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L’Eta annuncia la fine della lotta armata
La dichiarazione compare poco dopo le 19,00 sul sito del quotidiano basco Gara, abituale tribuna dei comunicati della banda: l’Eta annuncia la «fine definitiva» della lotta armata, definendo il suo come un impegno «chiaro, fermo e definitivo».
Un’ora dopo il premier uscente José Luis Rodriguez Zapatero in una dichiarazione istituzionale afferma: «La nostra sarà una società senza terrorismo ma non senza memoria».
E’ un momento storico, dopo 43 anni e 823 vittime, l’ultimo conflitto armato d’Europa pare chiudersi, veramente e definitivamente.
Questo il video della dichiarazione
da Igliff
Zapatero, ultimo atto
A poche settimane dall’addio il premier spagnolo porta a casa la prima grande riforma della costituzione del 1978.
Il Congresso ha votato la riforma dell’articolo 135 della costituzione, introducendo il principio di stabilità finanziaria per il bilancio di stato, comuni, province e autonomie (le regioni spagnole). È la prima grande riforma della costituzione del 1978 – precedente minore fu l’introduzione nel ‘92 del diritto di elettorato passivo nelle municipali per gli stranieri – ma non di meno ha avuto un cammino fulmineo: mercoledì 7 il senato licenzierà il testo definitivo, venti giorni prima dello scioglimento delle camere per le elezioni generali del 20 novembre.
Tutto è iniziato solo il 23 agosto, quando Zapatero annuncia a sorpresa, durante il dibattito parlamentare sulle misure di austerità, un accordo col Pp per l’introduzione nella Carta del principio di stabilità finanziaria. Sembra un tatticismo per calmare mercati, banca centrale europea e asse franco-tedesco e scongiurare un intervento di riscatto per la Spagna, ma subito l’asse tra i due partiti maggiori disturba tutti gli altri, nazionalisti catalani e baschi in testa, insorti a difesa dell’autonomia territoriale, e sinistra ex comunista, che paventa la «costituzionalizzazione della povertà».
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da Igliff
Batasuna rifiuta e condanna la violenza dell’Eta
La sinistra nazionalista basca presenta lo statuto della nuova Batasuna. Per concorrere alle prossime elezioni gli abertzales, il cui partito è fuorilegge dal 2003, dovevano condannare la violenza come mezzo di risoluzione dei conflitti politici. Hanno fatto molto di più, condannando qualsiasi violenza o minaccia in ogni sua forma e nominando direttamente l’Eta. Una svolta di portata storica.
Era il passaggio necessario e atteso, il pezzo chiave che era sempre mancato nel passato, il rifiuto inequivoco e la condanna della violenza da parte della sinistra abertzale. Negli ultimi tempi dominava il dibattito nel nazionalismo basco e ci si aspettava un fatto importante. Si tratta però di una svolta che nessuno si aspettava così coraggiosa. Ben quattro volte nel testo si rifiuta la violenza dell’Eta nominandola esplicitamente.
Il leader della sinistra abertzale, Rufi Etxeberria, accompagnato dall’avvocato Iñigo Iruin, ha presentato oggi a Bilbao, in un incontro affollato da protagonisti della sinistra nazionalista basca, lo statuto del nuovo partito. Etxeberria ha chiesto di non porre ostacoli alla nuova formazione: “Davanti alla comunità internazionale, ai mezzi di comunicazione e alla società basca, la sinistra abertzale chiede la sua legalizzazione”. Il movimento indipendentista basco era stato illegalizzato sette ani fa per la Ley de partidos, considerato braccio politico dell’Eta, e aveva di volta in volta cambiato nome per essere successivamenre respinto o in parte rimpiazzato da altre formazioni, sempre più autonome e critiche verso il terrorimo. Il suo seguito elettorale è stimato attorno al 10% e si tratta di un attore necessario per qualsiasi processo di soluzione del conflitto basco.
Le reazioni politiche sono diverse. Se i Popolari chiedono di non ammettere la nuova formazione, molte voci di sinistra invitano alla prudenza e ricordano che la democrazia deve essere molto esigente nel chiedere garanzie ma non respingono l’iniziativa, mentre i nazionalisti baschi del Pnv accolgono con favore il nuovo statuto. Nessuno però può nascondersi che si tratta di una svolta di grandi proporzioni. La separazione dei cammini tra il terrorismo dell’Eta e il nazionalismo di sinistra basco è ora nero su bianco, rispecchiando il percorso dei Paesi baschi, maggioritariamente stanchi della violenza e del terrore.
L’Eta aveva annunciato un cessate il fuoco l’11 gennaio ma il governo spagnolo e i partiti politici, né la società basca nel suo insieme, avrebbero mai lasciato all’organizzazione terrorista un ruolo autonomo negoziale. Era necessario che la sinistra basca si affrancasse definitivamente dall’organizzazione, passaggio indispensabile perché il superamento del conflitto non può fare a meno di questo settore della società.
L’ultimo conflitto armato d’Europa entra in una fase nuova. Se questa porterà al suo superamento definitivo è presto per dirlo e il cammino, in ogni caso, non sarà facile. Ma è certo che le condizioni che si stanno determinando ora non si erano mai verificate prima.
[nell'immagine, via noticiasdeguipuzcoa, Rufi Etxeberria e Iñigo Iruin]
da Igliff
Primarie nel Psoe, gioie e dolori
Verso il “processo regolato” per la successione a Zapatero. Le primarie irrompono nel dibattito politico spagnolo, con l’autorevolezza delle parole di José Luis Rodríguez Zapatero, che le ha definite il “processo regolato” per la sua successione.
Ma, a cinque mesi dalle elezioni amministrative di maggio, le primarie sono un tema importante non solo nel Psoe – unico partito a svolgerle da tempo e sul serio, anche se non regolarmente e con risultati incerti – ma comune a larga parte del quadro politico, anche laddove lo strumento è assente. Nel Partido popular, per esempio, dove sulla richiesta di primarie per le prossime elezioni della Comunitad Asturiana si è consumata una rottura drammatica, con Francisco Álvarez Cascos – ex segretario generale del Pp, ministro e vicepresidente dei governi Aznar – che, per il no del partito a organizzarle, ha sbattuto la porta e si presenterà alle elezioni con una nuova formazione.
Primarie anche nell’autonomismo catalano. Esquerra republicana de Catalunya le vuole per costruire l’alleanza autonomista con Solidaritat Catalana per la Independència, il partito dell’ex president del Barcelona F.C., Joan Laporta, nuovo campione del populismo indipendentista catalano, uscito bene dalle ultime elezioni autonomiche. Per il leader di Erc, Joan Portabella, l’ambizione è quella di costruire un’entità indipendentista stabile, ispirata a Convergència i Unió (CiU), la coalizione liberal-democristiana nazionalista formata da Convergència Democràtica de Catalunya i Unió Democràtica de Catalunya.
Nel Psoe le primarie sono state importanti eventi recenti. I socialisti baschi scelsero così il candidato – e attuale lehendekari, il presidente dell’Autonomia basca. Nella federazione madrilena, lo scorso ottobre, quelle che hanno contrapposto il segretario Tomás Gómez, e la ministra della sanità e politiche sociali, Trinidad Jiménez, si sono risolte con la vittoria contro ogni pronostico del primo, davanti alla oggi ministra degli esteri, allora appoggiata da tutto il partito, da Zapatero in giù.
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da Igliff
La Catalogna al voto. In diretta su Coseiberiche
Oggi si vota per le elezioni catalane.
Grandi favoriti i nazionalisti liberal-cattolici di Convergència i Unió.
Attesa una cocente sconfitta per la coalizione di sinistra del tripartito (Partit dels Socialistes de Catalunya – Ciutadans pel Canvi, Esquerra Republicana de Catalunya e Iniciativa per Catalunya – Els Verds) che governa da 2003 e per l’attuale President, il socialista José Montilla.
Seguite su Coseiberiche lo spoglio in diretta grazie al widget de El País.
da Igliff
Animali, animalisti e nazionalisti
El Parlament, la Camera autonoma catalana, ha proibito le corride a partire dal 2012. Ma non è stata solo una vittoria degli animalisti. La Catalogna diviene così la seconda autonomia spagnola (nel 1991 furono le Canarie) a vietare la lidia sul suo territorio.
Col voto – 68 a favore, 55 contro e 9 astenuti – si conclude un procedimento parlamentare cominciato sette mesi fa, con la presentazione di una legge di iniziativa popolare promossa dalla piattaforma “Prou” («basta» in catalano), forte di 180mila firme.
Favorevoli all’abolizione sono stati la coalizione rosso-verde Icv- EUiA e i nazionalisti catalani di sinistra di Esquerra republicana; contrari i deputati del Partido popular (Pp) e del Gruppo misto. I due maggiori partiti, i nazionalisti cattolico-liberali di Convergència i Unió (CiU) e i socialisti catalani (Psc), hanno dato libertà di coscienza ai deputati, dopo delicate mediazioni interne.
Gli animalisti cantano giustamente vittoria per lo storico traguardo ma i diritti degli animali hanno rappresentato solo uno degli elementi della discussione che è rapidamente entrata nei binari dello scontro politico nazionalista. Non per niente i pro-taurinos si sono inutilmente affannati nelle scorse settimane a sventolare senyeras (bandiere catalane) nell’Arena monumental di Barcellona, per contraddire l’idea che le corride esprimano una cultura spagnola contrapposta a quella catalana e rompere l’equazione anti-taurinos = catalanisti.
Gran parte del confronto è avvenuta su questo terreno, come confermano i commenti dei politici spagnoli.
Il segretario del Pp, Mariano Rajoy, ha affermato che «cercare la differenza a costo della libertà è inaccettabile» e per l’eurodeputato Pp ed ex ministro degli interni, Jaime Mayor Oreja, la proibizione della corrida rappresenta «un’offensiva nazionalista» e la «conferma » di una «crisi profonda»: sarebbe infatti «una provocazione o una vendetta per il successo della selezione spagnola e per il Tribunale costituzionale » – che ha respinto di recente alcuni articoli del nuovo testo dello statuto autonomo catalano.
Favorevoli alla corrida molte amministrazioni del Psoe, come quelle di Castiglia-La Mancha e Andalusia, ma nel Parlament la maggioranza del Psc ha votato per l’abolizione.
Non il presidente autonomico e segretario, José Montilla, che si è detto «contrario ai divieti».
Gli animalisti aspirano ora ad estendere l’offensiva in altre Autonomie. Progetto difficile, dato che, allontanandosi la battaglia animalista dallo scontro fra nazionalismi, gli anti-taurinos perderanno rapidamente i loro alleati, com’è già accaduto nella stessa Catalogna.
I giochi coi tori non sono solo le corride e molti di questi sono radicate tradizioni catalane, non meno cruente della lidia: in alcuni paesi i tori vengono liberati con palle infuocate messe sulle corna o vengono attaccati con bastoni e pietre; in altri ci si limita a tentare di farli cadere in mare schivando i loro attacchi.
Anche la regolamentazione restrittiva dei correbous (corse di tori in catalano) doveva essere discussa ieri ma, per astenersi anziché votare contro, i deputati di CiU della zona dell’Hebro – territorio catalano dove più sono radicati – hanno ottenuto di stralciare la discussione.
La vittoria animalista giunge, comunque, a ufficializzare un cambio di costume già avvenuto in Catalogna, e in corso in Spagna. Vi è una maggiore sensibilità per gli animali e, nella società urbanizzata, influiscono meno le tradizioni culturali rurali profonde, da cui tutti i giochi con tori e animali provengono. Un processo più avanzato in Catalogna, dove già 71 sono i comuni «de-taurinizzati » e dove si svolgono poche corride, rivolte in specie al turismo.
[pubblicato il 29/7/10 su Europa col titolo 'Il toro salvato dall’odio anti-Madrid'; immagine: toro che - probabilmente - pensa con invidia al cugino che è morto nell'arena ma almeno si è fatto prima quattro anni di vita brada e gioiosa, via no fronteras, no banderas; il post, in spagnolo, fa anche un'interessante punto su correbous catalani, politica e nazionalismi]
da Igliff
Mai più corride in Catalogna
El Parlament ha approvato la proibizione delle corride con 68 voti a favore, 55 contro e 9 astenuti. La modifica della Legge di protezione degli animali entrerà in vigore il primo gennaio 2012.
La Camera catalana ha così avallato la Legge di iniziativa popolare firmata da 180mila persone e presentata in Parlamento sette mesi fa.
Determinante è stato l’appoggio di Convergencia i Uniò, che si è sommato ai voti dei gruppi di Esquerra Republicana e di Iniciativa per Catalunia – Els Vert. Contrari il Partido popular catalano, Ciudadanos per el canvi e la maggioranza dei deputati del Partito socialista catalano.
[immagine: El Cid piange dopo aver tagliato l'orecchia al toro Veranero, quinto delle sue vittime a Bilbao, via Salmonetes ya no nos quedan]
da Igliff
La Catalogna decide se vietare la corrida
Domani il Parlamento catalano vota la proibizione delle corride sul suo territorio. L’alleanza tra animalisti e nazionalisti catalani sembra certa della vittoria.
Arriva a conclusione un processo cominciato sette mesi fa, con l’Iniciativa Legislativa Popular (una legge di iniziativa popolare) promossa dalla Piattaforma Prou (che in catalano vuol dire “basta”) per la proibizione de las lidias in Catalogna.
El Parlament si esprimerà, quindi, ma in che senso non è ancora certo, anche se le quote dei bookmaker sono favorevoli alla proibizione.
Gli animalisti si accontenterebbero che venissero confermati gli equilibri espressi dal Parlament quando decise di accogliere il testo di iniziativa popolare. In quel caso i voti a favore furono 67 contro 59, con nove astensioni: Iniciativa per Catalunya – Els Verts e Esquerra republicana votarono a favore, il Partido popular (Pp) e il Gruppo misto votarono contro, mentre Convergencia i Uniò e i socialisti catalani (Psc) diedero libertà di coscienza ai membri dei gruppi. Confermata da entrambi, con disappunto dei taurinos che speravano che la contrarietà alle proibizioni espressa dal segretario del Psc, Montilla, preludesse a un voto contrario del gruppo.
Ma, tenendo conto che la misura sarebbe un passo in più nella de-ispanizzazione della Catalogna, nessun gruppo, a parte il Pp, correrà il rischio di essere additato come colpevole di una mancata approvazione della legge, correndo il rischio di essere accusato di mancato fervore nazionalista. Non per niente, domenica scorsa, diverse Senyeras (la bandiera catalana) ondeggiavano nella Plaza monumental di Barcelona, nel tentativo di rompere l’equazione antitaurinos = catalanisti.
Attualmente sono 71 i municipi catalani che hanno vietato la corrida sul loro territorio. Da domani, forse, in tutta la Catalogna la Corrida sarà illegale. Una gioia per gli animalisti e un brutto colpo per gli appassionati de las ferias
[immagine (ANSA-EPA/Gustavo Cuevas): il torero Julio Aparicio incornato alla gola alla Feria de Madrid il 21 maggio scorso, via Panorama.it. Aparicio è salvo e deve sottoporsi a una serie di interventi ricostruttivi]
da Igliff






