Archivi per gennaio, 2009
Il colosso di Goya non è di Goya
Il Museo del Prado rompe gli indugi: una delle opere più famose, finora attribuite al maestro, non è sua. Tutta la documentazione della ricerca è visionabile sul sito del museo.

Era una delle opere più famose di Goya. Il Colosso che si staglia tra le nubi mentre uomini e animali fuggono nel terrore è stato considerato opera della più alta maturità del maestro.
Nulla di tutto ciò. Nuovi esami, svolti dai ricercatori del Prado in occasione del restauro, raccontano una realtà diversa: non si tratta di un’opera pregevole, bensì di un lavoro di fattura minore con incertezze stilistiche, anche se di indubbià evocatività visionaria – probabilmente l’impianto del quadro è del maestro. Era da qualche anno che venivano sollevati dubbi sull’autore dell’opera e nell’ultima grande esposizione di Goya la tela non c’era. A corroborare le risultanze dell’analisi stilistica e tecnica, anche il metodo di preparazione della tela differisce da quello delle opere certe di Goya, la scoperta di una sigla, “AJ”, probabilmente riferita a Asensio Juliá, il primo aiutante della bottega di Goya.
I particolari dell’investigazione sono stati messi a disposizione di tutti sul sito del Prado a cura del dipartimento ricerche del museo. Appassionati, storici dell’arte, semplici curiosi, possono accedere alla documentazione della ricerca, con ampio corredo di immagini e repertorio di note. In spagnolo.
da Igliff
Pane, burro e street wear a Barcelona
Si apre il Bread&butter 2009, la più grande fiera di moda street wear del mondo, forse l’ultima edizione sotto il Tibidabo.

B&B è l’evento di riferimento per lo street wear, insomma tutta quell’area che va dal denim di base all’abbigliamento sportivo di strada – dall’hip hop agli skaters – fino al cosiddetto urban, che declinato come superior costituisce il picco del lusso nel settore e si permette di sconfinare nel gotic o nel freak andando deciso verso il prêt-à -porter [E se mi sottopongo a questo strazio linguistico lo faccio solo per voi!].
Poi accessori: scarpe, soprattutto, in ogni declinazione sportiva e parasportiva, ma anche stivali e tacchi, e cinte, cappelli, gioie, etc.
Provate a mettere in rapporto questo breve elenco a quanto guardate per strada dandovi un’occhiata intorno e vi potete fare un’idea del giro d’affari di cui stiamo parlando.
Infatti, da Levis a Custo, da Adidas a G-Star, ci sono tutti ma proprio tutti… e spargono per i locali della città party e eventi vari.
Rumori insistenti dicono che questa sarà la quarta e ultima edizione a Barcellona e che dalla prossima si torna a Berlino, forse già dalla prossima estate. Quindi, se siete a Barna, fateci un salto. Fino a venerdì, ma qualche strascico dovrebbe avvenire in forma di party la notte di sabato.
Qui vi scaricate il programma in .pdf.
[foto mia, prove di breakers in Plaça dels Àngels lo scorso agosto]
da Igliff
Una storia fotografico-letteraria del terrore
En pie de foto. Le immagini di 40 anni di terrorismo in Spagna commentate da scrittori, artisti e giornalisti, come Saramago, Fo e Rame, Vargas Llosa, Savater, Semprún. Un percorso grafico-letterario in mostra all’Istituto Cervantes di Roma sino all’8 febbraio.

“Della vittima, di Angel Berazadi, sequestrato dall’Eta, si vedono il corpo, le mani, il viso, gli occhi, e si vede la paura… la follia di una morte inutile. Del suo carnefice si vede solo un braccio, e quel prolungamento artificiale del suo braccio rappresentato dalla pistola. Non si vedono il suo viso, i suoi occhi, e soprattutto non si vede il pensiero di vendetta, di violenza e di morte che nuota nella sua mente… la follia di una morte inutile.”
Così Dario fo e Franca Rame commentano l’immagine dell’industriale basco Àngel Berazadi, sequestrato e assasinato dall’Eta nell’agosto ‘76.
Testo e foto sono nella mostra internazionale grafico-letteraria “En pie de foto” che presenta una trentina di immagini sul terrorismo in Spagna, tratte dagli archivi fotografici delle principali testate e agenzie di stampa spagnole.
Negli ultimi 40 anni sono oltre 1000 le vittime mortali dei terrorismi – indipendentista, politico di destra e di sinistra e islamico – che hanno insanguinato la Spagna. Poi ci sono migliaia di feriti, rimasti invalidi o guariti in varia misura dalle ferite fisiche, chissà se da quelle morali. E ancora decine di migliaia di esuli, che hanno dovuto abbandonare la propria terra perché potenziali vittime di violenti che non la pensano come loro.
Tutto questo ci viene raccontato da un’esposizione di foto, commentate da scrittori, come Mario Vargas Llosa, José Saramago, Angeles Mastretta, Antonio Munos Molina, Javier Marias, Rosa Montero, Fernando Savater, e dai direttori dei più importanti giornali europei.
E dal docufilm di Iñaki Arteta, L’inferno basco (v.o. – 105’), girato tra il 2005 e il 2008, che raccoglie le testimonianze di alcune tra le 20mila persone che per poter salvare la propria vita hanno dovuto scegliere l’esilio: esiliati baschi spagnoli in terra di Spagna. Un’anteprima italiana che viene proiettata a ciclo continuo dei locali dell’esposizione.
La mostra, promossa dalla Fundación Miguel Angel Blanco, dalla Fundación de VÃctimas del Terrorismo e dall’Istituto Cervantes di Roma, vuole essere un omaggio alle vittime del terrorismo ma anche una denuncia dell’ideologia che “nutre” il terrorismo, rappresentandone l’impatto reale sulla vita delle comunità , oltre ogni fascinazione ideologica e letteraria, proprio attraverso il mezzo letterario che commenta le immagini straordinarie e terribili degli scenari della guerra terrorista.
Una bella galleria di testi e immagini della mostra la trovate qui su la Repubblica.
Roma, galleria dell’Istituto Cervantes (piazza Navona, 91), dal 16 gennaio all’8 febbraio, Ma-Do, h. 16-21, ingresso libero.
[foto: Efe, San Sebastià n, 17/8/76, l'industriale Àngel Berazadi, sequestrato e assasinato dall'Eta]
da Igliff
Il piano anticrisi corre sul web
La crisi c’è e il governo Zapatero apre un sito dedicato alle misure approntate dall’esecutivo. Parte il Piano E, come España, con tanto di videomessaggio presidenziale.

Dopo aver sparso ottimismo – guadagnandosi critiche pressoché unanimi per aver nascosto la testa sotto la sabbia davanti alla prima vera crisi economica dell’era globale – Zapatero vuol recuperare il tempo perduto. Riconosce la gravità della situazione e vara una grande campagna di comunicazione politica basata sulle misure anticrisi.
Lo strumento principe è un sito web dedicato ai cinque ambiti di intervento in cui è suddiviso il piano: famiglia, impresa, impiego, finanza, modernizzazione dell’economia.
Nel suo intervento filmato Zapatero avverte che «tutti dovremo fare sforzi e sacrifici», spiegando che la priorità è la lotta alla disoccupazione, promettendo che il governo dedicherà tutte le sue energie a combattere la crisi. Esprime fiducia nelle capacità della Spagna di affrontare la sfida e uscirne rafforzata e ringrazia lavoratori, sindacati e imprese «per la loro volontà di contribuire responsabilmente al dialogo sociale».
Nel video, Zapatero spiega le misure che il govero adotterà nei prossimi mesi, gli aiuti per i mantenimento dei livelli occupazionali nelle piccole e medie imprese e si impegna a incrementare le politiche sociali.
Spesso, aggiunge, molte persone non accedono agli aiuti perché non li conoscono: per questo il sito, che illustra nei particolari tutte le 82 misure prese dal governo e fornisce indirizzi, contatti mail e numeri telefonici degli uffici a cui i cittadini possono rivolgersi. Ogni asse del Piano E ha il suo spazio web al quale si accede dall’home di PlanE, con testi nelle lingie ufficiali: spagnolo, catalano, galiziano e basco, oltre che in inglese.
da Igliff






