4 – Politiche sociali, temi etici e immigrazione
Estensione del welfare, parità tra uomo e donna, legge contro la violenza di genere, matrimonio tra individui dello stesso sesso, ricerca scientifica e fecondazione assistita, miglioramento dell’offerta scolastica e sanitaria pubblica, sono i cavalli di battaglia del primo governo Zapatero – e in parte motivo di reazioni belligeranti da parte della Chiesa.
Dopo aver bloccato durante la scorsa legislatura la discussione in parlamento di una legge sull’aborto, che pure era nel programma elettorale, che finalmente indichi una periodo entro il quale la gravidanza possa essere interrotta senza che la donna debba dare spiegazioni (ora è possibile solo per motivi sanitari o pericolo per la salute della madre: quindi il ricorso a forzature da parte dei medici prescrittori e la possibilità per poliziotti o operatori sanitari antiabortisti di far partire indegne cacce alle streghe) adesso il congresso ha riportato la questione in prima fila. E lo stesso dicasi per la morte assistita e per l’eutanasia. Sono questioni importanti per la società spagnola. Zapatero le aveva evitate, dicendo che non c’era sensibilità sociale ma il motivo era non aprire altri fronti con la Chiesa. Nessuna traccia, invece – qui veramente la società spagnola è insensibile – della questione della malattia mentale, ancora affrontata, nella moderna Spagna, con manicomi e galere.
La Spagna, come l’Italia, è una delle porte di accesso alla fortezza europea dei popoli affamati del mondo. Quello spagnolo continua a essere uno dei più validi modelli di integrazione che ci siano in Europa, con grandi numeri, ridotta clandestinità dovuta a politiche di emersione e accoglienza, sostanziale assenza di gravi tensioni sociali e una classe politica che, con le dovute eccezioni, ha un approccio al tema molto più responsabile di quello, gravemente colpevole, dei nostri politici (e operatori dell’informazione). Poi, a differenza che da noi, le campagne elettorali non sono permanenti: arrivano ogni quattro anni e poi finiscono e si ricomincia a fare sul serio. Il nuovo ministro del lavoro e immigrazione, celestino Corbacho ha annunciato una stretta, che i commentatori politici hanno bollato come cedimento alle istanze della destra. L’impressione è che il governo voglia agire prima che la crisi economica determini tensioni sociali.
Le politiche sull’immigrazione si confrontano con la crisi economica – il progetto di finanziamento per i lavoratori stranieri che vogliano tornare nel proprio paese – e con la politica di estensioni dei diritti – la proposta di diritto di voto nelle elezioni amministrative – confermando la Spagna come importante laboratorio delle politiche sull’immigrazione.
da Igliff
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