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Statolatria

Il Prefetto per le cause dei santi, Angelo Amato, ha lanciato un grido d’allarme contro l’avanzare della «statolatria» in Spagna. Motivo del richiamo, la educacion para ciudadania y derechos humanos, che altro non è che l’educazione civica. Una cosa che esiste nei programmi scolastici di mezzo mondo ma che, per l’arcivescovo costituisce, nel caso spagnolo, «un’intrusione statale assolutamente illegittima sul tema dell’educazione dei giovani»

È evidente come sia in gioco la più ampia questione del rapporto tra la Chiesa e lo Stato moderno (come ben spiega Carlo Galli sulla prima di Repubblica di lunedì 22). Amato è molto chiaro: «La questione è che in tutta Europa si sta introducendo la categoria della cosiddetta biopolitica. Lo Stato, cioè, entra sempre più nella vita personale di ognuno: obbliga le famiglie a scegliere determinate scuole con determinate materie, non d’istruzione ma d’indottrinamento». Questo è il punto, in tutta la sua premoderna concretezza, ma, trattandosi di un richiamo a una vicenda puntuale interna dello Stato spagnolo, vediamo in quale contesto cade.

La storia dell’educazione civica in Spagna è recentissima, come giovane è il suo sistema scolastico, costruito solo a democrazia consolidata, negli anni ’80. Un moderno sistema educativo nel quale, comunque, l’offerta quantitativa di scuola pubblica non è mai stata adeguata alle necessità della società. Il finanziamento delle scuole private rispose anche alla necessità di integrare l’allora preminente offerta privata, cattolica ma non solo, affinché il sistema raggiungesse le dimensioni adeguate. Coi governi di Felipe González, si costruì la scuola pubblica e si imposero criteri di finanziamento, l’obbligo di adeguamento ai programmi statali, l’impossibilità di selezioni arbitrarie delle iscrizioni. Le riforme successive hanno approfondito, limato, inciso sui programmi o sulla struttura dei corsi, non agito sul sistema della scuola concertata. Così anche il governo Zapatero, che, tra le altre cose, ha introdotto l’educazione civica, avversata solo dalla Chiesa e dal Partido Popular.

I motivi d’attrito tra il governo Zapatero e la Chiesa spagnola sono noti, dalla libertà di ricerca ai diritti civili. Eppure, l’attacco di Amato non ha avuto un grande risalto in Spagna. Se il governo Zapatero non l’ha sottolineato – solo il partito, col segretario di Libertà pubbliche, Álvaro Cuesta, ha messo una nota in cui parla di «mancanza di rispetto» verso la Spagna – neanche l’opposizione del Pp, o la stampa contraria al governo, hanno amplificato il fatto, se si escludono i settori più clericali e la radio dei vescovi spagnoli. Le intromissioni di Roma nella cosa pubblica non piacciono molto neanche a destra, soprattutto nei giornali ma anche fra molti elettori del centrodestra.

Il governo, comunque, non se lo aspettava. Le tensioni con la Conferenza episcopale spagnola (Cee) erano da tempo un problema anche per Roma, riducendo i margini di manovra del Vaticano, prima sul tea del finanziamento della Chiesa e ora che si devono discutere importanti questioni come la riforma della Legge sulle Libertà religiose e una nuova regolamentazione dell’aborto. L’intromissione della Chiesa nelle questioni di governo è stata motivo di decisi richiami da parte del governo Zapatero presso il Vaticano, tanto che, nell’ultimo incontro coi vescovi spagnoli, Benedetto XVI ha espressamente chiesto di non esacerbare le relazioni col governo. Pareva che tra Roma e Madrid si fosse aperto un canale che mirava a stemperare la tensione, rappresentato dal buon rapporto tra la vicepresidente del governo, Maria Teresa Fernández de la Vega, e il cardinale Cañizares, uomo del Papa in Spagna.

L’attenzione di tutti era puntata sulla celebrazione di un’Eucarestia per le famiglie, a Madrid il 28 dicembre, promosso dall’episcopato della capitale, quindi dall’arcivescovo Antonio Maria Rouco Varela, presidente della (Cee) e leader dell’«ala dura» della Chiesa spagnola. Che, pur maggioritaria, non esprime tutta la Chiesa. Molti alti prelati spagnoli si sono smarcati dall’iniziativa, come i cardinali di Siviglia, Carlos Amigo, Barcelona, Lluís Martínez Sistach, e gli arcivescovi di Santiago, Julián Barrio, Tarragona, Jaume Pujol e Mérida-Badajoz, Santiago García Aracil. A loro si aggiungono un’altra trentina di vescovi che hanno organizzato atti nelle loro diocesi e quindi non saranno a Madrid, ossia quasi tutti quelli baschi, catalani e galiziani. L’ultima autorevole defezione è quella del vescovo di Bilbao e vicepresidente della Cee, Ricardo Blázquez.

Il timore è che sia l’ennesima manifestazione della Chiesa contro il governo, come un anno fa quando, a due mesi dal voto, una riunione «in difesa della famiglia» si convertì in una manifestazione in cui il governo era accusato, tra l’altro, di contribuire «alla dissoluzione della Spagna». In quell’occasione molti hanno storto il naso anche per il protagonismo militante di movimenti come i «kikos», i neocatecumenali di Kiko Argüello, che saranno presenti il 28. Un timore raccolto da Roma, visto che il Papa ha convocato in un’udienza privata il cardinale di Madrid per avere dettagli sulla messa, alla quale Benedetto XVI parteciperà via satellite, e per assicurarsi che non abbia nessun carattere politico.

L’attacco da Roma era dunque inaspettato e sembra contraddire il cammino di tregua impostato ma la non risposta del governo, oltre che improntata alla prudenza, copre una fitta attività diplomatica. A Madrid tentano di capire se si tratta di un contentino ai duri della Cee o di qualcosa di più. Certamente, è un’altra testimonianza delle diverse visioni che si confrontano sotto l’apparente monolitismo della Chiesa. A Madrid più che Roma.

[pubblicato su articolo21; foto, monsignor Amato e Ratzinger, da 30giorni]

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dic  08
27
alle 07:39
da Igliff

chiesa

la messa della discordia

La celebrazione di una Eucarestia per la famiglia convocata a Madrid divide la Chiesa spagnola. Prelati moderati temono si converta in una manifestazione contro il governo. Benedetto XVI, che presenzierà via satellite, chiede garanzie.

La madrilena plaza de Colón sarà teatro, il 28 dicembre, di un «incontro con le famiglie di tutta la Spagna», promosso dall’episcopato della capitale, quindi dall’arcivescovo Antonio Maria Rouco Varela, presidente della Conferenza episcopale spagnola (Cee) e leader dell’«ala dura» della Chiesa spagnola.

Ma molti alti prelati spagnoli hanno cominciato a smarcarsi dall’iniziativa di Rouco, come i cardinali di Siviglia, Carlos Amigo, Barcelona, Lluís Martínez Sistach, e gli arcivescovi di Santiago, Julián Barrio, Tarragona, Jaume Pujol e Mérida-Badajoz, Santiago García Aracil. A loro si aggiungono un’altra trentina di vescovi che hanno organizzato atti nelle loro diocesi e quindi non saranno a Madrid, ossia quasi tutti quelli baschi, catalani e galiziani.

Il timore è che sia occasione per l’ennesima manifestazione della Chiesa contro il governo, come un anno fa quando, a due mesi dal voto, una riunione «in difesa della famiglia» si convertì in una manifestazione in cui il governo era accusato, tra l’altro, di contribuire «alla dissoluzione della Spagna». In quell’occasione Settori laici del cattolicesimo non apprezzarono il protagonismo militante di movimenti come i «kikos», i neocatecumenali di Kiko Argüello.

Un timore condiviso anche da Roma? Così parrebbe visto che martedì il Papa ha convocato in un’udienza privata il cardinale di Madrid per avere dettagli sulla messa, alla quale Benedetto XVI parteciperà via satellite, e per assicurarsi che non abbia nessun carattere politico.

L’intromissione da parte della Chiesa nella politica spagnola è stata motivo di decisi richiami da parte del governo Zapatero presso il Vaticano, tanto che, nell’ultimo incontro coi vescovi spagnoli, Benedetto XVI ha espressamente chiesto di non esacerbare le relazioni col governo, anche in vista del dibattito sulla riforma della Legge sulla Libertà religiosa.

[fonte, publico; foto, manifestazione del giugno '95, di TienesMuchoQueDecir, via Flickr]

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dic  08
17
alle 12:36
da Igliff

chiesa

Nella Chiesa vince l’ala dura

Intanto delle elezioni ci sono già state, in Spagna. Quelle per il presidente della Conferenza episcopale spagnola (Cee). Vinte dall’ala reazionaria.

L’arcivescovo di Madrid, Antonio María Rouco Varela, presiederà la Cee per i prossimi tre anni.

Non si tratta di una novità, dato che già è la terza volta che ricopre l’incarico. E’ però un passaggio significativo del confronto tra le ali radicale e moderata della Chiesa spagnola.

Lo sconfitto è Ricardo Blázquez, l’arcivescovo di Bilbao che negli ultimi tre anni ha subito attacchi e sgambetti tali da far sembrare la Cee in preda a una guerra per bande.

Il fatto che da quando la Cee è nata, nel ’66, sia la seconda volta che il presidente non viene rieletto per un secondo mandato (unico precedente quello dell’arcivescovo Quiroga, il primo presidente), la dice lunga sulla qualità della sconfitta dell’ala moderata.
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mar  08
5
alle 11:14
da Igliff

Ultimo commento:

di luca il 01/1/70

bella e chiara spiegazione di uno stato delle cose e di un evidente disagio dei cattolici spagnol...

chiesa

La moltiplicazione dei manifestanti

La valutazione della partecipazione alle manifestazioni è oggetto di attenzione da parte del pensiero umano da almeno 30 anni, divenendo puro dibattito teologico, non dissimile dalle disquisizioni sul peso degli angeli.

In Spagna, poi, non stanno indietro a nessuno quanto a “il mio corteo è più lungo del tuo”. Mi è capitato di vivere uno di questi grandi cattolicissimi raduni e, pur non avendo punti di riferimento urbani certi, il milione strillato mi parve francamente esagerato.

Venendo al 30 dicembre, un milione, uno e mezzo, due?
Secondo il manifestometro, non più di 130mila.
I loro calcoli non fanno sconti a nessuno e hanno solide basi d’appoggio.

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gen  08
2
alle 05:43
da Igliff

Ultimo commento:

di il 01/1/70

Hola Enrique! Tranquillo che dall'esterno non vi si vede mica così male a voi spagnoli.

Che sia...

chiesa

Dies familia tra Roma e Madrid

Il Family day spagnolo riceve, nel giorno della Festa della Santa Famiglia, il saluto da San Pietro di Benedetto XVI.

È la festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, esempio santissimo per le famiglie cristiane che ne invocano il necessario aiuto.

Come le famiglie spagnole riunite oggi a Madrid per la tutela della famiglia tradizionale e contro il matrimonio di Zapatero.

In quello che per alcuni è il grande atto della campagna politica della destra spagnola in vista delle prossime elezioni generali di marzo, il Family day spagnolo, centinaia di migliaia di persone – 1 milione per la Comunidad de Madrid, uno e mezzo secondo gli organizzatori, ma la tara la farà il manifestometro – hanno invaso le strade della capitale.

Da Roma, si è idealmente unito il Papa, con una frase in spagnolo, pronunciata a piazza San Pietro ma rivolta a plaza de Colón.

[foto EFE, via Público]

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dic  07
30
alle 03:25
da Igliff

chiesa

Gli Orientamenti morali degli obispos

L’Assemblea Plenaria della Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha approvato l’Istruzione pastorale Orientamenti morali davanti all’attuale situazione di Spagna.
Il documento comprende un’introduzione, una conclusione e tre capitoli, Una situazione nuova: una forte ondata di laicismo; Responsabilità della Chiesa e dei cristiani; Discernimento e orientamento morale.
È in quest’ultimo capitolo che si analizzano le relazioni tra la Chiesa e la società, il terrorismo, i nazionalismi e le loro esigenze morali. Temi attesi per capire se il dialogo avviato tra Chiesa e esecutivo avrebbe portato la Cee a abbassare il livello della polemica verso il governo nella questione calda dell’assetto territoriale e del dialogo con l’Eta.
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nov  06
24
alle 03:52
da Igliff

chiesa

Confronto tra vescovi conservatori e aperturisti nel Plenum della Cee

Il quotidiano Abc fa trapelare dalle serrate stanze del Plenum della Conferenza episcopale spagnola (Cee) notizie sulla bozza di Istruzione pastorale in discussione.
Secondo il quotidiano madrileno, malgrado il messaggio conciliatore verso il governo lanciato dal presidente Ricardo Blázquez nel suo discorso di apertura del Plenum, l’ala conservatrice della Cee non ha voluto escludere dalla bozza le parti che prevedono di qualificare l’unità della Spagna come «bene morale».
Naturalmente, l’unita della nazione non è in discussione. Nel contesto politico spagnolo questa affermazione apparentemente neutra schiera la Chiesa contro la politica territoriale del governo Zapatero, raccogliendo le posizioni dell’ala dura del Pp.
Il riferimento ha la sua origine nell’Assemblea straordinaria della Cee del giugno scorso nella quale si manifestò una netta divisione tra un settore moderato e uno conservatore, propenso a inserire l’Unità del Paese tra i principi della Chiesa spagnola. Autorevoli rappresentanti di questo settore conservatore sono i due cardinali Antonio Cañizares, arcivescovo di Toledo e vice presidente della Cee, e l’arcivescovo di Madrid ed ex presidente Antonio María Rouco Varela (foto a sx) – che nelle loro diocesi hanno già fatto riferimenti all’unità politica della Spagna come a un sacro principio.
Questa posizione non è appoggiata da Blázquez né dal Nunzio apostolico, Manuel Monteiro de Castro, che ha chiesto ai vescovi che il dibattito politico non rompa l’unità della Cee.
Secondo Abc il testo sarà comunque moderato e il riferimento all’unità come bene morale sarà circoscritto all’ambito di riflessione sulla realtà politica del Paese, nel quale verrà difeso l’attuale ordine costituzionale, si appoggerà lo Stato delle Autonomie e si reclamerà maggior solidarietà territoriale.

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nov  06
23
alle 03:56
da Igliff

chiesa

Un Plenum per la distensione?

È iniziato lunedì il plenum della Conferenza episcopale spagnola (Cee), che fino a venerdì lavorerà sulla bozza della «Istruzione pastorale sulla situazione religiosa, culturale, sociale e politica in Spagna».
I vescovi spagnoli sono riuniti a porte chiuse ma è stato reso pubblico il discorso che ha introdotto i lavori fatto dal presidente Ricardo Blázquez, che si è confermato come presidente della riconciliazione tra i vescovi e il governo Zapatero. Felicitandosi dell’accordo raggiunto sul finanziamento della chiesa, nel suo discorso ha parlato lungamente della visita di benedetto XVI a Valencia (l’8 e 9 luglio 2006 in occasione del V Incontro mondiale delle famiglie) sottolinenado come la ricerca delle intese col governo sia nel solco dell’esempio dato dal Papa durante la sua visita pastorale.
Dopo due anni di grandi tensioni nei rapporti tra chiesa e governo, diversi segnali indicavano come Roma e Madrid non volessero continuare così.
L’elezione nel marzo 2005 del nuovo presidente della Cee, il vescovo di Bilbao Ricardo Blázquez, andava in questa direzione. La nomina dell’ambasciatore spagnolo in vaticano, lo scorso febbraio, è stato un altro passo. Francisco Vázquez, ex sindaco de La Coruña, è un socialista estremamente cattolico, pubblicamente contrario alla riforma del matrimonio e vicino a alcune posizioni di Roma.
Poi, con la visita del Papa, l’inizio del dialogo, coronato dall’accordo sul finanziamento della chiesa, con un modello simile a quello italiano con la possibilità di destinare una quota dello 0,7% dell’Irpef.
Ma non tutta la Cee è convinta della distensione dei rapporti col governo, volendo continuare a misurarsi su temi squisitamente politici come la politica territoriale e il dialogo con l’Eta.
L’arcivescovo di Toledo Antonio Cañizares, vice presidente della Cee, e l’arcivescovo di Madrid ed ex presidente Antonio Maria Rouco Varela sono i due principali esponenti della “ala dura”.
Il governo spagnolo vorrebbe che Roma consigliasse moderazione e minore esposizione politica ai due cardinali.
Dalla stesura finale dell’Istruzione pastorale si potrà cominciare capire se e quanto Madrid è stata ascoltata oltretevere.
(foto da dx: Cañizares, Blázquez, Rouco Varela)

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nov  06
22
alle 04:52
da Igliff