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Censura preventiva per l’ultimo Amenábar?

Agorà, l’ultimo film di Alejandro Amenábar, è una superproduzione spagnola da 50 milioni di euro, girato interamente in inglese (come The Others, del 2001, con Nicole Kidman) con un cast internazionale. Da noi nessuno ha comprato i diritti di distribuzione e nel web si grida alla censura perché i cattivi, nel film, sono i cristiani.

agoràAmbientato ad Alessandria d’Egitto nel IV secolo, mentre le culture pagane sono in decadenza e si impone la nuova religione cristiana, il film si lancia nel genere “Sword and sandal” (“Spade e sandali, come dicono gli americani, ovverosia il nostro peplum) – da Troy a Il Gladiatore fino a 300, passando per Alexandros e L’Ultima legione – con da un po’ di snobismo culturale europeo. Infatti qui gli eroi e i villain sono alle prese con un primo – e forse definitivo – scontro tra ragione e irrazionale, tra scienza e religione.

Quando la pellicola è stata presentata al Marché du Film di Cannes, il vero motore dietro le quinte glamour del festival, anche gli italiani sembravano interessati. I diritti di distribuzione mondiale, eccetto Spagna e Stati Uniti, se li è accaparrati il colosso statunitense Focus Features international, (che distribuì anche Mare dentro, il film di Amenábar, premio Oscar nel 2005) che punta su questo film e su Gli abbracci spezzati, l’ultima opera di Pedro Almodóvar, per correre ancora per l’Oscar.

Un filmone, insomma, atteso da addetti ai lavori e pubblico. Invece in Italia non si è visto nelle sale e forse non si vedrà mai.

Come mai? Una censura preventiva, è stato detto. Un problema unicamente di costi, si è replicato.
Chi pensa il mancato acquisto dei diritti abbia motivazioni censorie, guarda alla storia narrata nel film. Nella Alessandria d’Egitto, multireligiosa e cosmpolita, i contrasti religiosi ardono. Ebrei, pagani e cristiani si fronteggiano, all’ombra di quel monumento al sapere che è la biblioteca di Alessandria. Impersonata da Rachel Weisz (The Constant Gardener, La Mummia) Hipatia, figlia di Teone, ultimo conservatore della biblioteca, simboleggia la tolleranza greco-romana e nella sua scuola di filosofia con gli allievi usa ragione e conoscenza per capire il mondo circostante e al di là di esso, il cosmo. Matematica, filosofia e osservazione celeste, per costruire un modello, o perlomeno un’idea, dell’universo, giungendo a anticipare (nella fiction) l’eliocentrismo.

Attorno gli antichi pagani e ebrei e i nuovi cristiani si scontrano tra di loro. Sommosse, assalti, pestaggi zone prescritte della città e tutto l’armamentario dell’odio etnico e religioso che l’umanità conosce bene, in ogni luogo e tempo. Sono i cristiani – i più motivati, crudeli e forti – a avere la meglio. Guidati da Cirillo, vescovo violento e abile, conquistano la città e distruggono biblioteca e, con essa, migliaia di volumi dei saper antichi e contemporanei. Per ordine del vescovo cristiano Cirillo, nel marzo 415 Hipatia viene arrestata e il suo corpo scarnificato con conchiglie affilate.

Hipatia rappresenta la ragione che soccombe davanti alla furia e al potere dell’irrazionale, davanti all’odio religioso e etnico, davanti ai tempi nuovi che stanno sorgendo. Nella logica assoluta del peplum i buoni sono buoni e i cattivi cattivi: i cristiani appaiono come totalmente malvagi, assieme agli altri fanatici religiosi.

Secondo chi ha lanciato l’allarme censura, qui sta la questione: non vuole la chiesa che si ricordino gli episodi desolatamente terreni, umani, e per questo bestiali, che hanno accompagnato la sua e la nostra storia. Men che meno che si parli male di lei. I grandi distributori italiani, Cecchi Gori, Luce e Medusa, si difendono dicendo che non si tratta di censura. Il problema sono i costi: i diritti sono cari e non ci sono garanzie di rientro. A chi credere?

Pare ridicolo che la chiesa tema un film in costume, avrà cose ben più importanti a cui pensare. Ma non del tutto solido appare anche il ragionamento sui rischi economici. Possibile che tra sale, televisione e home video non si riesca a entrare? Agorà, è prodotto da Fernando Bovaira, Telecinco Cinema (quello che Mediaset produce in Spagna non distribuisce in Italia), Mod Producciones e Himenóptero (la produzione di Amenábar). La squadra è eccelsa e composta da nomi tra i più quotati al mondo: la costumista Gabriella Pescucci (Oscar per L’età dell’innocenza), Guy Dyas (direttore della produzione di Indiana Jones e il teschio di cristallo), il direttore della fotografia Xavi Giménez, lo sceneggiatore Mateo Gil. Il film è stato in Spagna la migliore uscita del 2009, con 5,3 milioni di euro e 827.750 spettatori in tre giorni; i primi risultati all’estero sono ottimi; il regista tradizionalmente firma pellicole dalla vita nelle sale remunerativa e, soprattutto, estesa nel tempo.

Infatti, chi parla di censura non ci crede e protesta. Una raccolta su Internet ha raccolto oltre 7600 firme, anche eccellenti, e un gruppo di Facebook riunisce chi chiede che il film arrivi nel nostro paese. Dal trailer, del resto, pare si tratti di un gran bel lavoro.

Sembra ridicolo, dicevamo, che oggi la chiesa preferisca che un film non circoli, ma certo si tratta della chiesa che ha avuto paura del fenomeno Dan brown. Che i grandi distributori (gli unici a poter pagare gli alti costi dei diritti) non vogliano urtare le sensibilità d’oltretevere, non sembra ipotesi così peregrina, in questo paese diventato così moderato sui principi, timoroso dei poteri e più papista del Papa.

Con buona pace di Amenábar che vuole “far sentire il pubblico come se stesse seguendo una troupe della CNN mentre documenta qualcosa che accade nel IV secolo dopo Cristo”.

[pubblicato anche su Articolo21]

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nov  09
25
alle 01:15
da Igliff


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