arti, iberoamerica, interventi

Omaggio a Mario e Idea

Mario Benedetti, Il poeta resistente, è morto il 17 maggio scorso a 88 anni a Montevideo. Un anno difficile il suo, per i quattro ricoveri ospedalieri subiti ma, soprattutto, per la morte, avvenuta appena un mese prima, di una compagna di arti, vita e battaglie, Idea Vilariño. Un ricordo di Mario García De castro.

benedetti_vilarinoL’Istituto Italo latino americano di Roma ha ricordato ieri le due figure con una serata omaggio, tra poesia e musica. Anche noi vogliamo ricordarli, perché Benedetti è vissuto a lungo in Spagna in esilio, fuggendo dalla dittatura militare che lo aveva condannato a morte, ma anche perché Coseiberiche sono anche il piú ampio mondo hispanoablante, le culture e la storia e la cronaca dei paesi di lingua spagnola. Lo facciamo pubblicando il testo dell’intervento che il direttore dell’Istituto Cervantes di Roma, Mario Garcia De Castro, ha tenuto in occasione dell’iniziativa.

Con questo post, inauguriamo anche una serie di interventi esterni – articoli, commenti, poesie. Saranno spagnoli che vivono in Italia, italiani che vivono in Spagna, latinoamericani: appassionati e protagonisti delle vicende e della cultura iberoamericana, magari di passaggio nel nostro paese.

Ho scoperto che in tutti i paesi ci sono figli di puttana e gente magnifica. Mi sono legato alle brave persone, non ai figli di puttana, e ho avuto così molti buoni amici. Mario Benedetti.

Buona lettura.

Oggi rendiamo omaggio a due grandi scrittori in lingua spagnola del ventesimo secolo. Benedetti fu un eterno candidato al premio Cervantes. Idea Vilariño poté esserlo. E non è strano, l’olimpo degli eterni candidati che non l’hanno ricevuto è oramai grande quanto quello di coloro che l’hanno ricevuto. Ma oggi senza Benedetti, e senza Vilariño, il Premio Cervantes ci sembra più piccolo. Perchè Mario Benedetti è una delle voci più proprie del secolo scorso. Un testimone privilegiato della fine del ventesimo secolo, e del protagonismo latinoamericano di questo secolo convulso, come convulsa è la storia di Latinoamerica. E le poesie d’amore di Idea Vilariño, una delle più rinomate poetesse in lingua spagnola, hanno una forza tale da essere state integrate nelle costellazioni lirico-amorose di Pedro Salinas o Luis Cernuda.

Mi permettano, senza intenzione di sminuire Idea Vilariño, di parlare prima di chi più conosco, Benedetti. La sua vita fu il lungo percorso di un poeta, romanziere, scrittore teatrale, editorialista e attivista politico, tutti insieme. La sua vita, come la sua opera, coprí così tanti registri che risulta impossibile da classificare. Per alcuni fu uno scrittore popolare e un poeta della strada, per altri un poeta intimo, per altri ancora un rivoluzionario della parola.

benedettimadNacque a Montevideo, quando l’Uruguay era uno dei paesi con maggiore alfabetizzazione di Latinoamerica, e crebbe nell’epoca in cui l’Uruguay fu campione olimpionico di calcio nel 1924 e nel 1928. Mario rievocava poco tempo fa la vittoria dell’Uruguay sul Brasile nella finale della Coppa del Mondo nello stadio Maracaná nel 1950. «Gracias al fútbol nos conocieron en el mundo» diceva. «El fútbol hizo feliz a Uruguay, le dio importancia, personalidad. Que un país tan chico tuviera cuatro títulos mundiales era una cosa increíble».

Dopo, la crisi economica rovinò tutto, finì il buon calcio e nel 1973 apparve la dittatura, la tortura. La polizia militare lo perseguitò in giro per il mondo: Buenos Aires, Lima, L’Avana, affinché scontasse la pena di morte a cui l’avevano condannato. «Descubrí que en todos los países hay hijos de puta y gente macanuda. Me vinculé con la buena gente, no con los hijos de puta, así que tuve muy buenos amigos, en España, en Cuba, en México, en Argentina».

Mario si rifugiò in Spagna e visse a Maiorca e a Madrid, dove scrisse, amò, fu apprezzato da tutti i suoi ammiratori e cantato da Viglietti (A dos voces), Serrat (El sur también existe) o Rosa León, Isabel Parra, Soledad Bravo, Nacha Guevara, che ricrearono nella musica i suoi poemi di amore e resistenza.

Se oggi Serrat fosse tra di noi direbbe sulla sua poesia: «Me gusta mucho su curiosidad, su forma de incorporar, mezclar y bajar la poesía a la calle, subirla a un escenario, acercarla a la gente, por eso es un poeta muy transversal».

“Usted madura y busca / las señas del presente / los ritos del pasado / y hasta el futuro en ciernes / quizá se ha vuelto sabio / irremediablemente / y cuando nada falta / entonces usted muere”

È vero che tutta la sua opera ha una vocazione: la comunicazione con l’essere umano del suo tempo. «No escribo para el lector que vendrá, sino para el que está aquí, poco menos que leyendo el texto sobre mi hombro». È la stessa vocazione a parlare chiaro nel presente e con il prossimo che aveva Antonio Machado, che avevano Neruda, García Lorca, Miguel Hernández o Nicanor Parra, Gonzalo Rojas, e altri ancora.

Benedetti si rivolse all’uomo comune, non era interessato alle élite distinte della letteratura ipocrita o truffatrice, e cercò di dialogare onestamente e direttamente coi suoi lettori. Fu un uomo del suo tempo che visse in un’epoca di azione ed utopia alla quale non volle rinunciare, un’epoca in cui la vita ribolliva in Latinoamerica ed emerse come potere e forza letteraria.

L’opera di Idea Vilariño è piu introspettiva di quella di Benedetti. I suoi ammiratori hanno vissuto una specie di esperienza iniziatica che non dimenticheranno mai. Ma entrambi condividevano tratti comuni: la stessa generazione, molti amici, la poesia popolare, la discrezione, il lavoro onesto, il fervore degli ammiratori.

Entrambi furono amici di Juan Carlos Onetti. Mario Benedetti racconta come lo conobbe: «En Madrid hice muy buena amistad con Juan Carlos Onetti, que no salía de la cama. Para qué iba a salir de la cama, decía: en la cama uno nace en la cama uno coge por primera vez, en la cama uno se enamora, se casa, escribe, para qué iba a salir. Me acuerdo que una vez fue a verlo un periodista, y él vio que se fijaba en que sólo tenía dos dientes. “¿Usted me mira estos dientes?”, le dijo. “Pues le advierto que tengo una dentadura magnifica, pero se la he prestado a Mario Vargas Llosa”».

Benedetti rifletté molto sulla possibilità di comunicazione con il lettore. Lui considerava questa pratica come quella dello scrittore che deve affrontare una doppia responsabilità: quella artistica, dell’impegno estetico della creazione e quella dell’impegno acquisito con il lettore:

“Me consta y se
Nunca lo olvido
Que mi destino fértil y voluntario
Es convertirme en ojos boca manos
Para otras manos bocas y miradas”.

Il suo impulso principale come creatore fu quello dei grandi della storia: commuoverci nella lettura, e nel farlo cambiarci un po’ dentro. Fu un autore che visse la tensione tra l’azione e la parola e per questo cercò la persuasione, la trasformazione del lettore. Fu uno dei poeti più rinomati del mondo, uno degli autori più letti in lingua spagnola e più tradotti. «Ha escrito lo que muchos sentimos que necesitaba ser escrito, de ahí la respuesta excepcional», disse José Emilio Pacheco.

Oggi i suoi lettori sono milioni, siamo tutti coloro che ammirano l’esperienza umana autentica e reale, siamo tutti coloro che ci sentiamo sedotti ed emozionati in tante occasioni dai suoi versi e dai suoi racconti. Tanti versi e canzoni che ormai dimorano nella nostra memoria per sempre. Benedetti fu sempre uno dei nostri.

Mario García De Castro – Direttore dell’Istituto Cervantes di Roma

[foto: 1) Idea e Mario; 2) Mario Benedetti a Madrid nel 1998, via El País]

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giu  09
25
alle 01:08
da Igliff


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