11 marzo

Il giorno del giudizio

Sulle bombe che a Madrid uccisero 191 persone l’11 marzo del 2004 è arrivata la sentenza del tribunale. Tutti colpevoli gli accusati, tranne el egipcio, colui che era considerato il cervello dell’operazione e che era stato estradato dall’Italia. Sembrerà incredibile ma, in Spagna, la notizia è che la sentenza smonta le teorie della cospirazione.

Mentre tutto il mondo non ha avuto dubbi sulla matrice islamista dell’attentato, in Spagna ci si è accaniti con teorie cospiratorie che volevano le stragi prima di mano dell’Eta, poi come complotto teso a scacciare il Partido Popular dal potere. Una grande macchinazione costata 191 vite fatta per mettere a sedere Zapatero alla Moncloa!

Fa ridere? Eppure è quanto grandi testate – El Mundo, proprietà della Rizzoli, La Cope, la radio della Conferenza episcopale – esponenti politici e associazioni – Peones negros, Avt – hanno apertamente detto e tentato di dimostrare in questi anni.

Un frutto avvelenato delle menzogne raccontate immediatamente dopo le esplosioni dal governo Aznar che ha tentato di far credere agli spagnoli che le stragi fossero basche, in un disperato tentativo di sovvertire quello che ormai si avviava a essere il risultato delle elezioni che si sarebbero tenute di lì a tre giorni: la perdita del governo [la copertina de El País del giorno delle bombe è frutto delle rassicurazioni che Aznar in persona fece ai direttori dei giornali; solo il giorno dopo si citano fonti riservate che indicano che le indagini puntano a Al Qaeda, mentre il governo continua a accusare l'Eta]. Ma non avevano calcolato che oggi gli orizzonti sono più ampi, c’è internet e, mentre il governo continuava a mentire, ogni spagnolo poteva attingere alle principali testate internazionali direttamente da casa sua.

Da allora il fango della disinformazione, e la teoria della cospirazione, si è sparso ovunque, fregandosene di morti, sopravvissuti e senso della realtà. E non basterà questa sentenza a far tacere tutti.
E il Pp, nutritosi delle sue stesse bugie, non riesce ancora ad accettare il verdetto delle urne e a tornare a fare politica, lasciando il campo agli altri partiti.

Intanto però, questa sentenza ci dice di uno Stato che in quattro anni istruisce e conclude il giudizio per la più grande strage mai avvenuta in Europa, con serietà e autorevolezza, disvelando i meccanismi di approvigionamento degli esplosivi, svelando complicità e emettendo condanne certe a colpevoli presenti in aula.

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nov  07
2
alle 10:57
da Igliff


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