Barcellona al buio
Un Blackout colpisce la capitale catalana. L’apagón blocca treni, metro, ospedali e costringe molti negozi alla chiusura nel pieno dei saldi. Traffico impazzito fino a tarda notte per i semafori spenti. Caceroladas di protesta dei cittadini. Polemiche politiche.
(da Barcelona)
Alle 10.45 di lunedì la caduta di un cavo di distribuzione genera una serie di incidenti a catena che interrompono la somministrazione di elettricità in buona parte della città . L’ultimo tassello del domino è una serie di esplosioni che generano un furioso incendio in una stazione di distribuzione elettrica sotterranea situata sotto il Paseo Maragall, nel pieno centro cittadino. Poi, una tranquilla giornata di delirio.

L’interruzione è durata alcuni minuti in certe zone, mentre 110mila utenze sono rimaste al buio tutta la notte. Secondo i tecnici occorreranno settimane prima che la situazione torni alla normalità . Ancora stamane 80mila tra case e negozi non avevano elettricità mentre il governo catalano e il comune hanno chiesto d’urgenza generatori elettrici all’esercito per tamponare le falle: per i tecnici almeno 30mila utenze passeranno la seconda notte al buio.
Un apagón a pelle di leopardo che ha colpito soprattutto le zone dello shopping, costretto migliaia di impiegati a abbandonare i posti di lavoro, reso dei forni gli uffici nei moderni palazzi di vetro, bloccato ospedali che hanno chiuso le sale operatorie, fatto funzionare per ore a singhiozzo la rete di telefonia mobile (Telefónica ha interrotto del tutto il servizio per lo spegnimento di 180 cellule).
I trasporti della Generalitat fermi (Metro, tranvia e Ferrocaril de Cercanias) mentre la Renfe proseguiva il servizio. Convogli bloccati nei tunnel, persone negli ascensori ma, per fortuna, nessun ferito o incidente di rilievo (la polizia aveva mandato duecento pattuglie nelle strade nel timore che i negozi dalle serrande bloccate potessero essere saccheggiati nella notte). Le ripercussioni più evidenti sul traffico, con 23mila semafori fuori servizio e un caos che è durato fino a tarda notte.
Un brutto colpo all’immagine per Fecsa-Endesa, il gestore della rete catalana, e Red Eléctrica, l’azienda a partecipazione pubblica che gestisce la rete nazionale.
Spiegazioni insufficienti, “il caso…”, e imbarazzi non hanno nascosto quelli che tutti indicano come i reali motivi dell’apagón: la fragilità della rete per la mancanza di investimenti strutturali. Suona a beffa che da poco si siano spesi 1.700 milioni di euri proprio per evitare incidenti di questo tipo.
Generalitat catalana e Ayuntamento de Barcelona hanno aperto delle inchieste sui fatti e i clienti si apprestano a richiedere risarcimenti milionari. Mentre nella notte di ieri per la città si udivano gli echi delle caceroladas, le manifestazioni di protesta fatte percuotendo coperchi e pentole (cacerolas), oggi i giornali attaccano le compagnie elettriche e pubblicano titoli come “Intollerabile“. E ricordano che Catalunya paga il 25% della bolletta elettrica nazionale a fronte di una spesa del 15% negli interventi strutturali. Perché il discorso nazionalista paga sempre, in politica e nel giornalismo.
Il nodo energetico torna con prepotenza in Spagna dopo il caso Enel-Endesa. Con un settore che non riesce a stare dietro alla domanda e necessita di grandi risorse infrastrutturali. Uno dei principali produttori di energie rinnovabili del continente, alla ricerca di una nuova politica dell’energia, deve affrontare la crisi della rete tradizionale. E farlo in fretta.
[nella foto EFE/Albert Olivé, pattuglie che regolano il traffico nella zona di Eixample, via elmundo.es]
da Igliff
Ultimo commento:
di Tanoka il 01/1/70
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luglio 24th, 2007 at 16:05
Ma allora non succedono solo in italia queste cose (notare la scelta del minuscolo)
Hai capito gli ineccepibili spagnoli…..
luglio 24th, 2007 at 18:14
SÃ, anch’io sono stupito da questo crack energetico della Ciutat. Mi stupisce soprattutto leggere QUANTE cose siano andate in tilt per un incidente prevedibile.
Poi personalmente ho vissuto 4 anni nell’Eixample e vederli uscire di casa per fare la cacerolada mi fa davvero sorridere. Protestavano perché non potevano usare l’ultimo gingillo elettronico appena acquistato?
Me li immagino mentre speculano sulla possibilitá che sia un complotto di Madrid. Hai detto bene, ogni scusa é buona per il discorso nazionalista. E quello catalano ha sempre radici perlomeno discutibili.
Grazie per il riassunto preciso della situazione.