Se anche Barcellona fa la festa al toro
Si fa un bel dire che la Spagna non è soltanto il toro, ma da quando è iniziata l’estate il tema non sembra subire calo d’attenzione. Se per una parte della nazione iberica l’avvento della festa del toro è un appuntamento imperdibile, in Catalogna si raccolgono le firme per fermare lo show. Eppure a Barcellona ha dato spettacolo José Tomás, idolo delle folle, eroe nazionale, un ometto magrolino, nervoso, l’ammaliatore del bestione nero e cornuto, povero bestione. Passando davanti al Monumental, la plaza de toros, dal sapore vagamente arabo avevo l’impressione che fosse un monumento al passato, i cartelli coi programmi dal disegno anni ’50, le entrate lato ombra o al sole, brandelli di un ricordo. La mia amica Marina mi aveva spiegato dell’accanimento dei cittadini di Barcellona contro la tauromachia e la raccolta di 180.000 firme per l’abolizione del cruento spettacolo, contro le 50.000 richieste
per promuovere la legge popolare, dell’appoggio dei partiti politici anche fuori dall’ala ambientalista, mi ha raccontato del mulo, simbolo di Catalogna, antagonista mite e lavoratore che si oppone all’altro, simbolo della nazione in cui in catalano doc non si identifica. Si è dimenticata di dirmi che la corrida scalda gli animi anche nella Ciutat Comtal, che hanno portato in trionfo il mingherlino Tomás fino al monte Tibidabo che sovrasta tutta Barcellona.
da Laura
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