Iván Zulueta il regista che fu divorato dalla pellicola
Con il 2009 se n’è andato anche Iván Zulueta, artista, grafico e regista. Il 30 dicembre scorso, per colpa di una malattia, la morte in ospedale, e lo scorso 5 gennaio i funerali, scarni e composti in una chiesa vicino la sua stravagante villa a San Sebastian. Come spesso avviene, alla scomparsa terrena corrisponde la rinascita dell’artista. Così si è risvegliato il popolo dei cinefili, ritornando a parlare di “Arrebato” (1980), il secondo ed ultimo lungometraggio di Zulueta, il definitivo. Zulueta ha fatto di tutto, è stato fotografo, designer, ha creato le locandine per molti film spagnoli, tra cui quelli di Almodovar. Ha vissuto negli Stati Uniti travolti in pieno dalla rivoluzione psichedelica. Fu punito dalla critica, una volta tornato in patria, per avere dimostrato più interesse verso il controllo dei tempi cinematografici che per la transizione dall’epoca franchista alla repubblica. Il suo secondo lungometraggio, del 1980, è emblematico perché ha segnato la fine della sua carriera di regista. “Arrebato” è stato, in un certo senso, il film che ogni regista vorrebbe girare, un distillato di arte e intimità. Con questo film il regista ha messo a nudo le proprie ossessioni, la dipendenza da eroina e da pellicola. Racconta la frenesia della Movida madrilena degli anni ‘80, con uno stile nuovo, bulimico e che è diventato comune solo molti anni più tardi. “Arrebato” è stato definito il primo film del XXI secolo, il miglior film sui vampiri dove non compare nessun canino e nemmeno una goccia di sangue. Un film di culto, e come tale introvabile, aspetteremo la meritata retrospettiva.
Un suggestivo brano del film.
da Laura
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