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Il misterioso caso del gourmet scomparso

Era impegnato in un viaggio intorno al mondo le cui tappe erano rappresentate dai ristoranti con tre stelle nella Guida Michelin, Pascal Henry, 46enne di Ginevra. La sera del 12 giugno uscendo dal ristorante El Bulli, a Roses, Girona, scompare senza lasciare traccia.

Il prestigioso locale di Ferran Andrià era la 40esima delle 68 tappe del lussuoso viaggio gastronomico di questo gourmet ginevrino che lavora nel campo delle consegne di documenti. Dopo aver cenato, parlato col personale e fatto autografare il menú, Henry ha lasciato il locale per andare un momento alla macchina a prendere dei biglietti da visita. Da quel momento non si è più avuta di lui nessuna notizia.

Quasi un incipit di un racconto di Carvalho. Un copione ghiotto, perfetto per la calura estiva, che pare cucinato da Manuel Vázquez Montalbán.
Il giro dei gourmet che spendono cifre immense per pranzare nei migliori ristoranti prenotando mesi prima, lo sforzo organizzativo necessario alla realizzazione di un Giro del mondo in 68 tre stelle Michelin, le interviste agli chef e ai maître che gli avevano parlato nelle tappe precedenti, le dichiarazioni dei vicini: «Discreto, simpatico, bravo in cucina, sempre fuori per lavoro».
Per i giornalisti, la storia perfetta.

Proprio ieri, le televisioni rimandavano le immagini dei 30 Mossos d’Esquadra (la polizia autonomica catalana) impegnati a rastrellare gli immediati dintorni de El Bulli.
La suspence aumenta, i cani annusano i cespugli, un elicottero volteggia sull’area. Cercheranno il corpo?

Ma a Ginevra, la polizia locale ha seguito le tracce dei bancomat e delle carte di credito di Henry, comprovando come fossero state usate con regolarità nel tragitto dalla Catalogna a Ginevra. Proprio qui, la telecamera di una banca lo ha ripreso mentre ritirava contante: rilassato, senza fretta, nulla che facesse pensare a una sparizione involontaria.

L’ufficio stampa della polizia ginevrina è avaro di notizie con la stampa internazionale. Se un cittadino si allontana volontariamente, dicono, una volta appurato che si trova in salute e padrone di sé la cosa non li riguarda e non riguarda la stampa.

Tutti i rappresentanti del mondo dell’alta gastronomia interpellati si sono detti molto sollevati di sapere che il gourmet svizzero stia bene. Il direttore de El Bulli, Jordi Soler, ha dichiarato: «Ero personalmente angosciato. Che stesse in Svizzera, alle Hawai o a Cadice era lo stesso, purché riapparisse sano e salvo». Il locale gli ha comunque abbonato il conto non pagato.

Se solo avessero avvertito prima i Mossos

[foto: 1) El Bulli, di docublog12, via Flickr; 2) Henry con lo chef Paul Bocuse, via El Mundo; 3) Mossos all'opera nei dintorni de El Bulli, via El País]

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ago  08
8
alle 02:10
da Igliff


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