Archivi per ottobre, 2010

economia, governo zapatero, partido popular, partido socialista, politica, welfare, zapatero

Il Psoe, la crisi, i sindacati

Quanto sia stretto il legame storico tra socialismo e sindacalismo si evince già dal nome del Psoe, Partito socialista operaio spagnolo. Sindacato e partito hanno lo stesso padre, Pablo Iglesias, ma il mondo è cambiato da quando questi fondò il Psoe, nel 1879, poi la Ugt (Unión general de trabajadores), nel 1888.

Europa21.10La fratellanza è stata messa alla prova dall’evoluzione del Psoe, affrancatosi progressivamente dall’origine di classe per cogliere la complessità della società contemporanea. L’Ugt ha dovuto competere dagli anni ’60 col sindacato comunista, ma comunque serbatoio elettorale del Psoe, Comisiones obreras (CC.OO.), maggioritario tra le associazioni sindacali spagnole, accentuando la sua autonomia dal Psoe. Il ruolo di partito di governo (il Psoe ha guidato cinque dei sette esecutivi della stabilizzata democrazia spagnola dopo la Transizione), a partire dal governo González dell’82, ha costretto il Psoe a confrontarsi precocemente con le contraddizione dell’essere partito dei lavoratori e di governo.

Negli anni’ 80, la fine dell’«unità d’azione » tra sindacato e partito ha comportato la nascita di una dialettica, anche aspra, nella quale il Psoe si è posto come elemento di sintesi tra le istanze interessi dei lavoratori e quelle più ampie della società spagnola. Lo sciopero generale del 29 settembre, contro la riforma della legislazione sul lavoro decisa dal governo e approvata dal parlamento, non rappresenta quindi il primo confronto tra Psoe e sindacati, né il più cruento.
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ott  10
29
alle 12:59
da Igliff

Ultimo commento:

di OcchioPidocchio il 01/1/70

Fate come me, emigrate...ma vi conviene davvero venire in Spagna? http://www.occhiopidocchio.inf...

arti, italia/spagna, turismo

I miti mediterranei di Mirò a Pisa

Da oggi Joan Miró – I miti del Mediterraneo apre i battenti a Pisa. Una mostra dedicata al maestro catalano, una delle anime più vitali del surrealismo, crocevia tra disegno, pittura, scultura e poesia, così come ripensate nel XX secolo.

Mirò1La mostra presenta 110 opere – alcuni grandi dipinti di 250 x180 cm., sculture, litografie, tessuti, disegni e editoria – accompagnate da testi dell’artista.

Coseiberiche l’ha visitata e la consiglia vivamente a chi si trovasse a passare da Pisa o sia in cerca di una meta per allontanarsi un po’. Vale la pena per la mostra in sé che, pur non presentando molte opere, è realizzata con grande intelligenza, ha il pregio della varietà e riesce a riproporre la statura complessiva dell’artista, il suo pensiero sull’arte e, soprattutto, sul fare arte.

Poche sculture ma interessanti; assortite produzioni plastiche di piccole dimensioni veramente pregevoli; alcuni quadri di grandi dimensione, decisamente belli; incisioni, soprattutto le acqueforti, la parte della sua produzione meno conosciuta dal grande pubblico; due arazzi in canapa e filati vari molto belli; alcune pregiate edizioni di libri, delle vere gioie editoriali. Il tutto all’interno di un percorso che, pur se non vasto, ci offre il percorso artistico di Mirò nella sua completezza.

Mirò2Di passo, già che ci siete, passate a vedere il murales di Keith Haring, Tuttomondo, dipinto su una parete del convento dei frati di Sant’Antonio Abate, a due passi dalla stazione centrale di Pisa. È la sua ultima opera prima della morte, realizzata nel 1989 e caparbiamente portata a termine malgrado la malattia minasse gravemente il giovane artista. 189 metri quadrati per una delle poche opere di Haring al mondo ancora non cancellate, giunta fino a noi in ottimo stato di conservazione.

La mostra, organizzata con la Fondació Miró di Barcellona, promossa dalla Fondazione Cassa di risparmio di Pisa e con Giunti Arte, Comune di Pisa e Ambasciata di Spagna in Italia, resta aperta da oggi al 23 gennaio (da martedì a venerdì: 10-19, sabato e domenica 10-20, chiuso lunedì. Ingresso 8 euro. Info: 050.500197

[immagini dell'autore: Louis Marcoussis & Joan Mirò, Ritratto di Mirò, puntasecca, 1938; uno degli spazi espositivi. riproduzione libera con citazione della fonte]

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ott  10
9
alle 01:42
da Igliff

elezioni, governo zapatero, italia/spagna, madrid, partido popular, partido socialista, politica, zapatero

Le primarie del Psoe

A Madrid si sono tenute le primarie per decidere chi, tra Tomás Gómez e Trinidad Jiménez, contenderà la presidenza della comunità a Esperanza Aguirre nelle prossime elezioni.

jimenez-gomezDue candidati, entrambi zapateristi, e un risultato a sorpresa: Jiménez, ministra della Sanità, non ce l’ha fatta, malgrado l’appoggio di Zapatero e di quasi tutta la direzione del Psoe.

Di seguito, un articolo, pubblicato su Europa prima del voto, che racconta come si è arrivati alle primarie.

Las primarias, gioco al massacro per Zapatero

A Madrid è in atto uno scontro per la candidatura socialista alle elezioni autonomiche del 2011 tra l’attuale segretario della Federazione socialista madrilena (Fsm), Tomás Gómez, e la ministra della sanità e politiche sociali, Trinidad Jiménez. Las primarias decideranno chi fra i due fronteggerà la popolare Esperanza Aguirre. Gómez, giovane e rampante socialista, già perfetto rappresentante dello zapaterismo, gode dell’appoggio della Fsm e dei sindaci della cintura di Madrid, che ha rango di Comunità autonoma. Trinidad Jiménez, zapateriana della prima ora – nella sua casa all’indomani della sconfitta del 2000 si propose il giovane Zapatero come personalità nuova che potesse ricostruire il Psoe – è appoggiata dai vertici nazionali.

Il problema è iniziato quando il gradimento del Pp ha iniziato a calare. Aguirre, rappresentante dei duri del Pp, sodale di Aznar e avversaria del segretario Mariano Rajoy, ha governato la Comunidad portando avanti un processo di smantellamento della presenza pubblica nei servizi sociali e privatizzazioni. In particolare nella sanità, dove oramai i tempi di attesa vengono definiti come «italiani».
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ott  10
5
alle 12:30
da Igliff

barcelona, economia, governo zapatero, madrid, partido popular, partido socialista, politica, società

Così no! Lo sciopero generale in Spagna

Lo sciopero generale del 29, il quinto della democrazia spagnola, può dirsi riuscito, anche se le prime cifre sono, naturalmente, discordanti. Indiscutibile successo per i sindacati, che danno al 70 per cento la partecipazione, mentre la Ceoe, la Confindustria spagnola, parla di giornata di «grande normalità ».

cartel-huelga-general-2In realtà, tutta l’industria catalana è stata ferma, così come il porto e le industrie di Valencia, le industrie e i cantieri navali galiziani e i mercati generali di Madrid. Bassa, invece, l’adesione nel Paese basco. A Madrid il consumo elettrico è diminuito del 20 per cento (del 17,6 in tutta la Spagna), sicuro indice di minore attività (nel 2002, ultimo sciopero generale, la riduzione fu del 25).

Dal punto di vista della percezione dei cittadini la huelga general è stata un successo. Nella capitale il trasporto pubblico si è bloccato e ovunque sono stati garantiti solo i servizi minimi. A Madrid la partita era doppia: il governo ha trovato coi sindacati un accordo sui servizi minimi garantiti, giudicato un successo in mancanza di una legge di regolamentazione, che alcuni governi locali del Partido popular, Madrid in testa, non hanno riconosciuto. In queste località lo scontro è stato più teso e non sono mancati picchettaggi e scontri, con arresti di sindacalisti, almeno 40 in tutto il paese, e anche spari in aria da parte della polizia, a Getafe (Madrid), davanti all’impresa aeronautica Eads-Casa. Episodi di guerriglia urbana a Barcellona, da parte di gruppi di incappucciati estranei ai sindacati, e blocchi stradali in diverse regioni ma, malgrado tutto, la giornata è trascorsa con tranquillità e il ministro del lavoro, Celestino Corbacho, ha sottolineato «l’alta responsabilità» dei lavoratori in sciopero.

La percezione maggiore della riuscita della protesta l’ha data quanto avvenuto nei media. Telemadrid, la televisione locale pubblica della capitale, ha trasmesso dalle 24,00 il monoscopio. Lo stesso l’emittente andalusa Canalsur, mentre la catalana Tv3 ha mandato in onda solo musica classica. Anche le edizioni ridotte dei quotidiani preparate per l’occasione non sono riuscite a arrivare nelle edicole praticamente ovunque, dato il blocco della distribuzione. Al di là dei numeri, comunque, i sindacati, che avevano dichiarato lo sciopero senza troppa convinzione, tirano un sospiro di sollievo e si preparano a trattare col governo modifiche della riforma. Anche il governo ha i suoi motivi di soddisfazione. Vediamo perché ripercorrendo genesi e contenuti della riforma.
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ott  10
1
alle 06:14
da Igliff