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Gli indignados si organizzano nel territorio. Cercando di isolare i violenti
La protesta spagnola degli Indignados non si ferma. Create commissioni di quartiere che indicono assemblee coi residenti, individuano delle criticità, promuovono azioni di protesta.
L’assemblearismo delle campadas, che voleva unanimità per ogni decisione, ha esaurito la fase della protesta, diventata sterile e testimoniale. La sfida adesso è quella di radicarsi nei territori, diventando un movimento politico non partitico.
Una strada difficile, nella quale il movimento si misura col rischio della violenza. Una delle strade scelte per radicare il movimento è la creazione di commissioni di quartiere che agiscano sul territorio: assemblee coi residenti, individuazione delle criticità, organizzazione di azioni.
Cosa accade in concreto? Per esempio quello che è successo ieri mattina nel quartiere di Tetuán, a Madrid, dove centinaia di persone hanno impedito l’esecuzione di uno sgombero. Gli Indignados hanno appoggiato l’iniziativa di un’associazione di «vittime dell’ipoteca» contro la requisizione di una casa.
Anuar, un immigrato libanese con moglie e figlia, non era più in grado di pagare le rate del mutuo, avendo chiuso la sua panetteria per la crisi e il blocco del credito bancario. La famiglia, integrata e benvoluta nel quartiere, doveva essere cacciata, il bene messo all’asta a copertura parziale del debito, che resta sulle spalle di Aruan. Dopo due ore di tensione lo sfratto è stato sospeso e la manifestazione si è trasferita davanti alla banca che ha concesso il mutuo.
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da Igliff
Il voto tra le proteste
Dopo la batosta il Psoe si divide sulle primarie. I socialisti sconfitti pensano alla successione a Zapatero. Non poteva essere peggiore la sconfitta socialista nelle elezioni della “rivoluzione spagnola” dei ragazzi del movimento delle campadas.
Importanti città perdute. Castiglia-La Mancia, sempre socialista in democrazia, Aragón, Baleari e Asturie, conquistate dal Partido popular (Pp). La roccaforte andalusa espugnata. Al Psoe resta Estremadura, al prezzo di una coalizione con Izquierda unida (Iu), Andalucia e Paese Basco. Il Pp governerà quattordici autonomie, record storico, pur essendo cresciuto solo del 2 per cento. Il Psoe perde oltre un milione e mezzo di voti, il Pp ne guadagna circa 600mila. Aumenta l’affluenza di oltre il 2 per cento. Iu guadagna in tutto il paese ma perde Cordoba, unica capitale che governava, in favore del Pp. Buon risultato a Madrid per Union popular y democratica, della dissidente socialista Rosa Díez: per la prima volta un quarto partito entra nell’assemblea madrilena. Mentre Bildu irrompe nei comuni baschi.
La lista dei nazionalisti radicali, prima esclusa poi riammessa al voto, diventa il secondo partito di Guipozcoa, una delle tre province basche, dietro al Partido nacionalista vasco, retrocedono i socialisti. La capacità di Bildu di rappresentare una sinistra nazionalista che rifiuta la violenza politica e vuole affrancarsi definitivamente dai terroristi dell’Eta, è la tessera fondamentale del mosaico della risoluzione della questione basca e sarà al centro della politica nazionale.
In Catalogna il Psoe perde Barcellona, dopo 32 anni, ma Xavier Trias, della coalizione nazionalista cattolico-liberale, Convergencia i Uniò, che già governa la regione, dovrà fare un accordo col Pp, per la prima volta fondamentale in città. I nazionalisti del presidente del Barcellona FC, Joan Laporta, ottengono un solo consigliere – il presidente azulgrana, che ora avrà problemi a conciliare il seggio col governo del club sportivo – mentre il partito xenofobo Plataforma per Catalunya conferma e amplia i suoi consiglieri nei distretti.
Nella capitale, dove si votava sia per il comune che per il distretto di Madrid, trionfo popolare e crollo socialista, con la presidente Esperanza Aguirre che conferma la maggioranza assoluta, in crescita di voti, e il sindaco Alberto Ruiz-Gallardón che la conferma ma in lieve flessione. Queste elezioni sono state segnate dalle proteste giovanili, che continueranno tutta la settimana. Ci si chiedeva se e come avrebbero influito sul risultato.
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da Igliff
Le proteste di piazza travolgono la campagna elettorale
Come un’onda di tsunami le proteste delle campadas hanno travolto la campagna elettorale spagnola. I proclami politici, i faccia a faccia tra i candidati, le iniziative elettorali, persino l’ipoteca nazionale che pesava sulle amministrative, convertite in un referendum contro Zapatero e la gestione della crisi fatta dal suo governo, vengono trascinati via dalle proteste
Nulla più interessa, il dibattito politico ha perso ogni senso, l’attenzione degli spagnoli è rivolta solo a questo evento, che ha travolto una Spagna che non lo aveva visto arrivare. La protesta prenderà tutta la scena anche in questi giorni. Sulle giunte elettorali regionali che hanno vietato le manifestazioni piovono durissime critiche mentre sulla giunta centrale, che ha proibito le manifestazioni durante il silenzio elettorale che scatterà venerdì, pende la delibera del Tribunale supremo su un ricorso contro il divieto presentato da Izquierda Unida (la cui decisione è arrivata solo dopo la chiusura del giornale).
La decisione di proibire gli assembramenti diventa un ordigno che, lanciato nel campo socialista, rischia di scoppiare nelle mani del titolare dell’interno e vicepresidente del governo, Alfredo Pérez Rubalcaba. Il ministro più amato dagli spagnoli – che sarà l’avversario della ministra della difesa, Carme Chacón, per la successione a Zapatero come candidato alle elezioni politiche del 2012 – si trova a dover applicare la decisione di un ente istituzionale evitando di creare tensioni nel processo elettorale. Col rischio, inoltre, di danneggiare definitivamente il Psoe e il governo.
I manifestanti non intendono andarsene. Che fare allora, sgombrarli con la forza? Rubalcaba, che ha cancellanto gli impegni in campagna elettorale a sostegno dei candidati del Psoe per seguire la crisi, per ora non è entrato nel concreto. Ha affermato che «quello che faremo sarà applicare la legge», ma ha aggiunto che «per risolvere un problema la polizia non ne creerà un altro».
A domanda diretta circa lo sgombero della Puerta del Sol ha fatto capire che non ci saranno azioni di forza: «Bisognerà aspettare, la legge sarà applicata come ieri e l’altro ieri», giorni in cui non ci sono stati interventi di polizia – dopo i fermi del 15 maggio, a opera del governo di Madrid, che ha ampie competenze di ordine pubblico, come tutte le autonomie spagnole.
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da Igliff
Le lupe di Barcellona e la (breve) libertà
Al giardino zoologico di Barcellona mattinata di passione con due lupe in fuga. Libertà appena annusata che non ha superato le mura dello zoo ed è finita presto.
E’ accaduto stamane, attorno alle 10,50. Spaventate dalle manovre di alcuni operai, due esemplari femmina di lupo iberico si sono date alla macchia facendo scattare lo stato d’allarme: chiusura dell’installazione e allontanamento dei visitatori.
Mentre già si spargeva la voce in città e si immaginavano le fiere scorazzare tra il Parc de la Ciutadela e il quartiere del Born, le lupe, probabilmente più spaventate che libere e felici, venivano rintracciate all’interno del perimetro dello zoo.
Fine di una breve fuga, per fortuna giunta senza colpi di fucile ma con semplice cattura da parte degli addetti.
[immagine: esemplare di lupo iberico nello zoo di Barcellona, di Román Montull, via Flickr]
da Igliff
La crisi, la Spagna, l’Europa
Intervista a Diego López Garrido, sottosegretario Stato per l’Unione europea del governo Zapatero, in occasione del 10° Foro Italia – Spagna
La situazione spagnola. Parla López Garrido
La sfiducia nella situazione economica, spinta dalle speculazioni al ribasso, continua a martellare la Spagna. Malgrado continue prese di posizione – ultimi Ocse e S&P – sull’incomparabilità tra la Spagna, Grecia e Irlanda, ieri è stata una giornata di passione.
Le vendite sono state continue e l’Ibex 35 ha registrato perdite maggiori delle altre piazze europee. Il rischio-paese è arrivato a 264 punti, record dall’entrata nell’euro, per poi scendere repentinamente fino ai 245, non appena annunciato che dal primo trimestre 2011 banche e casse di risparmio dovranno pubblicare i dati sulla loro esposizione immobiliare. Il Portogallo è salito a 442 punti e l’Irlanda è a 637, ma è il dato lusitano che preoccupa i mercati, la Spagna è il suo primo creditore, moltiplicando le voci, riportate dal Financial Time Deutschland, di pressioni affinché Lisbona richiedesse subito il aslvataggio, per consolidare le posizioni spagnole.
Perché la Spagna è diventata, come dice ieri l’Economist, “la chiave per salvare l’euro”. Secondo il settimanale, la quarta economia del continente è la trincea dell’Eurozona.
Una trincea ben armata – indebitamento sotto la media Ue, banche solide, crescita di multinazionali e export – che deve però affrettare le riforme, ridurre la disoccupazione e rendere trasparente i bilanci regionali. Pena la rottura del fronte e la caduta dell’euro.
In questo quadro è iniziato ieri l’11° Foro di dialogo Italia – Spagna, su crisi economica e finanziaria e integrazione europea. Di questi temi abbiamo parlato con Diego López Garrido, segretario di stato per l’Unione europea, docente di Diritto costituzionale nell’Università di Castilla-La Mancha, ex portavoce del gruppo socialista, che ha accompagnato a Roma la ministra degli esteri, Trinidad Jiménez.
Davanti alla crisi si evoca la necessità di unità decisionale dell’Europa. A che punto siamo?
Nell’ultimo anno, a partire dal semestre di Presidenza spagnola dell’Ue, stiamo passando da un’unione meramente monetaria a una vera unione economica. Una politica di bilancio congiunta, la supervisione finanziaria, una strategia economica comune per il prossimo semestre europeo: elementi di una governance comune che si sta realizzando.
Dovevamo farlo quando nacque l’euro e lo facciamo solo adesso sotto la spinta della crisi. Occorre la massima sintonia perché con la crisi c’è la tentazione del “si salvi chi può”, che bisogna combattere sempre.
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da Igliff
Ultimo commento:
di igliff il 01/1/70
La Catalogna al voto. In diretta su Coseiberiche
Oggi si vota per le elezioni catalane.
Grandi favoriti i nazionalisti liberal-cattolici di Convergència i Unió.
Attesa una cocente sconfitta per la coalizione di sinistra del tripartito (Partit dels Socialistes de Catalunya – Ciutadans pel Canvi, Esquerra Republicana de Catalunya e Iniciativa per Catalunya – Els Verds) che governa da 2003 e per l’attuale President, il socialista José Montilla.
Seguite su Coseiberiche lo spoglio in diretta grazie al widget de El País.
da Igliff
Animali, animalisti e nazionalisti
El Parlament, la Camera autonoma catalana, ha proibito le corride a partire dal 2012. Ma non è stata solo una vittoria degli animalisti. La Catalogna diviene così la seconda autonomia spagnola (nel 1991 furono le Canarie) a vietare la lidia sul suo territorio.
Col voto – 68 a favore, 55 contro e 9 astenuti – si conclude un procedimento parlamentare cominciato sette mesi fa, con la presentazione di una legge di iniziativa popolare promossa dalla piattaforma “Prou” («basta» in catalano), forte di 180mila firme.
Favorevoli all’abolizione sono stati la coalizione rosso-verde Icv- EUiA e i nazionalisti catalani di sinistra di Esquerra republicana; contrari i deputati del Partido popular (Pp) e del Gruppo misto. I due maggiori partiti, i nazionalisti cattolico-liberali di Convergència i Unió (CiU) e i socialisti catalani (Psc), hanno dato libertà di coscienza ai deputati, dopo delicate mediazioni interne.
Gli animalisti cantano giustamente vittoria per lo storico traguardo ma i diritti degli animali hanno rappresentato solo uno degli elementi della discussione che è rapidamente entrata nei binari dello scontro politico nazionalista. Non per niente i pro-taurinos si sono inutilmente affannati nelle scorse settimane a sventolare senyeras (bandiere catalane) nell’Arena monumental di Barcellona, per contraddire l’idea che le corride esprimano una cultura spagnola contrapposta a quella catalana e rompere l’equazione anti-taurinos = catalanisti.
Gran parte del confronto è avvenuta su questo terreno, come confermano i commenti dei politici spagnoli.
Il segretario del Pp, Mariano Rajoy, ha affermato che «cercare la differenza a costo della libertà è inaccettabile» e per l’eurodeputato Pp ed ex ministro degli interni, Jaime Mayor Oreja, la proibizione della corrida rappresenta «un’offensiva nazionalista» e la «conferma » di una «crisi profonda»: sarebbe infatti «una provocazione o una vendetta per il successo della selezione spagnola e per il Tribunale costituzionale » – che ha respinto di recente alcuni articoli del nuovo testo dello statuto autonomo catalano.
Favorevoli alla corrida molte amministrazioni del Psoe, come quelle di Castiglia-La Mancha e Andalusia, ma nel Parlament la maggioranza del Psc ha votato per l’abolizione.
Non il presidente autonomico e segretario, José Montilla, che si è detto «contrario ai divieti».
Gli animalisti aspirano ora ad estendere l’offensiva in altre Autonomie. Progetto difficile, dato che, allontanandosi la battaglia animalista dallo scontro fra nazionalismi, gli anti-taurinos perderanno rapidamente i loro alleati, com’è già accaduto nella stessa Catalogna.
I giochi coi tori non sono solo le corride e molti di questi sono radicate tradizioni catalane, non meno cruente della lidia: in alcuni paesi i tori vengono liberati con palle infuocate messe sulle corna o vengono attaccati con bastoni e pietre; in altri ci si limita a tentare di farli cadere in mare schivando i loro attacchi.
Anche la regolamentazione restrittiva dei correbous (corse di tori in catalano) doveva essere discussa ieri ma, per astenersi anziché votare contro, i deputati di CiU della zona dell’Hebro – territorio catalano dove più sono radicati – hanno ottenuto di stralciare la discussione.
La vittoria animalista giunge, comunque, a ufficializzare un cambio di costume già avvenuto in Catalogna, e in corso in Spagna. Vi è una maggiore sensibilità per gli animali e, nella società urbanizzata, influiscono meno le tradizioni culturali rurali profonde, da cui tutti i giochi con tori e animali provengono. Un processo più avanzato in Catalogna, dove già 71 sono i comuni «de-taurinizzati » e dove si svolgono poche corride, rivolte in specie al turismo.
[pubblicato il 29/7/10 su Europa col titolo 'Il toro salvato dall’odio anti-Madrid'; immagine: toro che - probabilmente - pensa con invidia al cugino che è morto nell'arena ma almeno si è fatto prima quattro anni di vita brada e gioiosa, via no fronteras, no banderas; il post, in spagnolo, fa anche un'interessante punto su correbous catalani, politica e nazionalismi]
da Igliff
Mai più corride in Catalogna
El Parlament ha approvato la proibizione delle corride con 68 voti a favore, 55 contro e 9 astenuti. La modifica della Legge di protezione degli animali entrerà in vigore il primo gennaio 2012.
La Camera catalana ha così avallato la Legge di iniziativa popolare firmata da 180mila persone e presentata in Parlamento sette mesi fa.
Determinante è stato l’appoggio di Convergencia i Uniò, che si è sommato ai voti dei gruppi di Esquerra Republicana e di Iniciativa per Catalunia – Els Vert. Contrari il Partido popular catalano, Ciudadanos per el canvi e la maggioranza dei deputati del Partito socialista catalano.
[immagine: El Cid piange dopo aver tagliato l'orecchia al toro Veranero, quinto delle sue vittime a Bilbao, via Salmonetes ya no nos quedan]
da Igliff






