Le primarie del Psoe
A Madrid si sono tenute le primarie per decidere chi, tra Tomás Gómez e Trinidad Jiménez, contenderà la presidenza della comunità a Esperanza Aguirre nelle prossime elezioni.
Due candidati, entrambi zapateristi, e un risultato a sorpresa: Jiménez, ministra della Sanità, non ce l’ha fatta, malgrado l’appoggio di Zapatero e di quasi tutta la direzione del Psoe.
Di seguito, un articolo, pubblicato su Europa prima del voto, che racconta come si è arrivati alle primarie.
Las primarias, gioco al massacro per Zapatero
A Madrid è in atto uno scontro per la candidatura socialista alle elezioni autonomiche del 2011 tra l’attuale segretario della Federazione socialista madrilena (Fsm), Tomás Gómez, e la ministra della sanità e politiche sociali, Trinidad Jiménez. Las primarias decideranno chi fra i due fronteggerà la popolare Esperanza Aguirre. Gómez, giovane e rampante socialista, già perfetto rappresentante dello zapaterismo, gode dell’appoggio della Fsm e dei sindaci della cintura di Madrid, che ha rango di Comunità autonoma. Trinidad Jiménez, zapateriana della prima ora – nella sua casa all’indomani della sconfitta del 2000 si propose il giovane Zapatero come personalità nuova che potesse ricostruire il Psoe – è appoggiata dai vertici nazionali.
Il problema è iniziato quando il gradimento del Pp ha iniziato a calare. Aguirre, rappresentante dei duri del Pp, sodale di Aznar e avversaria del segretario Mariano Rajoy, ha governato la Comunidad portando avanti un processo di smantellamento della presenza pubblica nei servizi sociali e privatizzazioni. In particolare nella sanità, dove oramai i tempi di attesa vengono definiti come «italiani».
Il recente sciopero dei lavoratori della metropolitana madrilena, che si sono opposti all’abbassamento del salario dell’1,5% e alla rottura del contratto, ha visto i madrileni simpatizzare per loro, malgrado i disagi, e l’apprezzamento per la Aguirre calare ancora: alla Fsm si aprivano scenari meno plumbei e, fino a poco fa, impensabili. La Fsm è ritenuta da molti un nido di vipere, nel quale le fazioni si scontrano senza esclusione di colpi.
Nelle regionali del 2003 i socialisti, che candidavano Rafael Simancas, vinsero le elezioni senza ottenere la maggioranza assoluta. Al momento del voto per un governo di coalizione che ridesse la Comunità al Psoe il tradimento di due consiglieri socialisti, che non si presentarono in aula al momento della votazione, fece crollare tutto. Ci furono nuove elezioni, la vittoria del Pp con la candidata precedentemente sconfitta, Aguirre, e un crollo della credibilità dei socialisti. Tomás Gómez, giovane amministratore di Parla, piccolo comune di Madrid, eletto per tre mandati dei quali gli ultimi due con circa il 75% di preferenze, il sindaco più votato di Spagna, venne chiamato da Zapatero per rappresentare il rinnovamento del Psoe. A Madrid, ripetendo il suo stile politico, fatto di incontri coi cittadini e mediazione nel partito, ha ben lavorato, riportando il partito a livelli di unità accettabili.
Perché Zapatero abbia cambiato idea non è ben chiaro. Da Calle Ferraz, la sede del Psoe, si parla di un’inchiesta sul gradimento degli elettori che però non è mai stata resa pubblica e nessuno ha mai visto. È probabile che Zapatero pensi che contrapporre una donna a una donna sia importante per il Psoe delle pari opportunità e del governo con egual numero di ministre e ministri. La Jimenéz del resto è una donna molto simpatica, che riscuote un discreto successo, comunicativa e abile anche se un po’ ingessata sulle posizioni ufficiali del Psoe. Ideologicamente è meno solida di Gómez, e non a caso ha rifiutato un pubblico confronto. Come ministra della sanità ha al suo attivo le campagne antifumo ma anche l’acquisto di 40 milioni di dosi del vaccino contro la febbre suina, inutilizzate e mandate al macero – come molti suoi colleghi europei di ogni colore politico. Dal canto suo Gómez ha fatto molto, pur non brillando in alcuni casi, e risulta ingeneroso il commento del ministro dell’interno Alfredo Perez Rubalcaba secondo cui il suo unico valore sarebbe «aver detto no a Zapatero». Accadde il 7 agosto, quando i due si incontrarono alla Moncloa, sede del governo, e Zapatero gli chiese un passo indietro.
Le primarie, che si terranno il 3 ottobre, rischiano, comunque vada, di trasformarsi in un “pasticciaccio brutto” per il Psoe. Il diktat della segreteria non è piaciuto ai militanti madrileni. Episodi discutibili, come quello di Móstoles, non fanno che esacerbare gli animi. Si tratta di un raggruppamento del Psoe che due anni fa Gómez sciolse per irregolarità nelle iscrizioni. La segreteria nazionale ha imposto di riammetterli al voto, che si ritiene andrà in massa alla Jimenéz. Una manovra forse dettata dalla necessità di rafforzare la candidata che, malgrado goda dell’appoggio dei media, è sempre dietro a Gómez tra i militanti. Non è per niente certo, quindi, quale sarà il risultato delle primarie. Occorre ricordare come queste abbiano già rappresentato una volta per il Psoe un grande successo iniziale per risolversi in un fallimento. Fu nel ’98, quando González annunciò di non volersi ricandidare, senza aver nominato un successore ma indicando Joaquim Almunia, il quale, per legittimarsi, decise di indire primarie, che vennero vinte a sorpresa da un altro catalano, Josep Borrell.
All’inizio l’effetto-primarie spinse il Psoe, che intravvide il ritorno al potere dopo la sconfitta del ’94. Ma una campagna stampa per scandali che coinvolgevano uno stretto collaboratore di Borrell, rivelatisi poi inesistenti, lo spinse a dimettersi e il partito presentò alle elezioni lo sconfitto Almunia.
Non si poteva far peggio e il Psoe passò dalla sconfitta per meno del 2% di quattro anni prima alla disfatta della maggioranza assoluta per José Maria Aznar. In questo caso a rischiare molto è Zapatero.
Se vince Gómez la sua autorità verrà colpita. Ma se vince Trini per poi perdere contro la Aguirre, sarà anche peggio. Il momento è delicato e il fair play dei due contendenti lo dimostra.
Una riflessione la merita l’imporsi delle primarie, che costituisce un dato politicamente importante, pur nella versione spagnola (aperte solo agli iscritti e con norme rigidissime: il mancato pagamento di anche una sola quota mensile leva il diritto di voto anche al militante di sempre). Dopo l’esperienza italiana, la socialdemocrazia europea guarda a esse come strumento per rinnovarsi e stimolare la scarsa democrazia partecipativa della vita dei partiti. I socialisti francesi le faranno per il candidato alla presidenza, aperte anche ai simpatizzanti, e anche Sigmar Gabriel, attuale leader della Spd tedesca, le ha proposte per scegliere il prossimo candidato alla cancelleria. Finanche gli inglesi ci pensano su.
Questa di Madrid può essere una prova per il dopo-Zapatero, che il 67% degli spagnoli non vogliono si presenti per un terzo mandato.
[immagine: Trinidad Jiménez e Tomás Gómez]
da Igliff
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