Archivi della categoria ‘processo di pace’
Comunicazioni ai naviganti
Dopo un periodo di pausa Coseiberiche torna in aggiornamento.
Una pausa lunga che ha coinciso con il periodo vacanziero ma che vacanza non era.
Un nuovo impegno professionale, partito con pochissimo preavviso, mi ha costretto a interrompere ogni altra attività in corso (e a cancellare un giro spagnolo che avrebbe dato linfa e post a queste pagine).
Un lavoro bello e impegnativo che assorbirà pressoché totalmente la mia vita professionale (e privata, ma questo a voi che interessa?).
Molte attività verranno quindi interrotte. Non così sarà per Coseiberiche, che continuerò ad aggiornare.
Questo blog, qunque, continuerà il suo cammino editoriale.
Un percorso in divenire che spero mi aiutiate – con interventi, critiche e sollecitazioni – a indirizzare sul giusto cammino.
da Igliff
L’Eta annuncia la fine del cessate il fuoco

Con un comunicato al quotidiano Berria, l’Eta ha annunciato la fine del cessate il fuoco proclamato nel marzo 2006. Una rottura anticipata all’indomani delle bombe di fine anno dell’aeroporto di Barajas ma non ancora ufficializzata.
Un passaggio che arriva non a caso ora, perché, malgrado l’attentato e la contrarietà del Partido Popular al processo di dialogo, sottotraccia continuavano i passi per ripristinare il processo e restavano valide le condizioni che avevano determinato tante aspettative: la stanchezza dei baschi verso la violenza e l’erosione del consenso sociale dell’Eta, il diverso approccio alle questioni nazionali spagnole che il cambio di governo a Madrid portava con sé.

Condizioni che hanno fatto agio anche sulla grande debolezza di questo tentativo: la divisione tra i partiti democratici, con la contrarietà del Pp a appoggiare la politica antiterrorista del governo, utilizzata anzi nello scontro politico quotidiano. Il governo ha portato avanti il tentativo convinto che i popolari si sarebbero, prima o poi, incorporati in esso. Cosa che non è avvenuta.
La rottura non giunge ora per caso. Le elezioni amministrative del 27 maggio avevano rafforzato le posizioni favorevoli al dialogo, in particolare all’interno della sinistra abertzale (la sinistra indipendentista) e avevano anche penalizzato il Pp che, esclusa Madrid, retrocedeva ovunque.
Particolarmente significativa, perché strettamente legata alla scelta di opposizione al tentativo di fine dialogata della violenza, era la perdita di voti e seggi nel Paese basco e in Navarra.
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da Igliff
La Spagna contro l’Eta

Massiccia partecipazione popolare alle manifestazioni contro l’Eta di Madrid e di Bilbao. Malgrado la defezione del Pp e dell’Avt.
Le prime cronache raccontano di centinaia di migliaia di persone, 80 mila a Bilbao, secondo la polizia, mentre su Madrid ancora non ci sono cifre ufficiali.
Non si sono ascoltati slogan contro il Pp ma molti appoggiavano il governo Zapatero nella politica antiterrorista.
Poche ore prima dell’inizio della manifestazione i promotori, una rete di associazioni di ecuadoriani residenti in Spagna, hanno rivolto un altro appello all’unità dei partiti politici, invitando il Pp ad aderire.
Il segretario popolare Angel Acebes ha accusato la manifestazione di essere «non contro l’Eta, ma contro il Pp».
da Igliff
Spifferi, rumori e negoziato

Circolano rumori insistenti da un paio di giorni che Eta e governo abbiano avuto negli ultimissimi giorni una riunione nella quale Eta avrebbe confermato di voler mantenere il cessate il fuoco e di proseguire nel processo per arrivare al negoziato. Oggi li ha raccolti la radio Cadena Ser, per la quale la riunione si sarebbe tenuta giovedì scorso.
L’impressione è che ci sia già un calendario, le notizie vengano filtrate ad arte in preparazione dell’incontro di venerdì tra Zapatero e Rajoy per poi fare un annuncio importante già nel fine settimana o nella prossima.
Alfredo Pérez Rubalcaba, ministro degli interni e negoziatore su mandato di Zapatero, in una conferenza stampa di oggi non ha confermato né smentito la riunione. Il suo messaggio principale era: «Non c’è nulla di rilevante da dire». Ma il messaggio non verbale voleva comunicare serenità e dare l’idea che, dietro le quinte, si lavorasse sodo.
Sempre secondo le rivelazioni della Ser Rubalcaba avrebbe già cominciato il giro per informare i partiti sullo stato delle cose, definendo la riunione come esploratoria, al fine di organizzare il primo incontro ufficiale tra Eta e governo, decidendo interlocutori, data, luogo e ordine del giorno del primo incontro ufficiale che dovrebbe aprire ufficialmente il negoziato.
Difficile dire ancora se il governo intenda veramente accelerare sul contatto diretto con la banda per agevolare anche la sinistra abertzale a fare i passi necessari per tornare nella legalità – e quindi far partire veramente a breve il dialogo ufficiale – o se si tratti di manovre per spingere batasuna a fare i suoi passi.
da Igliff
Processo di pace, buone notizie?
Rumori ottimistici, analisi giornalistiche e un incontro Zapatero-Rajoy.

Nell’ultima settimana si sono moltiplicati i rumori circa un possibile e imminente avanzamento nella difficile impostazione di un dialogo diretto tra Eta e governo, dopo alcuni mesi nei quali il processo di pace si trovava in una fase pericolosamente stagnante.
Al prosieguo della violenza urbana nel Paese basco e alle dichiarazioni battagliere di settori dell’Eta e di dirigenti della sinistra abertzale (gli indipendentisti baschi affini a Batasuna, il partito messo fuori legge perché considerato braccio politico dell’Eta), il governo aveva risposto invitando alla calma e confermando la sua speranza di poter arrivare alla fine della violenza. Ma aveva anche confermato la sua decisione di non fare concessioni previe all’avvio della trattativa diretta (come il trasferimento in carceri basche degli etarra reclusi nelle prigioni spagnole) e cominciato a diffondere indiscrezioni di una sua intenzione di congelare tutto se non vi fossero passi avanti concreti.
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da Igliff
Il processo di pace a un bivio
Arrestati i presunti autori del robo de las pistolas.

La polizia francese ha arrestato nei pressi di Tolosa, in Francia, i presunti autori del furto di oltre 350 armi da fuoco, avvenuto a Nimes lo scorso ottobre. Le detenzioni di tre presunti etarras sono avvenute mercoledì 29 novembre, in un’operazione svolta in stretto contatto, e su indicazione, delle forze di polizia spagnole.
Altri tre etarras sono stati arrestati domenica nel corso di una altra operazione del tutto distinta dalla prima.
Il robo de las pistolas ha costituito un macigno posto dall’Eta sulla strada del difficile tentativo negoziale intrapreso dal governo spagnolo. Una evidente contraddizione dei paletti posti dal governo per arrivare a un dialogo diretto, ossia la cessazione di ogni attività militare in un periodo congruo a verificare la disponibilità al dialogo fatta con la dichiarazione del cessate il fuoco permanente, annunciata dall’organizzazione terrorista il 22 marzo scorso.
Cessazione non solo degli attentati dinamitardi – non avvengono omicidi da tre anni e mezzo – ma anche delle azioni di autofinanziamento, le rapine e l’imposizione della “imposta rivoluzionaria”, e militari in genere, come l’approvvigionamento di armi e esplosivi.
Una contraddizione che si aggiunge a altre, come la ripresa della kale borroka, la lotta di strada, con gli assalti a bancomat, edifici pubblici, sedi di partito e case del popolo.
da Igliff
Il processo di pace? Non si sente mica tanto bene

C’è forte preoccupazione per le sorti del tentativo di impostare un processo di pace che porti alla cessazione della violenza dell’Eta e all’abbandono delle armi.
Malgrado le speranze suscitate dalla dichiarazione del cessate il fuoco permanente del 22 marzo scorso e dall’apertura di un periodo di verifica e di incontri pubblici e segreti tra le parti, le cose non vanno nel migliore dei modi.
La Kale borroka (la lotta di strada, come viene chiamata la guerriglia urbana) non si ferma e segnali contraddittori vengono dall’Eta. Il 23 settembre sul Monte Aritxulegi (Guipúzcoa) durante celebrazione del Gudari Eguna (giorno del guerriero basco). Tre incappucciati sono saliti sul palco armi alla mano, hanno letto un comunicato che proclamava la prosecuzione della lotta armata fino all’indipendenza, hanno sparato in aria e sono scappati nel bosco. Il 24 ottobre avviene il furto di centinaia di pistole in una fabbrica francese ad opera di terroristi dell’Eta.
Batasuna non fa passi concreti per rientrare nella legalità, il Pp è sempre fermamente contrario al dialogo, i rappresentanti delle vittime sono ferocemente divisi.
Ora che anche la Francia mette in dubbio le intenzioni dell’Eta, Zapatero deve rispondere alle rinnovate critiche interne e non dare l’impressione di cedere ai terroristi.
È un momento estremamente delicato, anche se probabilmente meno di quanto alcuni dicano.
Le difficoltà vengono soprattutto da Batasuna e dall’Eta.
Questo tentativo si differenzia dagli altri per l’impostazione di due piani differenti: quello politico, la discussione sulla riforma dello Statuto basco che compete ai partiti baschi nell’ambito della Mesa de partidos; quello militare, con la trattativa sull’abbandono delle armi, la situazione dei carcerati dell’Eta e degli esuli della banda, che attiene a governo e Eta.
Per costituire il Tavolo dei partiti tutti vogliono che Batasuna, il partito dell’estrema sinistra nazionalista messo fuori legge perché considerato braccio politico dell’Eta, faccia i passi necessari per tornare nella legalità ma una forte componente di Batasuna non vuole cedere alle leggi dello Stato spagnolo.
Nell’Eta invece sembra che i vertici siano convinti della strada negoziale ma che non riescano a imporre la scelta a tutta l’organizzazione, una cui parte è contraria, mentre un’altra è convinta che il processo fallirà e si prepara a riprendere la lotta armata.
Se il filo sottile costruito finora dovesse spezzarsi la parola tornerebbe alle arm
da Igliff
La Francia conferma la mano dell’Eta nel furto delle pistole

Il responsabile della sotto-direzione antiterrorista della Direzione generale della polizia francese, Frederic Veaux, ha confermato che il furto di oltre 350 pistole, avvenuto nel sud-est della Francia lo scorso ottobre, è da attribuire all’Eta.
La dichiarazione è avvenuta nel corso della sua audizione in un’udienza di un processo contro 14 supposti membri dell’organizzazione terrorista, in corso a Parigi.
Secondo il dirigente di polizia l’attività dell’Eta in Francia non ha subito cambiamenti significativi dalla dichiarazione del «cessate il fuoco permanente» fatta nel marzo scorso.
Veaux, dopo aver sottolineato le difficoltà nel quale si trova il processo di pace, ha fatto un parallelo con la tregua del 1998, durante il primo esecutivo Aznar, utilizzata dall’Eta per riorganizzarsi e poi tornare alla lotta armata.
Secondo il dirigente francese l’attuale situazione «rappresenta un problema per tutti coloro che osservano il processo in atto».
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da Igliff







