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Rimpasto elettorale per il governo Zapatero.

Sanidad, Administraciones Públicas, Cultura y Vivienda: si cambia!
Con un poeta, uno scienziato, una giovane giornalista già elevata agli altari delle alte cariche istituzionali e un avvicendamento, José Luis Rodríguez Zapatero, a otto mesi dalle elezioni generali, cambia quattro ministeri e mette a punto la macchina dell’esecutivo per la contesa elettorale.

Così Elena Salgado lascia la Sanità per prendere il posto di Jordi Sevilla nell’importante ministero della Pubblica Amministrazione, competente per le politiche autonomiche.
Una ministra capace che, con le leggi contro la diffusione di tabacco e alcolici, pesantemente boicottate dall’opposizione dei popolari, s’era messa in rotta di collisione coi settori industriali interessati. Sevilla resta per ora in disparte ma, per una delle menti teoriche del Socialismo ciudadano, anche se il suo astro parrebbe in discesa, si prepara una candidatura di ferro o un importante incarico nel partito.

Alla Sanità arriva Bernat Soria, rinomato ricercatore scientifico, internazionalmente riconosciuto per il suo lavoro nel campo della ricerca sulle cellule staminali applicata alla cura del diabete.

Carmen Chacón prende il posto di María Antonia Trujillo al ministero della Casa. Pupilla di Zapatero, che l’ha candidata alla camera per Barcellona e nominata poi, a 33 anni, vicepresidente del Congresso dei Deputati, prende il posto dell’anello debole dell’esecutivo. Trujillo, priva di competenze reali, in mano ai governi autonomici, e alle prese con uno dei problemi più sentiti in Spagna, soprattutto dai giovani – serbatoio elettorale di Zapatero – non ha mai ottenuto il gradimento dell’opinione pubblica. Al suo attivo il recente varo della Ley del Suelo, che dovrebbe frenare la speculazione edilizia, causa di corruzione e distruzione di suoli e coste spagnoli.

Infine, prestigiosa nomina al ministero della Cultura del poeta e direttore dell’Istituto Cervantes, César Antonio Molina. Prende il posto di Carmen Calvo che si era inimicata parte del settore cinetelevisivo con la nuova Ley de Cine e era poco amata dalla stampa, che dovrebbe invece rispettare l’autorevolezza di Molina.

Un rimpasto elettorale, dunque. Spostando dai riflettori ministri scomodi e mettendo da parte i punti deboli. Mentre la nomina della Chacón punta a ritrovare il consenso su un tema sensibile per i giovani, le cui motivazioni per andare a votare devono essere sempre sollecitate.

Continua così la campagna di Zapatero verso le elezioni, dopo il Debate sobre el Estado de la Nación nel quale tre giorni fa aveva stracciato il segretario del Partido Popular e prossimo avversario, Mariano Rajoy. Con decisione inusitata, attirandosi anche critiche di verticismo per aver annunciato, senza consultazione previa del Parlamento, un assegno di 2.500 euro per ogni nuovo nato.

Un rimpasto che è anche il segno della forza di Zapatero. Le ultime amministrative, a parte la batosta di Madrid, hanno costituito l’avallo da parte degli elettori della sua politica.
Malgrado le faide interne (il tentativo di formare liste elettorali di area socialista contro le politiche antiterrorista e territoriale) e l’opposizione feroce del Pp, il segnale è stato chiaro: il fallimento del Processo di pace e le difficoltà nelle riforme degli Statuti autonomici, per gli elettori, non sono imputabili a Zapatero.

[nella foto EFE pubblicata da El País, in senso orario: Chacón, Soria, Salgado, Molina]

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lug  07
7
alle 01:41
da Igliff


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