Archivi della categoria ‘terrorismo’

eta, famiglia reale, terrorismo, turismo

I terroristi uccidono a Maiorca

Due agenti morti e molti feriti gravi è il provvisorio bilancio dell’esplosione che ha colpito un centro polivalente della Guardia civil vicino a Palma di Maiorca. Aeroporto, scali marittimi e porti turistici sono stati chiusi dalle autorità. Si tratta dei primi morti per terrorismo nella capitale delle Baleari.

1248962314529mallorca1gdLa bomba è esplosa a Palmanova (Calvià) una località turistica costiera a meno di 10 chilometri da Palma di Maiorca, alle 13.50 di oggi. La zona dell’esplosione è molto frequentata anche per la presenza di un ambulatorio, un ufficio postale e altri servizi pubblici.

L’ordigno era collocato sotto il mezzo militare sul quale stavano i due agenti morti, quella che gli spagnoli chiamano bomba lapa (le cui diverse varianti trovate spiegate qui). La prima delle vittime, Enrique S. di 31 anni, era nato a Burgos, dove ieri ha avuto luogo l’altro attentato, e prestava servizio da un anno a Maiorca. La seconda, di 28 anni, era ancora in periodo di formazione ed era giunta da appena un giorno alla sua destinazione. La potenza della bomba è testimoniata dal fatto che il corpo di uno dei due militari, dilaniato, è stato scagliato in parte sulla cima di un albero. L’ultimo tentativo, fallito, di usare una bomba lapa era avvenuto meno di un anno fa.

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lug  09
30
alle 05:24
da Igliff

Ultimo commento:

di Igliff il 01/1/70

Un grafico aggiornato agli ultimi risultati dei rilievi degli inquirenti, fatto da El País, lo t...

eta, terrorismo

La bomba di Burgos

Un’autobomba è esplosa alle 4 di mattina presso una residenza di famiglie di appartenenti alla Guardia civil. 200 chili di esplosivo provocano 60 feriti ma nessuna vittima mortale. L’attentato non è stato preceduto da nessuna segnalazione e ancora non è stato rivendicato ma nessuno dubita che sia l’Eta.

bombaburgosLa tremenda esplosione è avvenuta nel pieno della notte ma il mezzo era stato parcheggiato, secondo le prime indagini, intorno alle 14.15 di martedì. Nessun avviso ha preceduto lo scoppio: anche se l’Eta da qualche anno tende a evitare quelle che chiama “vittime collaterali”, avvertendo telefonicamente le autorità per fare sgomberare la zona, evidentemente i famigliari dei militari della Guardia civil sono considerati “obbiettivi legittimi” da parte dell’organizzazione terroristica. L’intenzione era quindi quella di fare strage dei residenti della casa cuartel, come si chiamano le residenze dei militari della Guardia civil, senza coinvolgere i passanti delle ore di veglia.

E pensare che la macchina era anche stata controllata dalla polizia, assieme a altre parcheggiate vicino alla casa cuartel ma marca e targa (falsa) coincidevano con quelle dell’auto di un residente della zona. Un accorgimento da parte dei terroristi che denota conoscenza della prassi di sicurezza e un approfondito lavoro di preparazione dell’attentato. E’ chiaro che da oggi in poi il trucco non sarà piú utilizzabile.

Non si sa quale comando dell’Eta abbia compiuto l’attentato. La caserma faceva parte degli obiettivi del “comando Vizcaya”, guidato da Arkaitz Goikoetxea, smantellato giusto il 22 luglio scorso. Per il ministro degli Interni, Alfredo Pérez Rubalcaba, la bomba era fatta per compiere una strage di vite umane – nell’edificio c’erano 114 persone tra le quali 41 bambini – ma, almeno in questo, l’attentato avrebbe fallito. Per alcuni osservatori si potrebbe però trattare di un avviso dal significato chiaro: avremmo potuto fare una strage. Anche secondo l’eurodeputado popular Jaime Mayor Oreja, che chiede un pubblico impegno unitario a rifiutare ogni nuovo negoziato, l’Eta vuole tornare a trattare con lo Stato. Ma questo non aiuta a capire se le cose non siano andate come volevano i terroristi: nella loro logica ci starebbe sia un ‘avviso’ che una strage per cominciare una trattativa da posizioni di forza. E del resto, solo in pochi pensano proponibile una nuova trattativa, dopo il fallimento dell’ultima (un piccolo ripasso lo trovate qui).

L’allerta attentati era stata lanciata dalle forze di sicurezza spagnole. L’auto faceva parte di un gruppo di tre recentemente rubate in Francia che si sospettava fossero destinate a diventare autobomba sul suolo spagnolo. In giro ci sono ancora una Kangoo bianca e un Citroën Berlingo.

[l'immagine EFE/Santi Otero è tratta da questa notevole galleria fotografica di Publico.es]

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lug  09
29
alle 07:09
da Igliff

11 marzo, eta, italia/spagna, media, politica, terrorismo, zapatero

Un capo dell’Eta alla macchia col figlio. In Friuli!

E’ lo scoop del giornale di destra Epoca, protagonisti i servizi segreti spagnoli e il governo Zapatero. Naturalmente, è una bufala.

epocaLa storia non è male. C’è un capo terrorista alla macchia che pure riesce a muoversi in Europa e trova rifugio in provincia di Pordenone. Come prova inoppugnabile una foto ritrae il terrorista davanti a una bella e misteriosa magione friulana. Lui, José Antono Urruticoechea, conosciuto col nome di battaglia di Josu Ternera, guidava il gruppo terrorista mentre era in corso la trattativa col governo spagnolo per la cessazione del conflitto e la consegna delle armi. Venne fatto fuori dai quelli che non credevano nella trattativa e che la fecero fallire con la bomba di Barajas, secondo gli analisti dei servizi spagnoli. Circostanza sempre negata dalla destra spagnola per la quale la trattativa era solo una scusa per prendere tempo. Ternera si muoverebbe liberamente perché il perfido Zapatero lo protegge per rimetterlo alla testa dell’Eta in una nuova trattativa – ma allora era vero che nell’Eta si scontravano due linee diverse? Il terrorista è malato di cuore ma proprio vicino al suo rifugio ha sede un centro cardiologico in uso alle forze Nato. Questo sì che è un bel complotto da disvelare per un giornale che cerca la verità.

Verità che i lettori, peró, devono cercare altrove. Infatti non è vero nulla. Vista la notizia si mobilita l’antiterrorismo italiano e smonta la bella storia. La magione risulta essere il castello di Maniago, disabitato e poco adatto, in quanto meta turistica, come covo di un ricercato per terrorismo. La foto, poi, è un fotomontaggio. E Ternera è ripreso da un’immagine di una manifestazione pubblica alla quale aveva partecipato anni fa, prima della condanna per terrorismo e della latitanza.

Insomma, un infortunio per il giornale. Ma i lettori delle testate di destra spagnole sono abituati alle delusioni, per esempio la supposta partecipazione dell’Eta nelle stragi dell’11 marzo 2004, alla vigilia delle elezioni politiche, continuamente rilanciata da testate e associazioni vicine al Pp che, allora al governo, ritardò al dopo voto la comunicazione della pista islamica sulla quale gli investigatori erano lanciati da giorni.

Epoca, che non ha un sito internet, è una rivista del Grupo Intereconomia, lo stesso che pubblica il quotidiano La Nación. Lì si trovano i sommari della rivista. Tutto un programma.

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giu  09
22
alle 08:17
da Igliff

terrorismo

Una storia fotografico-letteraria del terrore

En pie de foto. Le immagini di 40 anni di terrorismo in Spagna commentate da scrittori, artisti e giornalisti, come Saramago, Fo e Rame, Vargas Llosa, Savater, Semprún. Un percorso grafico-letterario in mostra all’Istituto Cervantes di Roma sino all’8 febbraio.

Della vittima, di Angel Berazadi, sequestrato dall’Eta, si vedono il corpo, le mani, il viso, gli occhi, e si vede la paura… la follia di una morte inutile. Del suo carnefice si vede solo un braccio, e quel prolungamento artificiale del suo braccio rappresentato dalla pistola. Non si vedono il suo viso, i suoi occhi, e soprattutto non si vede il pensiero di vendetta, di violenza e di morte che nuota nella sua mente… la follia di una morte inutile.

Così Dario fo e Franca Rame commentano l’immagine dell’industriale basco Àngel Berazadi, sequestrato e assasinato dall’Eta nell’agosto ‘76.

Testo e foto sono nella mostra internazionale grafico-letteraria “En pie de foto” che presenta una trentina di immagini sul terrorismo in Spagna, tratte dagli archivi fotografici delle principali testate e agenzie di stampa spagnole.

Negli ultimi 40 anni sono oltre 1000 le vittime mortali dei terrorismi – indipendentista, politico di destra e di sinistra e islamico – che hanno insanguinato la Spagna. Poi ci sono migliaia di feriti, rimasti invalidi o guariti in varia misura dalle ferite fisiche, chissà se da quelle morali. E ancora decine di migliaia di esuli, che hanno dovuto abbandonare la propria terra perché potenziali vittime di violenti che non la pensano come loro.

Tutto questo ci viene raccontato da un’esposizione di foto, commentate da scrittori, come Mario Vargas Llosa, José Saramago, Angeles Mastretta, Antonio Munos Molina, Javier Marias, Rosa Montero, Fernando Savater, e dai direttori dei più importanti giornali europei.

E dal docufilm di Iñaki Arteta, L’inferno basco (v.o. – 105’), girato tra il 2005 e il 2008, che raccoglie le testimonianze di alcune tra le 20mila persone che per poter salvare la propria vita hanno dovuto scegliere l’esilio: esiliati baschi spagnoli in terra di Spagna. Un’anteprima italiana che viene proiettata a ciclo continuo dei locali dell’esposizione.

La mostra, promossa dalla Fundación Miguel Angel Blanco, dalla Fundación de Víctimas del Terrorismo e dall’Istituto Cervantes di Roma, vuole essere un omaggio alle vittime del terrorismo ma anche una denuncia dell’ideologia che “nutre” il terrorismo, rappresentandone l’impatto reale sulla vita delle comunità, oltre ogni fascinazione ideologica e letteraria, proprio attraverso il mezzo letterario che commenta le immagini straordinarie e terribili degli scenari della guerra terrorista.

Una bella galleria di testi e immagini della mostra la trovate qui su la Repubblica.

Roma, galleria dell’Istituto Cervantes (piazza Navona, 91), dal 16 gennaio all’8 febbraio, Ma-Do, h. 16-21, ingresso libero.

[foto: Efe, San Sebastiàn, 17/8/76, l'industriale Àngel Berazadi, sequestrato e assasinato dall'Eta]

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gen  09
19
alle 04:22
da Igliff

terrorismo

La Par condicio del terrore

Era la metro di Barcellona l’obiettivo dei presunti terroristi arrestati sabato scorso. Come l’11 marzo del 2004 si voleva spargere il terrore alla vigilia del voto.

I 14 pachistani arrestati al Raval (un quartiere centrale oggetto di profondo risanamento a forte presenza straniera di residenti), dei quali 4 rilasciati ieri, erano intenzionati secondo gli inquirenti a compiere una strage suicida nella metropolitana di Barcellona.

Lo racconta El País di oggi, riportando fonti investigative e citando il rapporto di un informatore dei servizi di sicurezza francesi, secondo cui il gruppo avrebbe previsto gli attacchi fra il 18 e il 20 di gennaio.

Il giudice Ismael Moreno dell’Audiencia Nacional ha accolto la richiesta del pubblico ministero Vicente Gonzalez Mota, per il quale il gruppo sarebbe stato “molto vicino a conseguire la piena capacità tecnica a livello di ordigni esplosivi”.

I capi della cellula sarebbero Maroof Ahmed Mirza (leader
religioso arrestato moschea di Carrer Macanet) e Ayub Elahi Bibi. I tre terroristi che sarebbero stati pronti asuicidarsi sarebbero Mohammed Shoaib, Mehmooh Khalid e Imran Cheema, giunti a Barcellona dall’estero (i primi due dal Pakistan, il terzo dal Portogallo) nei mesi scorsi.

El País rileva comunque che, secondo il rapporto degli esperti di esplosivi della Guardia Civil, i materiali atti alla costruzione di ordigni requisiti nelle abitazioni degli arrestati (fra cui alcuni temporizzatori) «mancherebbero della potenza sufficiente a causare un attentato con garanzia di strage, ma potrebbero essere usati per l’addestramento all’utilizzo di artefatti esplosivi casalinghi, limitando il rischio per i manipolatori».

[foto: el barrio del Raval, di rabataller, via Flickr; il materiale sequestrato ai presunti terroristi dal video del ministero degli Interni]

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gen  08
24
alle 12:47
da Igliff

terrorismo

Il secondo agente muore, arrestati gli etarras

È morto ieri Fernando Trapero (23), il guardia civíl ferito sabato scorso a Capbreton nella sparatoria nella quale era stato ucciso il collega Raúl Centeno (24). E ieri la Gendarmeria francese ha arrestato due dei tre membri dell’Eta responsabili dell’azione.

La Gendarmeria ha dispiegato 1.500 agenti e in quattro giorni ha stretto il cerchio attorno agli assassini.
Asier Bengoa (31) e Saioa Sánchez (26), detta Hintza, sono stati arrestati a una fermata dell’autobus a Châteauneuf de Randon. Erano armati e con documenti falsi, il terzo uomo è ancora alla macchia.

La Sánchez, considerata l’ultimo capo del comando Vizcaya, sarebbe fuggita in Francia dopo la scoperta di un covo lo scorso dicembre e era una delle terroriste più ricercate.

La sequenza di errori, l’improvvisazione dell’omicidio, probabilmente deciso all’istante, la mancanza di piani di fuga, compiuta anche anche in taxi e in autostop, conferma per gli inquirenti lo stato di sbandamentodell’Eta e soprattutto che la Francia non è più un rifugio sicuro. Elementi che parlano della debolezza dell’organizzazione terrorista.

Resta lo sfondo drammatico del terrorismo basco. Il «genocidido» che una generazione educata all’odio si infligge, nel nome di una idea che fu rivoluzionaria e ora è nazionalista. Il cui tramonto aumenta terrore, disperazione e ferocia di ragazzi tra i 20 e i 40 anni.

[foto CNN+/Ministerio de Interior: i due etarras arrestati]

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dic  07
7
alle 12:41
da Igliff

terrorismo

Assassinio in Francia

L’Eta uccide di nuovo, in Francia. A 11 mesi dalla bomba di Barajas e a sei dalla rottuta ufficiale della tregua. Vittime due guardia civíl: Raúl Centeno, 24 anni, è morto, Fernando Trapero, 23, in coma. Non chiara la dinamica dei fatti. Dichiarazione congiunta dei partiti contro l’Eta, non accadeva dal 2003, ma poi continua la campagna antigovernativa dei gruppi filo-Pp.

È il primo omicidio in Francia dal 1976, a Capbreton, a meno di 40 chilometri dal confine spagnolo.
Alle 9,30 del mattino di sabato Raúl Centeno e Fernando Trapero, in Francia nell’ambito della collaborazione tra i due governi per la repressione del terrorismo basco, entrano in una caffetteria di un centro commerciale.

Gli agenti spagnoli pare siano entrati nel caffé dopo aver perso contatto con il gendarme francese che gli accompagnava. Non avevano identificato i terroristi, come detto all’inizio. Questi, anzi, avrebbero preso l’iniziativa di presentarsi come agenti francesi, prima di sparare. Il che fa pensare a un’azione premeditata. Il quadro dei fatti non è ancora chiaro. Questo è quello che si sa finora.

I guardia civíl sono in borghese e disarmati, secondo i protocolli delle polizie europee. Escono dal bar e si dirigono all’auto.
Vengono raggiunti dai due uomini mentre la donna si mette al volante di una Golf. Un rapido scambio e gli etarras sparano alla schiena a bruciapelo. Un colpo alla nuca uccide Centeno, su Trapero viene svuotato un caricatore.

Gli etarras scappano. A 70 chilometri a nord est di Capbreton abbandonano l’auto – nella quale verrano trovati 340 grammi di esplosivo e detonatori. La donna fugge verso sud, i due rubano una Peugeot 307 e sequestrano la proprietaria e la figlia, una bimba, e le chiudono nel portabagagli. Non conoscono la zona, consultano mappe e chiedono informazioni alla donna, dichiarandosi membri dell’Eta. Dopo 120 chilometri le liberano e fanno perdere le loro tracce.

Centeno e Trapero erano del Grupo de Apoyo Operativo che agisce nell’ambito dell’accordo “Cooperazione transfrontaliera poliziesca e doganale”. Firmato nel ‘98 e in vigore dal 2003 ha attivato quattro commisariati congiunti e squadre di agenti dei due paesi. Dal 2004 in Francia sono avvenuti 128 arresti, il 40% del totale, convertendo in territorio pericoloso le regioni basche francesi, un tempo sicuri rifugi logistici dell’Eta. Il materiale sequestrato negli ultimi anni rivela un dibattito nell’Eta circa la possibilità colpire magistrati francesi, decisione evitata per timore di scatenare la repressione dello Stato francese.

I partiti politici spagnoli hanno emesso, per la prima volta dal 2003, un comunicato congiunto contro l’Eta.
Domenica a Madrid, dopo i funerali, manifestanti vicini al Pp hanno fischiato Zapatero e applaudito i politici popolari.
Concentrazioni silenziose hanno riunito gruppi di alcune centinaia di persone in molte città della Spagna.
Altre contestazioni sono avvenute oggi a Madrid durante quella che doveva essere una manifestazione silenziosa.

[fonti: Público, El País; foto, efe via El País,: il ministro degli Interni spagnolo Pérez Rubalcaba (con la barba) sul luogo]

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dic  07
2
alle 11:36
da Igliff

terrorismo

Una bomba a Bilbao

Una bomba dell’Eta ferisce l’uomo di scorta di un consigliere comunale del Partito socialista di Bilbao. Gabriel Ginés è uscito ustionato ma vivo dal terzo attentato dell’Eta dalla fine della tregua.

Erano crca le 13.30 quando l’auto, alla quale era stato applicato un ordigno a oscillazione, è esplosa. Proprio l’uomo di scorta – che era fuori servizio e quindi senz’armi – era l’obiettivo prescelto, dato che il consigliere, Juan Carlos Domingo, era in vacanza.

Ginés, 36 anni, non è in pericolo di vita: una grave ustione sulla mano, colpito il 4% del corpo, mani e viso, situazione respiratoria normale, pienamente cosciente. È uscito da solo dal veicolo in fiamme e sono rassicuranti le immagini nelle quali si vede salire con le sue gambe sull’ambulanza. Meno rassicuranti quelle nelle quali si vedono ardere le auto.

La carica, probabilmente azionata da un detonatore a pendolo, era di scarso potenziale ma collocata appositamente per far esplodere il serbatoio.

Dalla fine della tregua è il terzo attentato, l’ultimo il 25 settembre a Zarautz, nella provincia di Guipuzcoa. Il 24 agosto a Durango, Vizcaya, era stata presa di mira una caserma e piccole azioni dimostrative erano state compiute durante le tappe basche del Tour de France. Il 30 dicembre, la rottura di fatto era avvenuta con le bombe di Barajas.

[foto efe via Público; video Cnn via El País]

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ott  07
9
alle 11:08
da Igliff