Archivi per luglio, 2010

barcelona, catalunya, españa plural, montilla, partido popular, partido socialista, politica, rajoy, società, turismo

Animali, animalisti e nazionalisti

El Parlament, la Camera autonoma catalana, ha proibito le corride a partire dal 2012. Ma non è stata solo una vittoria degli animalisti. La Catalogna diviene così la seconda autonomia spagnola (nel 1991 furono le Canarie) a vietare la lidia sul suo territorio.

torofuocoCol voto – 68 a favore, 55 contro e 9 astenuti – si conclude un procedimento parlamentare cominciato sette mesi fa, con la presentazione di una legge di iniziativa popolare promossa dalla piattaforma “Prou” («basta» in catalano), forte di 180mila firme.
Favorevoli all’abolizione sono stati la coalizione rosso-verde Icv- EUiA e i nazionalisti catalani di sinistra di Esquerra republicana; contrari i deputati del Partido popular (Pp) e del Gruppo misto. I due maggiori partiti, i nazionalisti cattolico-liberali di Convergència i Unió (CiU) e i socialisti catalani (Psc), hanno dato libertà di coscienza ai deputati, dopo delicate mediazioni interne.

Gli animalisti cantano giustamente vittoria per lo storico traguardo ma i diritti degli animali hanno rappresentato solo uno degli elementi della discussione che è rapidamente entrata nei binari dello scontro politico nazionalista. Non per niente i pro-taurinos si sono inutilmente affannati nelle scorse settimane a sventolare senyeras (bandiere catalane) nell’Arena monumental di Barcellona, per contraddire l’idea che le corride esprimano una cultura spagnola contrapposta a quella catalana e rompere l’equazione anti-taurinos = catalanisti.
Gran parte del confronto è avvenuta su questo terreno, come confermano i commenti dei politici spagnoli.

Il segretario del Pp, Mariano Rajoy, ha affermato che «cercare la differenza a costo della libertà è inaccettabile» e per l’eurodeputato Pp ed ex ministro degli interni, Jaime Mayor Oreja, la proibizione della corrida rappresenta «un’offensiva nazionalista» e la «conferma » di una «crisi profonda»: sarebbe infatti «una provocazione o una vendetta per il successo della selezione spagnola e per il Tribunale costituzionale » – che ha respinto di recente alcuni articoli del nuovo testo dello statuto autonomo catalano.
Favorevoli alla corrida molte amministrazioni del Psoe, come quelle di Castiglia-La Mancha e Andalusia, ma nel Parlament la maggioranza del Psc ha votato per l’abolizione.
Non il presidente autonomico e segretario, José Montilla, che si è detto «contrario ai divieti».

Gli animalisti aspirano ora ad estendere l’offensiva in altre Autonomie. Progetto difficile, dato che, allontanandosi la battaglia animalista dallo scontro fra nazionalismi, gli anti-taurinos perderanno rapidamente i loro alleati, com’è già accaduto nella stessa Catalogna.

I giochi coi tori non sono solo le corride e molti di questi sono radicate tradizioni catalane, non meno cruente della lidia: in alcuni paesi i tori vengono liberati con palle infuocate messe sulle corna o vengono attaccati con bastoni e pietre; in altri ci si limita a tentare di farli cadere in mare schivando i loro attacchi.
Anche la regolamentazione restrittiva dei correbous (corse di tori in catalano) doveva essere discussa ieri ma, per astenersi anziché votare contro, i deputati di CiU della zona dell’Hebro – territorio catalano dove più sono radicati – hanno ottenuto di stralciare la discussione.

La vittoria animalista giunge, comunque, a ufficializzare un cambio di costume già avvenuto in Catalogna, e in corso in Spagna. Vi è una maggiore sensibilità per gli animali e, nella società urbanizzata, influiscono meno le tradizioni culturali rurali profonde, da cui tutti i giochi con tori e animali provengono. Un processo più avanzato in Catalogna, dove già 71 sono i comuni «de-taurinizzati » e dove si svolgono poche corride, rivolte in specie al turismo.

[pubblicato il 29/7/10 su Europa col titolo 'Il toro salvato dall’odio anti-Madrid'; immagine: toro che - probabilmente - pensa con invidia al cugino che è morto nell'arena ma almeno si è fatto prima quattro anni di vita brada e gioiosa, via no fronteras, no banderas; il post, in spagnolo, fa anche un'interessante punto su correbous catalani, politica e nazionalismi]

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lug  10
31
alle 05:22
da Igliff

catalunya, españa plural, partido popular, partido socialista, politica, società, turismo

Mai più corride in Catalogna

El Parlament ha approvato la proibizione delle corride con 68 voti a favore, 55 contro e 9 astenuti. La modifica della Legge di protezione degli animali entrerà in vigore il primo gennaio 2012.

FOTO EL CID LLORA SENTADO ESTRIBO BILBAOLa Camera catalana ha così avallato la Legge di iniziativa popolare firmata da 180mila persone e presentata in Parlamento sette mesi fa.

Determinante è stato l’appoggio di Convergencia i Uniò, che si è sommato ai voti dei gruppi di Esquerra Republicana e di Iniciativa per Catalunia – Els Vert. Contrari il Partido popular catalano, Ciudadanos per el canvi e la maggioranza dei deputati del Partito socialista catalano.

[immagine: El Cid piange dopo aver tagliato l'orecchia al toro Veranero, quinto delle sue vittime a Bilbao, via Salmonetes ya no nos quedan]

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lug  10
28
alle 11:15
da Igliff

barcelona, españa plural, montilla, partido popular, partido socialista, società

La Catalogna decide se vietare la corrida

Domani il Parlamento catalano vota la proibizione delle corride sul suo territorio. L’alleanza tra animalisti e nazionalisti catalani sembra certa della vittoria.

article_toreroArriva a conclusione un processo cominciato sette mesi fa, con l’Iniciativa Legislativa Popular (una legge di iniziativa popolare) promossa dalla Piattaforma Prou (che in catalano vuol dire “basta”) per la proibizione de las lidias in Catalogna.

El Parlament si esprimerà, quindi, ma in che senso non è ancora certo, anche se le quote dei bookmaker sono favorevoli alla proibizione.

Gli animalisti si accontenterebbero che venissero confermati gli equilibri espressi dal Parlament quando decise di accogliere il testo di iniziativa popolare. In quel caso i voti a favore furono 67 contro 59, con nove astensioni: Iniciativa per Catalunya – Els Verts e Esquerra republicana votarono a favore, il Partido popular (Pp) e il Gruppo misto votarono contro, mentre Convergencia i Uniò e i socialisti catalani (Psc) diedero libertà di coscienza ai membri dei gruppi. Confermata da entrambi, con disappunto dei taurinos che speravano che la contrarietà alle proibizioni espressa dal segretario del Psc, Montilla, preludesse a un voto contrario del gruppo.

Ma, tenendo conto che la misura sarebbe un passo in più nella de-ispanizzazione della Catalogna, nessun gruppo, a parte il Pp, correrà il rischio di essere additato come colpevole di una mancata approvazione della legge, correndo il rischio di essere accusato di mancato fervore nazionalista. Non per niente, domenica scorsa, diverse Senyeras (la bandiera catalana) ondeggiavano nella Plaza monumental di Barcelona, nel tentativo di rompere l’equazione antitaurinos = catalanisti.

Attualmente sono 71 i municipi catalani che hanno vietato la corrida sul loro territorio. Da domani, forse, in tutta la Catalogna la Corrida sarà illegale. Una gioia per gli animalisti e un brutto colpo per gli appassionati de las ferias

[immagine (ANSA-EPA/Gustavo Cuevas): il torero Julio Aparicio incornato alla gola alla Feria de Madrid il 21 maggio scorso, via Panorama.it. Aparicio è salvo e deve sottoporsi a una serie di interventi ricostruttivi]

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lug  10
27
alle 01:34
da Igliff

barcelona, catalunya, españa plural, estatut, governo zapatero, intervista, partido popular, partido socialista, zapatero

«Ha vinto la Spagna della generazione post-Zapatero»

Intervista a Miguel Mora (El País): una squadra giovane, europea e cosmopolita.
Quello che ha vinto il Mondiale è l’España fútbol club. Una squadra nuova per il posto che ha nel cuore degli spagnoli, un gruppo che rappresenta una nuova generazione, cresciuta nella Spagna moderna, europea e democratica.


La RojaQuesta nazionale ha sovvertito abitudini e pronostici, ha vinto dopo anni attesa, ha giocato bene e ha conquistato Europeo e Mondiale. Soprattutto, ha cambiato l’idea di nazionale di calcio degli spagnoli, unendo intorno alla squadra le diverse nazionalità che compongono il mosaico spagnolo. Il nazionalismo livoroso dei partiti, in cerca di senso per sé nell’era postideologica, pare stavolta essere rimasto indietro, davanti allo scatto di una squadra che ha acceso la passione di tutti. In questo senso in Spagna parlano di España fútbol club: per la prima volta la nazionale rappresenta i suoi tifosi come i grandi club di Madrid e Barcellona fanno coi loro, imponendosi nel calcio mondiale e catturando i cuori.

Per capire la novità di questo sentimento ci facciamo aiutare da Miguel Mora, il corrispondente in Italia de El País. Madrileno, giornalista ma anche grande conoscitore del flamenco, amante del calcio e tifoso dei colori bianco-rossi dell’Atlético Madrid, Mora è, come tutti gli spagnoli, innamorato di questa nazionale. «La vittoria arriva in un momento difficile, con questa crisi che ci ha sorpreso quasi più per la repentinità che per l’intensità, che pure è tremenda perché come sempre in Spagna le crisi economiche flagellano l’occupazione; e avrà i suoi effetti. Migliorerà la percezione della realtà, che era molto cupa, malinconica e triste: quella della fine di un periodo di ricchezza mai conosciuto prima e di una crisi che gli economisti ci dicono sarà lunga».

Questa vittoria avrà un effetto diretto sull’economia?
Io sono scettico. L’economia non migliorerà, semmai ne beneficerà il marchio-paese, che per quanto riguarda lo sport è già molto quotato. Veniamo da un periodo lungo e intenso: da Indurain nel ciclismo sino al motociclismo, al basket, all’automobilismo.

E sulla politica?
Farà bene al governo, ma non in maniera diretta. Ne trarrà giovamento perché l’opposizione in Spagna è catastrofista, ha bisogno di scenari drammatici. Questa vittoria, con tanti catalani, invece…
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lug  10
13
alle 04:10
da Igliff

barcelona, catalunya, españa plural, estatut, governo zapatero, madrid, partido popular, partido socialista, politica, zapatero

La Rossa del calcio aperta e inclusiva che fa crollare tutti i nazionalismi

La squadra mondiale rispecchia un’idea della Spagna e delle tante nazionalità che la compongono diversa da quella della politica.

PULPO PAULLa Spagna più bella di sempre gioca domani per avverare un sogno. Parole trite e retoriche, certamente, ma non per questo lontane dal vero. Le speranze che vengono riposte in questa nazionale ci dicono molto di questo paese, di come vuole rappresentarsi e di cosa, dunque, vorrebbe essere.

C’è sicuramente la crisi economica a modellare il feticcio da sconfiggere con una buona prestazione della Rossa. Il passaggio alla crisi è stato repentino, determinato dalle debolezze strutturali di un’economia dipendente dal mattone, con un indebitamento privato tra i più alti d’Europa (gli spagnoli sono i primi quanto a esposizione verso le banche per mutui immobiliari) e un pesante passivo nell’import-export. Una crisi arrivata di corsa ma le cui basi si sono consolidate nel tempo.

Per quanto gli spagnoli siano pronti a giudicare duramente Zapatero per la sua politica economica, si tratta esattamente di quella iniziata da Pedro Solbes nel ’93-’96, con l’ultimo governo di Felipe González, e seguita dai due governi Aznar, dal ’96 al 2004, mentre Solbes «sovrintendeva» al processo con la delega economica della Commissione europea dal 2000 al 2004. Per riprendere nuovamente il timone come ministro economico e primo vicepresidente nei due governi Zapatero, sino all’aprile 2009, quando venne sostituito da Elena Salgado.

Una vittoria nel mondiale sarebbe una bella boccata d’aria fresca per la Spagna (e per Zapatero) davanti alla difficile congiuntura economica, per non dire delle valutazioni per le quali una vittoria al Mundial varrebbe circa un punto del Pil.
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lug  10
10
alle 03:42
da Igliff

governo zapatero, italia/spagna, partido popular, politica, società

Germania – Spagna, una sfida allo specchio

Inutile fare finta di niente, invocare disinteresse e distacco, antipatia per il pallone o impegni di lavoro, e neanche la fede nazionalista antispagnola. Oggi tutta la Spagna sarà davanti alla televisione, o in altro modo in ascolto, a seguire la sfida con la Germania.

news_semifinalE con ragione. Questa è la migliore nazionale di sempre, campione d’Europa, una squadra solida, che fa del possesso palla la sua forza, accogliendo la lezione di Nils Liedholm secondo la quale finché la palla ce l’abbiamo noi gli avversari non possono tirare. Una squadra con giocatori dai piedi buoni ma non dipendente dai fantasisti, un blocco coeso attorno al nucleo del Barcellona.

Le aspettative sono dunque tante e per questo ancor maggiore può essere la delusione. Vittoria o sconfitta. Entrambi i risultati avranno conseguenze, e non potrebbe essere altrimenti in un paese calciofilo. Influiranno anche sul quadro politico? La domanda è lecita, il gioco è lezioso e utile, perché guardare questa squadra per gli spagnoli sarà un po’ anche guardarsi allo specchio.

La Spagna di oggi è diversa da quella di due anni fa. Evanescente l’immagine del paese senza crisi, che scala i gradini della classifica del Pil pro-capite. La locomotiva che precede i partner europei spinta dal combustile della sua dinamicità è ormai passata. Come pure il paese solidale, il campione negli aiuti allo sviluppo, il costruttore della Alleanza tra le civiltà, alternativa allo scontro di civiltà delle Torri gemelle e della seconda guerra irachena. Resta il paese dei nuovi diritti, ormai acquisiti, mentre la crisi vuole una guida per affrontare le difficoltà.

In tutto questo arriva il Mundial. La nazionale più bella di sempre. La voglia di vincere. Finché davanti non si para la Germania più bella di sempre. Una squadra, incredibile a dirsi, simpatica. Giovane, veloce, padrona del campo, della palla e in eccellente stato fisico.
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lug  10
7
alle 01:25
da Igliff

chiesa

La dissidenza nella chiesa spagnola all’attacco: Rouco denunciato a benedetto XVI

Un gruppo di teologi spagnoli ha denunciato al Papa il cardinale di Madrid e presidente della Conferenza episcopale spagnola (Cee), Antonio María Rouco Varela.

Maria_Victoria_GomezLa denuncia, è stata presentata al nunzio apostolico in Spagna, Renzo Fratini, il 22 aprile da María Victoria Gómez, religiosa redentorista, per 60 anni monaca di clausura. La settimana successiva l’arcivescovo Fratini ha risposto alla religiosa assicurando di «Aver preso attentamente nota delle sue informazioni».

Tra le accuse presenti nel documento di più di 400 pagine ci sono violazione del Diritto canonico, omissione del dovere pastorale, coercizione e accettazione di denunce calunniose. Si tratta della prima denuncia canonica contro un presidente della Cee.

«Il Codice di Diritto Canonico è stato troppe volte utilizzato per condannare teologi e teloghe, mentre si è ignorato quando si è trattato di adempiere agli obblighi coi fedeli o, soprattutto, per evitare le coercizioni, espressamente proibite», hanno detto i denuncianti.

Il testo – formulato a cura di un nurtrito gruppo di laici cristiani che hanno organizzato anche una raccolta di firme per appoggiarlo – è circolato in settori ecclesiastici e attualmente gira sia nella curia romana che tra i vertici di francescani e gesuiti.

Lo scritto denuncia l’uso da parte dei vescovi di «collettivi di laici politicamente legati all’estrema destra che, su indicazioni esplicite o velate delle autorità ecclesiastiche, attaccano sistematicamente dai propri mezzi di informazione oppure formulano denunce continue e chiaramente insultanti» contro teologi e cristiani di base.

Nel documento si denunciano inoltre le pressioni dell’episcopato per far ritirare un libro scritto dal teologo José Antonio Pagola, il silenzio imposto al teologo francescano basco, José Arregui, l’ordine di impartito da Rouco Varela per tentare di impedire una conferenza del teologo brasiliano Leonardo Boff e le pressioni per far chiudere la «parrocchia degli emarginati» di San Carlo Borromeo, nel popolare quartiere madrileno di Vallecas.

Il caso più eclatante tra quelli denunciati è quello del processo contro il gesuita Juan Masiá, nel quale i vescovi Antonio Rouco Varela, Fernando Sebastián e Agustín García Gascó, anch’essi denunciati al Papa per quest’episodio, giunsero a pretendere dalla Compagnia di Gesù che imponesse il silenzio al teologo, che gli venisse impedito di viaggiare in Spagna, essendo di nazionalità spagnola, di pubblicare e di continuare a svolgere qualsiasi tipo di attività teologica, scritta o parlata.

[Immagine: la Serva di Dio María Victoria Gómez, da Noticias.com]

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lug  10
5
alle 03:13
da Igliff

Ultimo commento:

di Igliff il 01/1/70

Os agradezco mucho vuestras aclaraciones que completan la información para los lectores de Cosei...