«Son malato d’Eisenhower!»
A Pascual Maragall è stato diagnostico l’Alzheimer. E lui, il politico più incontrollabile di Spagna, lo annuncia e ci scherza su. Commuovendo amici e nemici.

Ma si è mai vista una conferenza stampa in cui i giornalisti hanno il groppo in gola e gli occhi lucidi e l’intervistato ride e scherza?
Così è andata quella in cui Maragall ha annunciato la sua malattia, ce l’ha raccontata benissimo su Repubblica di ieri Conchita De Gregorio.
Maragall è il padre di Barcelona così come la conosciamo oggi, uno dei politici più importanti, amati e odiati, della Spagna democratica. Il che gli permette di dire che è fortunato, perché «Quando mi perderò per i vicoli di Barcellona, qualcuno che mi riconosce e mi riporta a casa ci sarà sempre».
Abile, colto, anticonformista, profondamente catalano (è il nipote del grande poeta Joan Maragall) ultimamente non ha rinnovato la tessera del Psoe e tifava per il Partito democratico all’italiana.
Qui un’intervista a Europa e Coseiberiche, che ha suscitato scalpore in patria, nella quale parla di Statuto catalano, Pd e varie.
A differenza di Reagan o di Adolfo Suárez a lui la malattia è stata diagnosticata presto (66 anni), quando non ha nessuna intenzione di lasciare le scene anche se ha abbandonato la prima linea. Rumori lo davano in predicato di diventare ambasciatore a Roma, anche se il raffreddarsi dei rapporti con Zapatero aveva allontanato l’ipotesi.
Davanti alla malattia ha ancora una volta spiazzato tutti. Coraggioso e intelligente, come sempre.
[foto TEJEDERAS via El PaÃs, Maragall davanti all'Hospital de la Pau di Barcelona, dopo aver appreso la diagnosi]
da Igliff
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