Archivi per luglio, 2011
Zap cede per salvare il Psoe. Spagna al voto
Alla fine il voto spagnolo verrà anticipato al 20 novembre, quattro mesi prima della prevista data di marzo. La comunicazione ufficiale è arrivata ieri, con una conferenza stampa del capo del governo, dopo mesi nei quali Zapatero e il governo avevano escluso l’ipotesi, appoggiati dai mercati e dalle associazioni imprenditoriali, che chiedevano di continuare il risanamento.
Zapatero ha anche annunciato che non si presenterà come deputato e che tornerà nella sua León. La scelta è stata motivata colla necessità che il prossimo governo sia pienamente operativo per l’inizio del 2012. E perché i dati economici e dell’impiego, secondo Zapatero, indicano un «chiaro percorso» di recupero.
Solo i popolari chiedevano insistentemente il voto anticipato, mentre fuori dalla polemica si tenevano gli altri partiti e poche voci in tal senso, più sonde e posizionamenti interni che altro, si erano levate nel Psoe. Poi, qualcosa è cambiato. Gli imprenditori spagnoli, che sino alla fine di giugno esortavano con forza il governo a restare al suo posto, hanno cambiato idea, compiendo una svolta totale e chiedendo all’inizio della settimana elezioni subito.
La chiave di volta però è stata la pubblicazione su El País di un articolo di Juan Luis Cebrián, fondatore ed ex direttore del giornale, attualmente alla guida del gruppo editoriale Prisa, pubblicato il 18 luglio. Sotto il titolo Questa insopportabile leggerezza Cebrián spiegava come la mancanza di leadership e l’esaurimento del progetto di governo del Psoe rendevano ormai necessario il voto.
Ma cosa è successo per far cambiare idea a Zapatero, al mondo imprenditoriale, a motivare la netta sconfessione di Cebrián? Zapatero ha subito il volere di imprenditori e stampa amica, come le piccate reazioni all’articolo di Cebrián da parte dei dirigenti del partito fanno supporre? In altre parole, la convocazione delle elezioni anticipate rappresenta un atto di debolezza o è una mossa fatta per battersi al meglio nelle urne? Per capirlo bisogna guardare al contesto spagnolo, in rapido movimento e da mesi legato all’imminente passaggio elettorale.
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da Igliff
Da Zapatero a Rubalcaba. Cambiare per restare al potere
Il Psoe è pronto a affrontare le elezioni del prossimo marzo. Trovato il candidato, Alfredo Pérez Rubalcaba, gli ultimi aggiustamenti sono stati nell’esecutivo. Ha vinto l’opzione più logica, liberare il candidato dalle incombenze di governo, il ministero degli interni, la vicepresidenza e l’incarico di portavoce dell’esecutivo. Lasciandogli le mani libere e, soprattutto, allontanandolo da un governo cui gli spagnoli non concedono attenuanti.
Gli Interni vanno a Antonio Camacho, 45 anni, giudice. Un tecnico prestato alla politica, da sette anni il “numero due” del ministero, di cui conosce ogni interstizio. Una scelta quasi obbligata, sicura e di basso profilo, adatta per gestire la macchina negli scarsi nove mesi di attività che restano prima del voto.
La nomina a portavoce del governo del ministro dello sviluppo economico, José Blanco, è invece una mossa intenzionale e politica. Fedelissimo, ex segretario organizzativo del Psoe, l’uomo che ha costruito il Psoe di Zapatero dopo la vittoria nel congresso del 2000, Blanco ha un compito delicato. Nel Psoe era un mastino, è stato un ministro in grado di gestire il confronto con le parti sociali. Adesso deve cercare in parlamento i voti dei partiti nazionalisti, necessari per le misure anti crisi. Un compito difficile e centrale. Il rimpasto cancella le ipotesi di elezioni anticipate, chieste ormai dai soli popolari. La tempesta economica non consente di indebolire ulteriormente la Spagna e i mercati che chiedono a Zapatero di continuare le riforme.
Proprio il rapporto tra mercati e politica è al centro del dibattito spagnolo e su questo si incentrerà la campagna elettorale del Psoe. La politica non ha la forza di evitare questo tema, imposto all’agenda dal movimento degli Indignados. Chi e cosa ha determinato la crisi, chi la paga, quali cambiamenti di rotta, sono le domande fatte in questi mesi. Zapatero è stato accusato di aver subito le imposizioni dei mercati sulle misure per affrontare la crisi.
Per la maggioranza degli spagnoli i mercati sono la fonte del problema e non hanno l’autorità di imporre ricette, tocca alla politica che non si deve tirare indietro. È una posizione che si manifesta in una delle critiche più frequenti a Zapatero: piuttosto che applicare ricette lacrime e sangue avrebbe dovuto dimettersi. C’è una contraddizione: chiedere risposte politiche alla crisi e chiedere alla politica di non accettare le responsabilità, ma non per questo è una domanda eludibile.
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da Igliff






