Archivi per febbraio, 2011
Armi spagnole al colonnello
La crisi libica porta sotto i riflettori i rapporti tra la Spagna e Gheddafi. Le Ong denunciano la vendita illegale di armi da parte del governo spagnolo al colonnello e agli altri paesi scossi dalle rivoluzioni mediorientali.
La denuncia, avvenuta ieri a Madrid in una conferenza stampa, viene da Armas bajo Control (una coalizione tra le associazioni Ammnesty International Spagna, Greenpeace, Fundació per la Pau e Intermón Oxfam) che ha trovato le prove spulciando tra i dati ufficiali dell’export spagnolo del primo semestre 2010.
Secondo le organizzazioni le vendite sono avvenute in spregio della legge 53/2007 che regola il commercio di armi, vietandone la vendita in quei paesi dove possano contribuire a esasperare le tensioni esistenti. Il governo non ha negato la vicenda annunciando anzi, per bocca del ministro dell’Industria, Miguel Sebastián, l’apertura di un processo di revoca delle convenzioni.
Le cifre uscite fuori dai registri del commercio estero non sono stratosferiche. La classifica viene guidata proprio dalla Libia, dove le armi sono probabilmente usate in questi giorni nelle sanguinose repressioni delle proteste, con 6.926.300 euri. Seguono l’Arabia Saudita, materiali d’arma per 1,5 milloni; il Marocco, con 1,1 milioni; la Tunisia, con 778.480; l’Egitto, con vendite per 464.669 euri. Cifre, come dicevamo, riferite al solo primo semestre 2010.
[foto: la conferenza stampa a Madrid, via fundacioporlapau]
da Igliff
Batasuna rifiuta e condanna la violenza dell’Eta
La sinistra nazionalista basca presenta lo statuto della nuova Batasuna. Per concorrere alle prossime elezioni gli abertzales, il cui partito è fuorilegge dal 2003, dovevano condannare la violenza come mezzo di risoluzione dei conflitti politici. Hanno fatto molto di più, condannando qualsiasi violenza o minaccia in ogni sua forma e nominando direttamente l’Eta. Una svolta di portata storica.
Era il passaggio necessario e atteso, il pezzo chiave che era sempre mancato nel passato, il rifiuto inequivoco e la condanna della violenza da parte della sinistra abertzale. Negli ultimi tempi dominava il dibattito nel nazionalismo basco e ci si aspettava un fatto importante. Si tratta però di una svolta che nessuno si aspettava così coraggiosa. Ben quattro volte nel testo si rifiuta la violenza dell’Eta nominandola esplicitamente.
Il leader della sinistra abertzale, Rufi Etxeberria, accompagnato dall’avvocato Iñigo Iruin, ha presentato oggi a Bilbao, in un incontro affollato da protagonisti della sinistra nazionalista basca, lo statuto del nuovo partito. Etxeberria ha chiesto di non porre ostacoli alla nuova formazione: “Davanti alla comunità internazionale, ai mezzi di comunicazione e alla società basca, la sinistra abertzale chiede la sua legalizzazione”. Il movimento indipendentista basco era stato illegalizzato sette ani fa per la Ley de partidos, considerato braccio politico dell’Eta, e aveva di volta in volta cambiato nome per essere successivamenre respinto o in parte rimpiazzato da altre formazioni, sempre più autonome e critiche verso il terrorimo. Il suo seguito elettorale è stimato attorno al 10% e si tratta di un attore necessario per qualsiasi processo di soluzione del conflitto basco.
Le reazioni politiche sono diverse. Se i Popolari chiedono di non ammettere la nuova formazione, molte voci di sinistra invitano alla prudenza e ricordano che la democrazia deve essere molto esigente nel chiedere garanzie ma non respingono l’iniziativa, mentre i nazionalisti baschi del Pnv accolgono con favore il nuovo statuto. Nessuno però può nascondersi che si tratta di una svolta di grandi proporzioni. La separazione dei cammini tra il terrorismo dell’Eta e il nazionalismo di sinistra basco è ora nero su bianco, rispecchiando il percorso dei Paesi baschi, maggioritariamente stanchi della violenza e del terrore.
L’Eta aveva annunciato un cessate il fuoco l’11 gennaio ma il governo spagnolo e i partiti politici, né la società basca nel suo insieme, avrebbero mai lasciato all’organizzazione terrorista un ruolo autonomo negoziale. Era necessario che la sinistra basca si affrancasse definitivamente dall’organizzazione, passaggio indispensabile perché il superamento del conflitto non può fare a meno di questo settore della società .
L’ultimo conflitto armato d’Europa entra in una fase nuova. Se questa porterà al suo superamento definitivo è presto per dirlo e il cammino, in ogni caso, non sarà facile. Ma è certo che le condizioni che si stanno determinando ora non si erano mai verificate prima.
[nell'immagine, via noticiasdeguipuzcoa, Rufi Etxeberria e Iñigo Iruin]
da Igliff






