo sito Internet. I consulenti della comunicazione di Alfredo Pérez Rubalcaba puntano sull’aspetto più umano di un politico che gli spagnoli stimano molto ma considerano un uomo di apparato. Per avvicinarlo agli elettori si usa anche l’album fotografico di famiglia.
da Igliff
Zapatero, ultimo atto
A poche settimane dall’addio il premier spagnolo porta a casa la prima grande riforma della costituzione del 1978.
Il Congresso ha votato la riforma dell’articolo 135 della costituzione, introducendo il principio di stabilità finanziaria per il bilancio di stato, comuni, province e autonomie (le regioni spagnole). È la prima grande riforma della costituzione del 1978 – precedente minore fu l’introduzione nel ‘92 del diritto di elettorato passivo nelle municipali per gli stranieri – ma non di meno ha avuto un cammino fulmineo: mercoledì 7 il senato licenzierà il testo definitivo, venti giorni prima dello scioglimento delle camere per le elezioni generali del 20 novembre.
Tutto è iniziato solo il 23 agosto, quando Zapatero annuncia a sorpresa, durante il dibattito parlamentare sulle misure di austerità, un accordo col Pp per l’introduzione nella Carta del principio di stabilità finanziaria. Sembra un tatticismo per calmare mercati, banca centrale europea e asse franco-tedesco e scongiurare un intervento di riscatto per la Spagna, ma subito l’asse tra i due partiti maggiori disturba tutti gli altri, nazionalisti catalani e baschi in testa, insorti a difesa dell’autonomia territoriale, e sinistra ex comunista, che paventa la «costituzionalizzazione della povertà».
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da Igliff
Zap cede per salvare il Psoe. Spagna al voto
Alla fine il voto spagnolo verrà anticipato al 20 novembre, quattro mesi prima della prevista data di marzo. La comunicazione ufficiale è arrivata ieri, con una conferenza stampa del capo del governo, dopo mesi nei quali Zapatero e il governo avevano escluso l’ipotesi, appoggiati dai mercati e dalle associazioni imprenditoriali, che chiedevano di continuare il risanamento.
Zapatero ha anche annunciato che non si presenterà come deputato e che tornerà nella sua León. La scelta è stata motivata colla necessità che il prossimo governo sia pienamente operativo per l’inizio del 2012. E perché i dati economici e dell’impiego, secondo Zapatero, indicano un «chiaro percorso» di recupero.
Solo i popolari chiedevano insistentemente il voto anticipato, mentre fuori dalla polemica si tenevano gli altri partiti e poche voci in tal senso, più sonde e posizionamenti interni che altro, si erano levate nel Psoe. Poi, qualcosa è cambiato. Gli imprenditori spagnoli, che sino alla fine di giugno esortavano con forza il governo a restare al suo posto, hanno cambiato idea, compiendo una svolta totale e chiedendo all’inizio della settimana elezioni subito.
La chiave di volta però è stata la pubblicazione su El País di un articolo di Juan Luis Cebrián, fondatore ed ex direttore del giornale, attualmente alla guida del gruppo editoriale Prisa, pubblicato il 18 luglio. Sotto il titolo Questa insopportabile leggerezza Cebrián spiegava come la mancanza di leadership e l’esaurimento del progetto di governo del Psoe rendevano ormai necessario il voto.
Ma cosa è successo per far cambiare idea a Zapatero, al mondo imprenditoriale, a motivare la netta sconfessione di Cebrián? Zapatero ha subito il volere di imprenditori e stampa amica, come le piccate reazioni all’articolo di Cebrián da parte dei dirigenti del partito fanno supporre? In altre parole, la convocazione delle elezioni anticipate rappresenta un atto di debolezza o è una mossa fatta per battersi al meglio nelle urne? Per capirlo bisogna guardare al contesto spagnolo, in rapido movimento e da mesi legato all’imminente passaggio elettorale.
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da Igliff
Da Zapatero a Rubalcaba. Cambiare per restare al potere
Il Psoe è pronto a affrontare le elezioni del prossimo marzo. Trovato il candidato, Alfredo Pérez Rubalcaba, gli ultimi aggiustamenti sono stati nell’esecutivo. Ha vinto l’opzione più logica, liberare il candidato dalle incombenze di governo, il ministero degli interni, la vicepresidenza e l’incarico di portavoce dell’esecutivo. Lasciandogli le mani libere e, soprattutto, allontanandolo da un governo cui gli spagnoli non concedono attenuanti.
Gli Interni vanno a Antonio Camacho, 45 anni, giudice. Un tecnico prestato alla politica, da sette anni il “numero due” del ministero, di cui conosce ogni interstizio. Una scelta quasi obbligata, sicura e di basso profilo, adatta per gestire la macchina negli scarsi nove mesi di attività che restano prima del voto.
La nomina a portavoce del governo del ministro dello sviluppo economico, José Blanco, è invece una mossa intenzionale e politica. Fedelissimo, ex segretario organizzativo del Psoe, l’uomo che ha costruito il Psoe di Zapatero dopo la vittoria nel congresso del 2000, Blanco ha un compito delicato. Nel Psoe era un mastino, è stato un ministro in grado di gestire il confronto con le parti sociali. Adesso deve cercare in parlamento i voti dei partiti nazionalisti, necessari per le misure anti crisi. Un compito difficile e centrale. Il rimpasto cancella le ipotesi di elezioni anticipate, chieste ormai dai soli popolari. La tempesta economica non consente di indebolire ulteriormente la Spagna e i mercati che chiedono a Zapatero di continuare le riforme.
Proprio il rapporto tra mercati e politica è al centro del dibattito spagnolo e su questo si incentrerà la campagna elettorale del Psoe. La politica non ha la forza di evitare questo tema, imposto all’agenda dal movimento degli Indignados. Chi e cosa ha determinato la crisi, chi la paga, quali cambiamenti di rotta, sono le domande fatte in questi mesi. Zapatero è stato accusato di aver subito le imposizioni dei mercati sulle misure per affrontare la crisi.
Per la maggioranza degli spagnoli i mercati sono la fonte del problema e non hanno l’autorità di imporre ricette, tocca alla politica che non si deve tirare indietro. È una posizione che si manifesta in una delle critiche più frequenti a Zapatero: piuttosto che applicare ricette lacrime e sangue avrebbe dovuto dimettersi. C’è una contraddizione: chiedere risposte politiche alla crisi e chiedere alla politica di non accettare le responsabilità, ma non per questo è una domanda eludibile.
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da Igliff
Spagna, la panacea del voto anticipato
Il Psoe è tentato dalle urne subito. La data delle elezioni politiche spagnole del marzo 2012 potrebbe essere anticipata. Governo e Psoe sono ufficialmente per terminare la legislatura ma fra i socialisti si comincia a riflettere su scenari diversi.
Zapatero – che ha fatto sapere che sceglierà quanto sarà meglio per la Spagna e per il partito, in quest’ordine – vuole continuare le riforme e ritiene che il lento migliorare di economia e occupazione permetterà al candidato del Psoe, il vice presidente del governo e ministro dell’interno, Alfredo Rubalcaba, di migliorare le chances nelle urne. La strada non è in discesa e molte sono le varianti: evoluzione della crisi economica, stabilità parlamentare e clima sociale su tutte.
Il principale scoglio sarà l’approvazione della finanziaria 2012.
Servono i voti del Partido nacionalista vasco (Pnv) e/o dei nazionalisti catalani di Convergencia i Uniò (CiU). Il leader del Pnv, Iñigo Urkullu, ha detto che lavora su «scenari realistici» che contemplano anche elezioni anticipate, mentre i catalani, impegnati nelle trattative col Pp per la formazione della giunta di Barcellona, non voteranno col governo.
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da Igliff
La corsa impossibile di Rubalcaba
Ritratto del candidato socialista alle elezioni del 2012. Dieci punti percentuali e quasi due milioni di voti da recuperare in meno di un anno. È la “corsa impossibile” di Alfredo Pérez Rubalcaba.
Del resto, il sessantenne politico cantabrico, sprinter lo è stato davvero, primatista universitario nei cento metri con meno di 11” nel ‘75, studente da un anno iscritto al Psoe clandestino, con un padre militare d’aviazione rivoltoso con Franco e uno zio fervente repubblicano. Una decisione presa dopo i drammatici fatti dell’arresto e della morte, per mano della polizia, dello studente Enrique Ruano.
Se lo scatto è nelle sue corde, non gli difetta la resistenza. Oggi è la “continuità incarnata” del socialismo di governo spagnolo, avendo partecipato a tutti gli esecutivi. Nel 1982 con Felipe González è sottosegretario di stato per l’educazione – impegnato nella costruzione di un moderno e europeo sistema educativo che sostituisca quello franchista – poi ministro dell’educazione nel ‘92-‘93.
Competente, titolare di chimica organica nella Complutense di Madrid, con esperienze in Germania e Francia, il lavoro svolto gli guadagna la stima nel mondo accademico. Nell’ultimo governo González è ministro della presidenza e delle relazioni col parlamento e si costruisce fama di lottatore quando gli tocca mettere la faccia nel pieno dello scandalo dei Gal (la guerra sporca all’Eta da parte di settori dello stato spagnolo che, con la corruzione, travolse l’ultimo governo di Felipe aprendo la strada ai due governi Aznar).
Col Psoe all’opposizione, deputato per Cantabria, il XXXIV congresso del Psoe del ‘97 lo nomina nella Commissione esecutiva. Soprattutto, è l’uomo incaricato di tenere le relazioni col Pp durante la tregua dell’Eta del 1999 e la trattativa conseguente. Ruolo che spenderà nel tessere, da portavoce nel congresso, la trama che porterà alla stipula, nel 2000, del “Patto per le libertà e contro il terrorismo”, imposto al Pp dal neosegretario Zapatero.
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da Igliff
Zap detta le condizioni del suo addio
Dopo la batosta elettorale il premier lancia il suo vice Rubalcaba per la successione. La sconfitta elettorale, per quanto annunciata, è stata una mazzata per il Psoe. Oggi un importante Comitato federale deciderà come gestire questa fase, la fine dell’era-Zapatero.
Un passaggio durissimo per l’uomo che aveva rinnovato il socialismo spagnolo – restituendo credibilità al Psoe uscito a pezzi dalla fine dell’era-González – davanti alla rivolta dei giovani spagnoli, gli stessi che quando divenne capo del governo gli gridarono «Non deluderci!», e ora dormono sdegnati nelle piazze. La gestione della crisi economica, negata prima per poi fare radicali interventi dettati dall’Ue e dai mercati, ha convertito il marchio-Zapatero da valore aggiunto in fardello. Le elezioni sono andate peggio di quanto si pensasse, col Pp vittorioso sin nelle roccaforti storiche del Psoe.
Adesso tre sono i temi sul tavolo, il voto, il segretario del partito, il candidato a capo di governo per le prossime elezioni generali. La sequenza di questa settimana, come ricostruita dalla stampa spagnola e dalle fonti di Europa, ci restituisce il dramma che sta vivendo il Psoe.
Zapatero il lunedì assume la responsabilità della sconfitta e afferma che il governo proseguirà il suo mandato e la scelta del candidato premier socialista alle prossime elezioni avverrà tramite primarie (alla spagnola, rigorosamente riservate agli iscritti del partito).
I candidati in pectore sono Carme Chacón, giovane ministra della difesa, catalana, figura sulla quale Zapatero ha puntato molto, e Alfredo Pérez Rubalcaba, titolare degli interni, vicepresidente del governo, ministro più amato dagli spagnoli, in attività dai tempi dei governi di Felipe González.
Lo strappo arriva martedì da Patxi López, governatore dei Paesi baschi e segretario generale dei socialisti locali, molto stimato nel Psoe: non possono bastare primarie per affrontare questa fase, è necessario un congresso che elegga un nuovo segretario.
Segreteria del partito e candidatura sono avvolte a doppio filo. Nessuno vuole rivedere i tempi in cui González compiva una pesantissima riforma economica e industriale, scontrandosi ferocemente con settori del partito, governato da Alfonso Guerra, nessuno più vuole un Psoe «bicefalo».
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da Igliff
Il voto tra le proteste
Dopo la batosta il Psoe si divide sulle primarie. I socialisti sconfitti pensano alla successione a Zapatero. Non poteva essere peggiore la sconfitta socialista nelle elezioni della “rivoluzione spagnola” dei ragazzi del movimento delle campadas.
Importanti città perdute. Castiglia-La Mancia, sempre socialista in democrazia, Aragón, Baleari e Asturie, conquistate dal Partido popular (Pp). La roccaforte andalusa espugnata. Al Psoe resta Estremadura, al prezzo di una coalizione con Izquierda unida (Iu), Andalucia e Paese Basco. Il Pp governerà quattordici autonomie, record storico, pur essendo cresciuto solo del 2 per cento. Il Psoe perde oltre un milione e mezzo di voti, il Pp ne guadagna circa 600mila. Aumenta l’affluenza di oltre il 2 per cento. Iu guadagna in tutto il paese ma perde Cordoba, unica capitale che governava, in favore del Pp. Buon risultato a Madrid per Union popular y democratica, della dissidente socialista Rosa Díez: per la prima volta un quarto partito entra nell’assemblea madrilena. Mentre Bildu irrompe nei comuni baschi.
La lista dei nazionalisti radicali, prima esclusa poi riammessa al voto, diventa il secondo partito di Guipozcoa, una delle tre province basche, dietro al Partido nacionalista vasco, retrocedono i socialisti. La capacità di Bildu di rappresentare una sinistra nazionalista che rifiuta la violenza politica e vuole affrancarsi definitivamente dai terroristi dell’Eta, è la tessera fondamentale del mosaico della risoluzione della questione basca e sarà al centro della politica nazionale.
In Catalogna il Psoe perde Barcellona, dopo 32 anni, ma Xavier Trias, della coalizione nazionalista cattolico-liberale, Convergencia i Uniò, che già governa la regione, dovrà fare un accordo col Pp, per la prima volta fondamentale in città. I nazionalisti del presidente del Barcellona FC, Joan Laporta, ottengono un solo consigliere – il presidente azulgrana, che ora avrà problemi a conciliare il seggio col governo del club sportivo – mentre il partito xenofobo Plataforma per Catalunya conferma e amplia i suoi consiglieri nei distretti.
Nella capitale, dove si votava sia per il comune che per il distretto di Madrid, trionfo popolare e crollo socialista, con la presidente Esperanza Aguirre che conferma la maggioranza assoluta, in crescita di voti, e il sindaco Alberto Ruiz-Gallardón che la conferma ma in lieve flessione. Queste elezioni sono state segnate dalle proteste giovanili, che continueranno tutta la settimana. Ci si chiedeva se e come avrebbero influito sul risultato.
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da Igliff






