Archivi per febbraio, 2009
I venti della crisi si abbattono sulla stampa spagnola
Licenziamenti, ristrutturazioni, testate che chiudono e gli editori che chiedono a Zapatero aiuti al settore. Solo tra i giornalisti ci sono stati oltre cinquecento licenziamenti in tre mesi. Ondata di proteste e scioperi in arrivo.
In Spagna c’è un sistema editoriale vitale, con una molteplicità di operatori, di dimensioni anche internazionali, che competono sulla base dei prodotti in un mercato aperto, nel quale non manca anche un’importante presenza italiana. È interessante per molti motivi, quindi, guardare a cosa accade in Spagna, davanti alla grande crisi che colpisce il settore dell’informazione.
Alla base di tutto c’è il crollo della domanda di spazi pubblicitari, scesa del 35% nell’intero settore della comunicazione, alla quale si aggiunge una flessione dell’audience dei media tradizionali. A fare il quadro, sembra un bollettino di guerra, a cominciare dai giganti.
Il gruppo Prisa – un colosso editoriale che opera in mezzo mondo, il principale in Spagna – è in un momento difficile. Lo sbarco televisivo, col lancio di Cuatro, la nuova emittente nazionale in chiaro, è costato molto in quanto a valori di borsa. Partita alla grande coi diritti del campionato di calcio, li ha poi persi, ma comunque è in crescita. Il disastro c’è stato però col consorzio di televisioni locali, Localia Tv, nato anni fa, che non ottenne le frequenze per il passaggio al digitale terrestre e che il 31 dicembre ha chiuso, lasciando in strada 250 lavoratori. Ciò pesa su tutto il gruppo, non solo sul settore televisivo.
Nel quotidiano El País, in flessione di vendite anche se minore rispetto alla concorrenza, c’è stato un pesante intervento, con l’unificazione delle redazioni tradizionale e internet, che ha fatto sfiorare lo sciopero. I lavoratori di Prisa ora temono lo spettro della vendita, di testate, come la radio Cadena Ser, o di intere divisioni editoriali, dato che i vertici hanno fatto capire che intendono “disinvestire”.
Gli avversari de El Mundo – del gruppo Unidad Editorial, controllato da Rizzoli – non se la passano meglio. Proprio da Milano pare sia venuta la pressante richiesta di riduzione dei costi del personale, per trenta milioni di euro l’anno. Il direttore del giornale, Pedro J. Ramirez, ha convocato i sindacati per informarli e chiedere proposte. Intanto, loro hanno tradotto quei trenta milioni in una riduzione del 17% dell’organico: 400 lavoratori, più o meno.
Il catalano Grupo Z, editore fra l’altro de El Periódico, è quello che per ora paga di più la crisi. Per tutto febbraio i lavoratori terranno scioperi e mobilitazioni. Il governo autonomico ha aperto un tavolo di mediazione per un piano che prevede 531 licenziamenti su 2300 lavoratori.
Anche il gruppo basco Vocento, editore tra l’altro dello storico quotidiano conservatore Abc, si presta a licenziare 125 persone del giornale. Mentre sono già in strada gli 83 lavoratori, la maggioranza giornalisti, di Metro, lo storico gratuito internazionale che, travolto dal crollo della pubblicità, ha chiuso le sue edizioni spagnole malgrado 1milione e 800mila lettori quotidiani lo attestassero come quinto quotidiano più letto del paese.
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da Igliff
Ultimo commento:
di Val Tidone il 01/1/70
Il Caso Eluana visto dalla Spagna
L’odissea di Eluana Englaro e della sua famiglia ha avuto una vasta eco in Spagna, dove l’opinione pubblica ha già avuto modo di compiere riflessioni collettive su vicende che riguardano la dignità della vita e della morte.

Si trattava di casi diversi, la richiesta di eutanasia pubblicamente fatta da persone senza prospettive di guarigione. La storia di Ramon Sampedro – diventata il bel film di Alejandro Amenabar, Mar adentro, con la stupenda interpretazione di Javier Bardem – era la richiesta di un tetraplegico che, stanco di vivere costretto a letto da trent’anni, dopo essersi inutilmente rivolto alle istituzioni, l’ha fatta finita da solo. Una richiesta di morte assistita, completamente diversa dalla vicenda Englaro. Come la più recente storia di Madelaine Z., una donna di 67 anni affetta da Sla che, nell’agosto 2007, si è tolta la vita prima che la malattia la portasse all’immobilità assoluta, rendendo pubblica la sua scelta. Nella vicenda Englaro non si tratta di eutanasia, anche se molte testate non colgono la differenza e con quel termine rubricano la vicenda.
La testata più attenta è stata El País, il più importante quotidiano spagnolo. Il corrispondente da Roma, Miguel Mora, ha seguito la vicenda fin dall’inizio e ha pubblicato domenica un’intensa intervista a Beppe Englaro, intitolata «La condanna a vivere senza limiti è peggiore che la condanna a morte», ripresa da tutti i media spagnoli, nella quale il padre di Eluana difendeva il diritto di sua figlia a non essere determinata nella sorte dalla morale della chiesa.
Mora ha anche con chiarezza raccontato l’altro livello della vicenda, l’attacco al Capo dello Stato e alla divisione dei poteri, portato avanti da Berlusconi attraverso l’uso della vicenda Englaro. Nel pezzo dal titolo «Berlusconi si ribella contro tutti i poteri dello Stato di diritto», pubblicato sabato, il corrispondente scrive: «Silvio Berlusconi si è lanciato ieri in una sfida senza precedenti ai poteri della Repubblica italiana, alla massima autorità dello Stato, il Presidente Giorgio Napolitano, alle camere, al potere giudiziario e allo Stato di Diritto, licenziando un decreto legge di urgenza e dopo un progetto di legge».
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