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economia, elezioni, governo zapatero, intervista, italia/spagna, partido popular, partido socialista, politica, rajoy, zapatero

La ricetta “tedesca” di Mariano Rajoy

«L’obiettivo? Sembrare nordici». Parla Fernando Urbaneja. La Spagna cambia rotta, archivia Zapatero e inizia un nuovo percorso con Rajoy. Un cammino difficile, tra le secche della crisi economica e la crisi del consenso della politica. Ci illumina il percorso Fernando González Urbaneja, presidente dell’Associazione dei giornalisti madrileni e autorevole personalità del giornalismo spagnolo, economico in particolare, che ci parla di Spagna ma anche del governo Monti.

UrbanejaIl voto spagnolo ha premiato il Partido popular di Mariano Rajoy e punito duramente il Psoe di Alfredo Rubalcaba, sceso sotto la soglia psicologica del 30 percento: il risultato più basso della storia democratica spagnola.
«Il Psoe ha perso 4 milioni di voti che sono andati, una parte a partiti minoritari, diciamo un voto prestato, una parte anche a CiU, i nazionalisti catalani di centro. Al Pp, è andato forse un milione di voti, e sinora mai c’era stato un travaso a destra. Il Pp ha fatto il pieno ma meno di quello che si prevedeva, il che vuol dire che il richiamo di Rubalcaba a stare attenti alla destra ha avuto qualche effetto».

Quali sfide ha davanti Rajoy?
Ottenere la credibilità delle istituzioni internazionali. L’argomento del Pp era che lo spread è un prezzo da pagare al malgoverno socialista e loro avrebbero dato serenità, quindi la prima sfida è l’abbassamento di 200 punti. La seconda è assestare il deficit all’obiettivo 2012, 4,5 per cento del pil, quindi mettere ordine nelle Comunità autonome. La terza è frenare la distruzione di posti di lavoro e crearne di nuovo. Poi ci sono due temi specificamente spagnoli che le elezioni hanno evidenziato: che in Catalogna e nei Paesi Baschi c’è una maggioranza di partiti autonomisti e indipendentisti e questo è un tema per la cui gestione Rajoy ha bisogno della collaborazione del Psoe. E già con questo, è una buona legislatura.

Quali misure varerà il governo?
Credo che saranno molto simili a quelle che farà il signor Monti in Italia: bisogna aumentare le entrate fiscali e diminuire le spese. Per ridurre di tre punti del pil il deficit pubblico, un punto dovrà arrivare da maggiori imposte e due punti da minori spese. Questo richiede di governare con molta linearità, credibilità e spiegando bene le cose. Il ministro dell’economia sarà la figura chiave, Rajoy farà un dicastero forte, come Suarez con Fuentes Quintana nel ’77 e Felipe González con Miguel Boyer nell’82.

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nov  11
28
alle 01:29
da Igliff

economia, elezioni, eta, governo zapatero, intervista, partido popular, partido socialista, politica, processo di pace, rajoy, terrorismo, zapatero

Rajoy verso il trionfo suo malgrado. Parlano Hernández e Pelayo

Domani la Spagna vota per il rinnovo del parlamento. Un campagna, quella terminata ieri, unica nella storia della giovane democrazia spagnola. Con un vincitore già deciso, il Partido popular di Mariano Rajoy, che si appresta a diventare il partito egemone – se si calcola anche il successo, 14 autonomie su 17, ottenuto nelle scorse amministrative – e una sconfitta annunciata: quella del Psoe, già di José Luis Rodríguez Zapatero, che candida Alfredo Pérez Rubalcaba.

RajoRubaZapatero è stato completamente fuori scena. Nessun atto di campagna elettorale, nessun intervento per chiedere il voto, l’ex uomo nuovo del socialismo spagnolo si è ritirato in un angolo, è stato nascosto, con l’unica eccezione di una visita ufficiale nei Paesi Baschi.
La questione basca è un altro petalo di questo fiore assurdo, assente eppure nel pieno di una svolta che pare definitiva. Sono le prime elezioni senza il rumore delle bombe. Praticamente non se n’è parlato e, se c’è da rendere merito alla politica spagnola perché ha mantenuto l’impegno di non usare la lotta al terrorismo per fini di partito, dall’altro è con un senso di spaesamento che si nota come il tema sembri essere distante dalle sensibilità degli spagnoli, catalizzate da un unico tema, la crisi economica, che, in Spagna è, soprattutto, il dramma della disoccupazione: 22 percento quella generale, 41 percento quella giovanile.

Irene Hernández Velasco, corrispondente da Roma del quotidiano El Mundo, non ha dubbi sulla qualità del confronto elettorale: «È stato tutto molto deludente a cominciare dal fatto che nessuno dei due partiti ha fatto delle primarie, che era la cosa più giusta per scegliere il candidato che avrebbe presentato come presidente.
La campagna mi è parsa molto vaga, astratta, siamo rimasti senza sapere quali misure applicherà Rajoy per ridurre il debito pubblico e stimolare la crescita. Una campagna abbastanza insulsa».
Anche per Antonio Pelayo, corrispondente a Roma della televisione Antena 3, cattolico impegnato e lucido osservatore della realtà spagnola come di quella italiana, si è trattato di una «campagna sprovvista di interesse, perché si sa già chi vincerà. Ma anche perché Rajoy ha voluto mantenere una certa dose di mistero sulle misure che adotterà e sulla composizione del governo, perché ancora non sa qual è l’esatta situazione dei conti e non vuole scoprirsi.

Con la cifra allucinante di 5 milioni di disoccupati non poteva parlarsi d’altro che di economia». Secondo la Hernández la campagna si è focalizzata sui questi temi perché «mentre l’italia si confronta da 15 anni con una crescita prossima allo zero e da 15 anni è abituata a vivere un’economia di crisi, in Spagna fino all’altroieri tutti sembravano ricchi. Ma è cambiato tutto».
Una campagna ostinatamente chiusa nei propri confini nazionali, nella quale non hanno avuto cittadinanza neanche le questioni fondamentali della crisi della politica, né le istanze espresse dal movimento degli indignados: modifica della legge elettorale per ridurre il bipartitismo, lotta alla corruzione e richiesta di trasparenza da parte della politica e dell’economia.
Come influirà il movimento nel voto?
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nov  11
19
alle 08:07
da Igliff

elezioni, media, partido popular, partido socialista, politica, rajoy, televisione, terrorismo, welfare

El debate

Madrid, nell’unico dibattito televisivo prima del voto vince ai punti il candidato del Pp Rajoy
Oltre 12 milioni di spettatori, il 54,2 per cento di share, per 17 canali televisivi, escludendo i siti web. Ventidue milioni di persone ne hanno visto almeno alcuni passaggi.


debateSono questi i numeri del Debate tra Mariano Rajoy del Pp e Alfredo Pérez Rubalcaba del Psoe, che si è svolto lunedì sera col disappunto degli altri partiti in lizza, i quali non hanno partecipato.
Rubalcaba arrivava al dibattito – questa volta in un unico appuntamento – con circa sedici punti percentuali di svantaggio nelle intenzioni di voto, secondo l’ultimo disastroso sondaggio: per il Pp vittoria e maggioranza assoluta.

L’obiettivo era incalzare Rajoy, tratteggiando la differenza tra i due modelli di intervento davanti alla crisi e motivare l’elettorato socialista. Per farlo è stato aggressivo, quasi fosse lui all’opposizione e il Pp al governo. Rajoy dal canto suo cercava un equilibrio tra la strategia sin qui tenuta– scarsi o nulli riferimenti a concrete azioni di programma – e la necessità di lanciare almeno un paio di proposte chiare.
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nov  11
10
alle 01:16
da Igliff

elezioni, nuovi media, partido socialista, politica

Rubalcaba.es

RubalcabaIl candidato del Psoe alle elezioni generali rinnova il suo sito Internet. I consulenti della comunicazione di Alfredo Pérez Rubalcaba puntano sull’aspetto più umano di un politico che gli spagnoli stimano molto ma considerano un uomo di apparato. Per avvicinarlo agli elettori si usa anche l’album fotografico di famiglia.

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ott  11
7
alle 09:08
da Igliff

españa plural, governo zapatero, partido popular, partido socialista, politica

Zapatero, ultimo atto

A poche settimane dall’addio il premier spagnolo porta a casa la prima grande riforma della costituzione del 1978.

consitucionIl Congresso ha votato la riforma dell’articolo 135 della costituzione, introducendo il principio di stabilità finanziaria per il bilancio di stato, comuni, province e autonomie (le regioni spagnole). È la prima grande riforma della costituzione del 1978 – precedente minore fu l’introduzione nel ‘92 del diritto di elettorato passivo nelle municipali per gli stranieri – ma non di meno ha avuto un cammino fulmineo: mercoledì 7 il senato licenzierà il testo definitivo, venti giorni prima dello scioglimento delle camere per le elezioni generali del 20 novembre.

Tutto è iniziato solo il 23 agosto, quando Zapatero annuncia a sorpresa, durante il dibattito parlamentare sulle misure di austerità, un accordo col Pp per l’introduzione nella Carta del principio di stabilità finanziaria. Sembra un tatticismo per calmare mercati, banca centrale europea e asse franco-tedesco e scongiurare un intervento di riscatto per la Spagna, ma subito l’asse tra i due partiti maggiori disturba tutti gli altri, nazionalisti catalani e baschi in testa, insorti a difesa dell’autonomia territoriale, e sinistra ex comunista, che paventa la «costituzionalizzazione della povertà».

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set  11
3
alle 08:49
da Igliff

governo zapatero, partido popular, partido socialista, politica, rajoy, zapatero

Zap cede per salvare il Psoe. Spagna al voto

Alla fine il voto spagnolo verrà anticipato al 20 novembre, quattro mesi prima della prevista data di marzo. La comunicazione ufficiale è arrivata ieri, con una conferenza stampa del capo del governo, dopo mesi nei quali Zapatero e il governo avevano escluso l’ipotesi, appoggiati dai mercati e dalle associazioni imprenditoriali, che chiedevano di continuare il risanamento.

europa30.7.11Zapatero ha anche annunciato che non si presenterà come deputato e che tornerà nella sua León. La scelta è stata motivata colla necessità che il prossimo governo sia pienamente operativo per l’inizio del 2012. E perché i dati economici e dell’impiego, secondo Zapatero, indicano un «chiaro percorso» di recupero.
Solo i popolari chiedevano insistentemente il voto anticipato, mentre fuori dalla polemica si tenevano gli altri partiti e poche voci in tal senso, più sonde e posizionamenti interni che altro, si erano levate nel Psoe. Poi, qualcosa è cambiato. Gli imprenditori spagnoli, che sino alla fine di giugno esortavano con forza il governo a restare al suo posto, hanno cambiato idea, compiendo una svolta totale e chiedendo all’inizio della settimana elezioni subito.

La chiave di volta però è stata la pubblicazione su El País di un articolo di Juan Luis Cebrián, fondatore ed ex direttore del giornale, attualmente alla guida del gruppo editoriale Prisa, pubblicato il 18 luglio. Sotto il titolo Questa insopportabile leggerezza Cebrián spiegava come la mancanza di leadership e l’esaurimento del progetto di governo del Psoe rendevano ormai necessario il voto.

Ma cosa è successo per far cambiare idea a Zapatero, al mondo imprenditoriale, a motivare la netta sconfessione di Cebrián? Zapatero ha subito il volere di imprenditori e stampa amica, come le piccate reazioni all’articolo di Cebrián da parte dei dirigenti del partito fanno supporre? In altre parole, la convocazione delle elezioni anticipate rappresenta un atto di debolezza o è una mossa fatta per battersi al meglio nelle urne? Per capirlo bisogna guardare al contesto spagnolo, in rapido movimento e da mesi legato all’imminente passaggio elettorale.

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lug  11
30
alle 09:11
da Igliff

elezioni, governo zapatero, partido popular, partido socialista, politica, terrorismo, zapatero

Da Zapatero a Rubalcaba. Cambiare per restare al potere

Il Psoe è pronto a affrontare le elezioni del prossimo marzo. Trovato il candidato, Alfredo Pérez Rubalcaba, gli ultimi aggiustamenti sono stati nell’esecutivo. Ha vinto l’opzione più logica, liberare il candidato dalle incombenze di governo, il ministero degli interni, la vicepresidenza e l’incarico di portavoce dell’esecutivo. Lasciandogli le mani libere e, soprattutto, allontanandolo da un governo cui gli spagnoli non concedono attenuanti.

Europa13.7.11Gli Interni vanno a Antonio Camacho, 45 anni, giudice. Un tecnico prestato alla politica, da sette anni il “numero due” del ministero, di cui conosce ogni interstizio. Una scelta quasi obbligata, sicura e di basso profilo, adatta per gestire la macchina negli scarsi nove mesi di attività che restano prima del voto.
La nomina a portavoce del governo del ministro dello sviluppo economico, José Blanco, è invece una mossa intenzionale e politica. Fedelissimo, ex segretario organizzativo del Psoe, l’uomo che ha costruito il Psoe di Zapatero dopo la vittoria nel congresso del 2000, Blanco ha un compito delicato. Nel Psoe era un mastino, è stato un ministro in grado di gestire il confronto con le parti sociali. Adesso deve cercare in parlamento i voti dei partiti nazionalisti, necessari per le misure anti crisi. Un compito difficile e centrale. Il rimpasto cancella le ipotesi di elezioni anticipate, chieste ormai dai soli popolari. La tempesta economica non consente di indebolire ulteriormente la Spagna e i mercati che chiedono a Zapatero di continuare le riforme.

Proprio il rapporto tra mercati e politica è al centro del dibattito spagnolo e su questo si incentrerà la campagna elettorale del Psoe. La politica non ha la forza di evitare questo tema, imposto all’agenda dal movimento degli Indignados. Chi e cosa ha determinato la crisi, chi la paga, quali cambiamenti di rotta, sono le domande fatte in questi mesi. Zapatero è stato accusato di aver subito le imposizioni dei mercati sulle misure per affrontare la crisi.

Per la maggioranza degli spagnoli i mercati sono la fonte del problema e non hanno l’autorità di imporre ricette, tocca alla politica che non si deve tirare indietro. È una posizione che si manifesta in una delle critiche più frequenti a Zapatero: piuttosto che applicare ricette lacrime e sangue avrebbe dovuto dimettersi. C’è una contraddizione: chiedere risposte politiche alla crisi e chiedere alla politica di non accettare le responsabilità, ma non per questo è una domanda eludibile.

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lug  11
13
alle 09:43
da Igliff

elezioni, governo zapatero, partido popular, partido socialista, politica, zapatero

Spagna, la panacea del voto anticipato

Il Psoe è tentato dalle urne subito. La data delle elezioni politiche spagnole del marzo 2012 potrebbe essere anticipata. Governo e Psoe sono ufficialmente per terminare la legislatura ma fra i socialisti si comincia a riflettere su scenari diversi.

eleccionesZapatero – che ha fatto sapere che sceglierà quanto sarà meglio per la Spagna e per il partito, in quest’ordine – vuole continuare le riforme e ritiene che il lento migliorare di economia e occupazione permetterà al candidato del Psoe, il vice presidente del governo e ministro dell’interno, Alfredo Rubalcaba, di migliorare le chances nelle urne. La strada non è in discesa e molte sono le varianti: evoluzione della crisi economica, stabilità parlamentare e clima sociale su tutte.
Il principale scoglio sarà l’approvazione della finanziaria 2012.

Servono i voti del Partido nacionalista vasco (Pnv) e/o dei nazionalisti catalani di Convergencia i Uniò (CiU). Il leader del Pnv, Iñigo Urkullu, ha detto che lavora su «scenari realistici» che contemplano anche elezioni anticipate, mentre i catalani, impegnati nelle trattative col Pp per la formazione della giunta di Barcellona, non voteranno col governo.

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giu  11
14
alle 12:32
da Igliff