Archivi per novembre, 2011
La ricetta “tedesca” di Mariano Rajoy
«L’obiettivo? Sembrare nordici». Parla Fernando Urbaneja. La Spagna cambia rotta, archivia Zapatero e inizia un nuovo percorso con Rajoy. Un cammino difficile, tra le secche della crisi economica e la crisi del consenso della politica. Ci illumina il percorso Fernando González Urbaneja, presidente dell’Associazione dei giornalisti madrileni e autorevole personalità del giornalismo spagnolo, economico in particolare, che ci parla di Spagna ma anche del governo Monti.
Il voto spagnolo ha premiato il Partido popular di Mariano Rajoy e punito duramente il Psoe di Alfredo Rubalcaba, sceso sotto la soglia psicologica del 30 percento: il risultato più basso della storia democratica spagnola.
«Il Psoe ha perso 4 milioni di voti che sono andati, una parte a partiti minoritari, diciamo un voto prestato, una parte anche a CiU, i nazionalisti catalani di centro. Al Pp, è andato forse un milione di voti, e sinora mai c’era stato un travaso a destra. Il Pp ha fatto il pieno ma meno di quello che si prevedeva, il che vuol dire che il richiamo di Rubalcaba a stare attenti alla destra ha avuto qualche effetto».
Quali sfide ha davanti Rajoy?
Ottenere la credibilità delle istituzioni internazionali. L’argomento del Pp era che lo spread è un prezzo da pagare al malgoverno socialista e loro avrebbero dato serenità, quindi la prima sfida è l’abbassamento di 200 punti. La seconda è assestare il deficit all’obiettivo 2012, 4,5 per cento del pil, quindi mettere ordine nelle Comunità autonome. La terza è frenare la distruzione di posti di lavoro e crearne di nuovo. Poi ci sono due temi specificamente spagnoli che le elezioni hanno evidenziato: che in Catalogna e nei Paesi Baschi c’è una maggioranza di partiti autonomisti e indipendentisti e questo è un tema per la cui gestione Rajoy ha bisogno della collaborazione del Psoe. E già con questo, è una buona legislatura.
Quali misure varerà il governo?
Credo che saranno molto simili a quelle che farà il signor Monti in Italia: bisogna aumentare le entrate fiscali e diminuire le spese. Per ridurre di tre punti del pil il deficit pubblico, un punto dovrà arrivare da maggiori imposte e due punti da minori spese. Questo richiede di governare con molta linearità, credibilità e spiegando bene le cose. Il ministro dell’economia sarà la figura chiave, Rajoy farà un dicastero forte, come Suarez con Fuentes Quintana nel ’77 e Felipe González con Miguel Boyer nell’82.
Continua a leggere… »
da Igliff
Rajoy verso il trionfo suo malgrado. Parlano Hernández e Pelayo
Domani la Spagna vota per il rinnovo del parlamento. Un campagna, quella terminata ieri, unica nella storia della giovane democrazia spagnola. Con un vincitore già deciso, il Partido popular di Mariano Rajoy, che si appresta a diventare il partito egemone – se si calcola anche il successo, 14 autonomie su 17, ottenuto nelle scorse amministrative – e una sconfitta annunciata: quella del Psoe, già di José Luis Rodríguez Zapatero, che candida Alfredo Pérez Rubalcaba.
Zapatero è stato completamente fuori scena. Nessun atto di campagna elettorale, nessun intervento per chiedere il voto, l’ex uomo nuovo del socialismo spagnolo si è ritirato in un angolo, è stato nascosto, con l’unica eccezione di una visita ufficiale nei Paesi Baschi.
La questione basca è un altro petalo di questo fiore assurdo, assente eppure nel pieno di una svolta che pare definitiva. Sono le prime elezioni senza il rumore delle bombe. Praticamente non se n’è parlato e, se c’è da rendere merito alla politica spagnola perché ha mantenuto l’impegno di non usare la lotta al terrorismo per fini di partito, dall’altro è con un senso di spaesamento che si nota come il tema sembri essere distante dalle sensibilità degli spagnoli, catalizzate da un unico tema, la crisi economica, che, in Spagna è, soprattutto, il dramma della disoccupazione: 22 percento quella generale, 41 percento quella giovanile.
Irene Hernández Velasco, corrispondente da Roma del quotidiano El Mundo, non ha dubbi sulla qualità del confronto elettorale: «È stato tutto molto deludente a cominciare dal fatto che nessuno dei due partiti ha fatto delle primarie, che era la cosa più giusta per scegliere il candidato che avrebbe presentato come presidente.
La campagna mi è parsa molto vaga, astratta, siamo rimasti senza sapere quali misure applicherà Rajoy per ridurre il debito pubblico e stimolare la crescita. Una campagna abbastanza insulsa».
Anche per Antonio Pelayo, corrispondente a Roma della televisione Antena 3, cattolico impegnato e lucido osservatore della realtà spagnola come di quella italiana, si è trattato di una «campagna sprovvista di interesse, perché si sa già chi vincerà. Ma anche perché Rajoy ha voluto mantenere una certa dose di mistero sulle misure che adotterà e sulla composizione del governo, perché ancora non sa qual è l’esatta situazione dei conti e non vuole scoprirsi.
Con la cifra allucinante di 5 milioni di disoccupati non poteva parlarsi d’altro che di economia». Secondo la Hernández la campagna si è focalizzata sui questi temi perché «mentre l’italia si confronta da 15 anni con una crescita prossima allo zero e da 15 anni è abituata a vivere un’economia di crisi, in Spagna fino all’altroieri tutti sembravano ricchi. Ma è cambiato tutto».
Una campagna ostinatamente chiusa nei propri confini nazionali, nella quale non hanno avuto cittadinanza neanche le questioni fondamentali della crisi della politica, né le istanze espresse dal movimento degli indignados: modifica della legge elettorale per ridurre il bipartitismo, lotta alla corruzione e richiesta di trasparenza da parte della politica e dell’economia.
Come influirà il movimento nel voto?
Continua a leggere… »
da Igliff
Rajoy si prepara a una vittoria amara
Il prossimo governo spagnolo (quasi certamente del Partido Popular) dovrà fare riforme impegnative e operare un drastico risanamento, ammodernamento e rilancio del sistema- paese. Si tratterà di politiche “lacrime e sangue”?
La crisi mondiale ha trovato l’economia spagnola ancora piccola e debole. Una politica economica vissuta in continuità per quasi vent’anni: le ricette per il risanamento e l’uscita dalla crisi occupazionale impostate da Pedro Solbes nell’ultimo governo González, tra il ’94 e il ’96, vennero sostanzialmente proseguite nei due governi del Pp di Aznar e riprese direttamente nel 2004 da Solbes, tornato al governo con Zapatero.
Dagli anni Novanta il “miracolo spagnolo” cresceva sul mattone. Case, palazzi, quartieri e nuove urbanizzazioni sorgevano in quantità.
L’occupazione cresceva, le imprese edificavano, i comuni concedevano licenze per incassare gli oneri di urbanizzazione, le società immobiliari vendevano, gli spagnoli contraevano mutui.
L’incidenza del mercato immobiliare sul pil ha toccato nel 2008 la quota del 25 per cento (in Europa, sotto solo all’Irlanda col 28 per cento, e si è visto com’è andata a finire), contro il 19 per cento dell’Italia. Malgrado ciò, e il pil in crescita del 4 per cento annuo, la disoccupazione non è mai scesa sotto il 10 per cento. Il terribile 22 per cento attuale (oltre il 40 tra i giovani) è in buona parte legato alla crisi dell’edilizia: più della metà dei nuovi senza lavoro provengono dal settore immobiliare e dall’indotto.
La prima sfida del prossimo governo spagnolo sarà quindi la creazione d’impiego, senza la quale non sarà possibile risollevare il paese, sostenere il welfare, investire per muovere l’economia.
Continua a leggere… »
da Igliff
El debate
Madrid, nell’unico dibattito televisivo prima del voto vince ai punti il candidato del Pp Rajoy
Oltre 12 milioni di spettatori, il 54,2 per cento di share, per 17 canali televisivi, escludendo i siti web. Ventidue milioni di persone ne hanno visto almeno alcuni passaggi.
Sono questi i numeri del Debate tra Mariano Rajoy del Pp e Alfredo Pérez Rubalcaba del Psoe, che si è svolto lunedì sera col disappunto degli altri partiti in lizza, i quali non hanno partecipato.
Rubalcaba arrivava al dibattito – questa volta in un unico appuntamento – con circa sedici punti percentuali di svantaggio nelle intenzioni di voto, secondo l’ultimo disastroso sondaggio: per il Pp vittoria e maggioranza assoluta.
L’obiettivo era incalzare Rajoy, tratteggiando la differenza tra i due modelli di intervento davanti alla crisi e motivare l’elettorato socialista. Per farlo è stato aggressivo, quasi fosse lui all’opposizione e il Pp al governo. Rajoy dal canto suo cercava un equilibrio tra la strategia sin qui tenuta– scarsi o nulli riferimenti a concrete azioni di programma – e la necessità di lanciare almeno un paio di proposte chiare.
Continua a leggere… »
da Igliff
Ennesimo sgombero impedito
Impedito oggi a Logroño lo sgombero di una donna e di sua figlia 15enne dalla loro casa di residenza. La donna aveva contratto un mutuo che non riusciva più a pagare.
La banca voleva mettere in strada la famiglia, vendere l’immobile all’asta (a un prezzo molto inferiore a quello dalla stessa banca valutato al momento della stipula del finanziamento) e mantenere sulle spalle della donna il resto del debito contratto e non saldato.
Da maggio scorso, anche col concorso del movimento degli Indignados, sono centinaia gli sgombri impediti nelle città spagnole.
la Piattaforma delle vittime delle ipoteche (Pah) chiede una legge che permetta di saldare il debito con la banca rimettendo la proprietà dell’immobile acquistato col mutuo.
da Igliff






