elezioni

Zapatero al contrattacco

La corsa alle elezioni del 9 marzo è già cominciata e per il Psoe
il voto si prospetta meno roseo di quanto pareva solo pochi mesi fa. Per fortuna ci sono i nemici, però, e Zapatero si muove per volgere a suo vantaggio l’attitudine guerriera della Chiesa spagnola
.

Dopo le cifre dell’economia, che rallenta malgrado il presunto sorpasso del Pil procapite sull’Italia, l’ultimo numero malo viene dai sondaggi, concordi nel dare un vantaggio ai socialisti di soli 2-3 punti sui popolari di Mariano Rajoy.
Ossigeno per la sbiadita campagna del Pp.

Pare difficile però che una strategia incentrata sulla mancanza di proposta politica e sul gioco di interdizione – no a tutto, ma in particolare al tentativo di trovare una soluzione attraverso il dialogo per il dramma del terrorismo basco – che ha portato il Pp all’isolamento e alla marginalizazzione dal dibattito politico, possa essere premiata da difficoltà che non invalidano nel complesso il discreto bilancio dei quattro anni di governo.

Ma Zapatero, che sa quanto prendere l’iniziativa sia premiante in politica, ha repentinamente cambiato la sua strategia.

Finora la campagna del Psoe era improntata alla tranquillità, le cose fatte e il compimento degli impegni presi, dalla ritirata delle truppe dall’Iraq alla riforma degli Statuti autonomici, dalla riforma del matrimonio alle politiche sociali (aiuti per la casa ai giovani, Ley de dependencia per favorire l’assistenza dei famigliari a anziani e malati, rialzo del salario minimo, riforma dei contratti temporanei di lavoro).

Adesso il tono cambia e il Psoe muove all’attacco della reale opposizione politica del Paese, la Chiesa spagnola.

La Conferenza episcopale spagnola (Cee), in barba alla presidenza moderata di Blazquez, fa politica attiva con le manifestazioni e diffondendo dalle onde della Cope, la Radio dei vescovi, con toni truculenti, l’allarme per la presunta “deriva laicista” della Spagna e il disfacimento dell’Unità nazionale e tuonando contro la riforma del matrimonio, l’introduzione dell’educazione civica nei corsi scolastici, la nuova procedura rapida di divorzio.

L’attacco del Psoe è partito da Roma, a cura dell’ambasciatore spagnolo in Vaticano, Francisco Vázquez, con una intervista pubblicata venerdì da El País a firma del notista politico Luís Rodríguez Aizpolea.

Vázquez attacca frontalmente i cardinali Antonio María Rouco Varela, ex presidente della Cee, e l’Arcivescovo di Valencia, Agustín García-Gasco accusandoli di aver convertito El Dia de la Familia del 30 dicembre a Madrid in un meeting politico contro il governo.

Dal Palco di Madrid i prelati hanno accusato il governo, rispettivamente di «fare marcia indietro sul rispetto dei diritti umani», relativamente alla riforma del divorzio, e di «dissolvere la democrazia». Una posizione mai presa dalla transizione.

Vázquez, storico dirigente socialista cattolico, nominato tre anni fa ambasciatore in Vaticano si adopera da allora, assieme alla vicepresidente del governo María Teresa Fernández de la Vega, a rasserenare i rapporti tra Roma e Madrid.

Per l’ambasciatore, al quale oltretevere avevano assicurato che la manfestazione non avrebbe sconfinato dai consueti toni rivendicativi, i discorsi dei prelati «comportano una marcia indietro della Chiesa spagnola». Vázquez ha riferito che le parole usate hanno causato «sorpresa e disgusto» nella Santa Sede, che aveva benedetto il raduno con un intervento in diretta da piazza San Pietro del Papa, aggiungendo che «deve avvenire una reazione dentro la stessa Chiesa».

Alzando i toni contro la Cee Zapatero intende difendersi dagli attacchi della Chiesa spagnola, che peraltro ha ricevuto da questo governo quanto mai avevano concesso i precedenti esecutivi socialisti e popolari.

Ma, inserita nella corsa elettorale, la mossa ha probabilmente lo scopo di mobilitare l’elettorato propenso all’astensione, maggioritariamente di sinistra.

Quegli stessi elettori che, motivati dall’omaggio civile alle vittime delle stragi di Madrid dell’11 marzo 2004 e dalla reazione alle menzogne del governo Aznar sui reali autori degli attentati, andarono in massa alle urne portandolo alla vittoria.

[immagine di Enrique Fárez (RED), via Flickr]

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